«Sei troppo lento a lavorare» e lo massacrano: ennesimo caso di caporalato in Maremma
Oltre alle minacce, ai turni massacranti e alle paghe da fame, venivano intimoriti anche i parenti dei lavoratori con immagini con fucili d’assalto su WhatsApp. Lunedì l’udienza preliminare
GROSSETO. Sembra l’Alabama di metà ’800 ma invece sono i campi della Maremma nel 2022. Lunedì mattina – 16 febbraio – si aprirà l’udienza preliminare al tribunale di Grosseto per un ennesimo caso di caporalato, avvenuto nel 2022.
Il caso è seguito dalla Flai-Cgil, con il supporto dell’avvocato Carlo De Martis. Le vittime sono diversi lavoratori pakistani, che denunciano un complesso sistema di sfruttamento di lavoro: 15 ore di lavoro al giorno, sette giorni su sette, con una paga da 5 euro l’ora in nero, condizioni di sovraffollamento abitativo, nessuna tutela legale e sanitaria.
La denuncia è partita da un singolo agricoltore, a seguito di un pestaggio da parte di più persone perché “era troppo lento a lavorare”. Da questo singolo episodio altri lavoratori hanno trovato il coraggio di denunciare un sistema criminale di reclutamento di lavoratori pakistani in stato di bisogno e letteralmente fondato sul terrore.
Oltre alle minacce sul posto di lavoro i caporali, anch’essi originari del Pakistan, intimorivano i parenti inviando immagini con fucili d’assalto via WhatsApp.
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=6440b47)