Il Tirreno

Grosseto

L'intervista

Tommaso Ottomano, dal paesino toscano a star con Lucio Corsi: «“Volevo essere un duro?” La gente aveva bisogno di quella canzone»

di Ivana Agostini

	Tommaso Ottomano con l’amico fraterno Lucio Corsi
Tommaso Ottomano con l’amico fraterno Lucio Corsi

L’artista di Porto Ercole, completo e raffinato, è cresciuto con il cantante grossetano e tra i due c’è un rapporto di amicizia: «I miei genitori sono stati il mio unico colpo di fortuna, mi hanno sempre spronato e assecondato. Il mio sogno? Fare il regista»

4 MINUTI DI LETTURA





PORTO ERCOLE. Musicista, sound designer e regista. Da tempo ha stretto un sodalizio con uno degli artisti più acclamati del momento: Lucio Corsi al quale è legato da fraterna amicizia. Lui è Tommaso Ottomano che con Corsi è cresciuto condividendo la stessa passione per la musica. Tommaso aveva già chiaro il valore di Lucio anche prima che “arrivasse” al grande pubblico e sul palco di Sanremo con la canzone “Volevo essere un duro”, che rappresenterà l’Italia all’Eurovision. Tommaso sarà su quel palco ad affiancare Lucio. Tommaso ha collaborato con Jovanotti, Chiello e Baustelle. Ha vinto due volte il premio come “Regista dell’anno” ai videoclip Music Awards, ha girato video per i Maneskin. È autore e regista di campagne pubblicitarie per grandi nomi della moda come Gucci, Prada, Armani, Cavalli e Versace, per citarne alcuni. È diventato un grande nome nel panorama musicale. Partendo da Porto Ercole.

Tommaso, come nasce la sua passione per la musica e per la regia?

«Sono nato 34 anni fa a Porto Ercole, un paese dove non c’erano molte cose da fare. La mia vita è cambiata quando un giorno ho preso in mano la chitarra di un amico del mio babbo. Da quel momento ha preso una nuova direzione e ho scoperto di essere un creativo. Ho iniziato a suonare la chitarra e a cantare. I video sono arrivati dopo. Ho formato la mia band Blind fool Love e c’era necessità di fare video e foto per farci conoscere. A Porto Ercole non c’era nemmeno il fotografo e così ho iniziato a fare tutto io. Dapprima sono diventato il fotografo della band e poi sono passato ai video».

La famiglia l’ha mai ostacolata?

«I miei genitori sono stati il mio unico colpo di fortuna. Tutto il resto me lo sono guadagnato lavorando e non credo che dipenda dalla fortuna. Loro mi hanno sempre assecondato e spronato. Mio padre è un falegname. Ho molto rispetto per il suo lavoro ma non mi vedevo a fare il falegname a Porto Ercole e poi anche lui ha un animo creativo visto che ha inventato una festa particolare (il padre di Tommaso Ottomano è Antonio Sabatini mente della Notte dei Pirati, ndc). Alle superiori ho scelto l’istituto per geometri ma l’ho lasciato dopo un anno e ho scelto il professionale turistico. Non avevo molta voglia di studiare perché non volevo togliere tempo alla musica. Anche in questo i miei genitori sono stati comprensivi, hanno capito quando ho detto che sarei andato a Milano e che se fossi rimasto a Porto Ercole non avrei potuto fare quello che avrei voluto nella musica e nella regia. Milano mi ha aperto un mondo di possibilità anche se quando sono arrivato non conoscevo nessuno. Avevo voglia di fare e questo è stato importante. Credevo in quello che volevo fare e questo è stato fondamentale».

Com’è iniziata la collaborazione con Lucio Corsi?

«Conosco Lucio da sempre. Collaboriamo da tempo, anche da prima che scoppiasse il grande successo. Anche prima di “Volevo essere un duro” abbiamo fatto cose molto interessanti, Lucio è un artista molto interessante e lo è a prescindere dal successo che ha avuto a Sanremo, lo era anche quando non se lo “filava” nessuno. Credo che il segreto di quel brano sia stato che le persone avevano bisogno di quella canzone, di quelle parole. Tutti abbiamo le nostre fragilità e un messaggio che invita a non nasconderle forse era necessario. Non c’è niente di costruito, Lucio è reale. Forse è questo che è piaciuto molto. La canzone che abbiamo scritto racconta la storia di tutti».

Il suo è un “cognome” d’arte, da dove deriva?

«Tommaso Sabatini non mi sembrava adatto. Una sera ho preso il libro dei cognomi e mi sono messo a leggere. Ottomano mi è piaciuto e l’ho scelto. Esiste davvero. Alcuni mi scrivono chiedendo se siamo parenti ma non lo siamo».

Ha un sogno nel cassetto?

«È il cinema. Lì voglio arrivare. Non ho idoli ma è un mondo che mi ha sempre affascinato».
 

La cronaca
L’incidente

Elba, morto a 48 anni nello schianto in moto: Andrea stava andando al lavoro. La prima dinamica

di Manolo Morandini
Sani e Belli