Serie A
Maremma, la rivoluzione dell’olio: come la “superintensiva” sta cambiando paesaggio e mercato toscano
L’olivicoltura superintensiva in provincia di Grosseto rappresenta in termini di tecnica colturale il futuro del comparto agricolo olivicolo
GROSSETO. Avanza a rullo di tamburo l’olivicoltura superintensiva in provincia di Grosseto. Dove, oramai è chiaro, rappresenta in termini di tecnica colturale il futuro del comparto agricolo olivicolo. A dimostrarlo i 3.000 ettari di oliveti superintensivi già impiantati in pochi anni, su un totale di circa 22mila coltivati a olivo, prevalentemente con colture a “sesti” tradizionali.
La nuova acquisizione di ArteOlio
Stavolta, l’incremento delle superfici da destinare alla produzione di olio extravergine di oliva è dovuto ad una nuova acquisizione della società ArteOlio. Che nel 2019 è sbarcata per prima in provincia con un ambizioso progetto per l’impianto di 700 ettari di oliveti super intensivi nelle campagne a nord del capoluogo, investendo circa 40 milioni di euro. La società – controllata dalla holding di private equity milanese Verteq Capital, guidata da Ennio Valerio Boccardi – ha infatti recentemente acquistato altri 110 ettari di terreni dislocati nella pianura tra Gavorrano e Castiglione della Pescaia.
Un nuovo impianto superintensivo biologico
«Questa volta – spiega Riccardo Schiatti, amministratore delegato di Arte Olio – ci siamo dati l’obiettivo di realizzare un impianto superintensivo a conduzione biologica, per completare la gamma dell’offerta dei nostri olii extravergini d’oliva certificati olio italiano. Secondo il cronoprogramma che ci siamo dati, inizieremo a lavorare i terreni ed a mettere a dimora le piantine d’olivo tra la fine della prossima estate e settembre. Poi ci vorranno circa quattro anni per avere una produzione a pieno regime. In questa fase, stiamo valutando le tipologie di cultivar da utilizzare».
Le varietà già utilizzate da ArteOlio
Negli impianti che ha già realizzato tra Grosseto, Gavorrano, Roccastrada e Castiglione della Pescaia, la società agricola ha utilizzato prevalentemente le varietà Arbosana, Lecciana e Arbequina selezionate dai vivai iberici Agromillora, e in misura minore le autoctone Leccio del Corno e Maurino Vittoria.
ArteOlio come società agricola e benefit
ArteOlio è dal 2023 società agricola e società benefit che produce in Toscana olio extravergine di oliva certificato italiano di qualità superiore. Con l’obiettivo di portare a termine quest’ultima acquisizione ha perfezionato un «aumento di capitale da 3 milioni di euro per contribuire al finanziamento dell’acquisto della nuova proprietà e della piantumazione dell’oliveto moderno e sostenibile. L’estensione del progetto è finanziata in parte anche con risorse a fondo perduto e di credito agevolato ottenute grazie ai “contratti di filiera” con Masaf».
Investimenti complessivi e obiettivi produttivi
Complessivamente l’operazione di private equity ha consentito di «investire risorse per oltre 45 milioni di euro, inclusi finanziamenti bancari erogati dai principali istituti nazionali e locali: Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Bper Banca, Banca Tema, Iccrea Banca e Chianti Banca. «L’estensione complessiva del progetto raggiunge oggi gli 800 ettari, con una produzione attesa a regime di oltre 1,2 milioni di litri di olio Evo». Un progetto che chiude l’intera filiera con il grande frantoio realizzato nell’area produttiva Madonnino2, e con la strategia di commercializzazione del prodotto completamente in mano alla società.
L’impatto sul comparto olivicolo grossetano
L’arrivo oramai sei anni fa di ArteOlio in Maremma coi suoi massicci investimenti, ha prodotto un terremoto nel comparto olivicolo grossetano, dove tradizionalmente viene prodotto e imbottigliato circa il 50% dell’olio evo Igp Toscano. Attirando l’attenzione anche dei produttori toscani.
Le preoccupazioni dei produttori tradizionali
Il timore diffuso, infatti, è che l’elevata produttività degli olivi superintensivi – caratterizzati dalla coltivazione “a spalliera”, particolarmente adatta alla raccolta meccanica con le “scavallatrici”– finisca per mettere all’angolo l’olivicoltura tradizionale, che ha una densità di 2-300 piante a ettaro ed è molto meno produttiva. La preoccupazione maggiore riguarda il livello dei prezzi: l’olio da colture superintensive, infatti, potrebbe essere venduto a prezzi più bassi dell’Igp Toscano. I fautori del superintensivo, invece, sostengono che Igp Toscano ed olio Italiano hanno due mercati diversi che possono convivere.
