Grosseto, aggressioni e liti: locale chiuso per sette giorni
Il provvedimento del questore dopo gli esposti dei residenti e i controlli delle forze dell’ordine. Il titolare: «Farò ricorso»
GROSSETO. Aggressioni e liti, avvenute di recente – secondo la questura di Grosseto – non solo all’esterno, ma anche all’interno del locale Faq in via Legnano, e che hanno coinvolto sia minori, sia pregiudicati. Ecco perché la divisione polizia amministrativa e sociale della questura ieri pomeriggio ha deciso di chiudere per sette giorni l’esercizio pubblico in questione. In pratica da ieri e fino al prossimo 7 aprile, lunedì.
La decisione è arrivata dopo le segnalazioni derivate dalle attività di controllo messe in atto congiuntamente dalla questura e dalla polizia municipale di Grosseto, a seguito degli esposti giunti dai residenti sia per reati in genere, sia per il degrado spesso causato dagli avventori del locale di intrattenimento, dicono sempre dalla questura. A questo si aggiungono i numerosi interventi delle forze dell’ordine nella discoteca, nonché dalle altre segnalazioni pervenute dai comandi locali dei carabinieri e della guardia di finanza. Messo tutto insieme, «dopo un accurato esame degli episodi riferiti», la questura ha così deciso così di chiudere temporaneamente l’attività, «con l’obiettivo di contrastare il fenomeno di turbamento per la pace sociale, l'ordine e la sicurezza pubblica, colpendo i luoghi di aggregazione di persone dedite alla commissione di reati».
Un provvedimento che il titolare del Faq, Aldo Giuliani, definisce quantomeno «ingiusto». Tanto che lo impugnerà, facendo ricorso. «Dentro il locale – sottolinea invece Giuliani – non è mai successo nulla. In realtà il locale è più che tranquillo, all’interno è un luogo sicuro anche perché non facciamo entrare determinati tipi di persone. Stiamo particolarmente attenti alla sicurezza: ho un uomo della vigilanza sia nella parte antistante, sia nel parcheggio; adottiamo controlli specifici per quel che riguarda la somministrazione di alcol ai minori, abbiamo un’agenzia di sicurezza che lavora con noi da tanto. Per quanto posso fare, lo faccio, e dove posso intervenire, intervengo. Ma come faccio – chiede il titolare – a sapere che cosa succede a – per fare un esempio – 70 metri dal locale, magari in un posto nascosto?».
Il problema poi, secondo lui, è più generale. «A Grosseto – dice Giuliani – la situazione è drammatica. Dietro al cimitero spacciano, sulle mura ormai non ci vado nemmeno più. Non è chiudendo un locale che si risolve il problema. Resterà così finché non cambiano le leggi: bisognerebbe agire su quelle». Giuliani, tra l’altro, vive proprio vicino al locale, quindi conosce il quartiere anche da cittadino. Ed episodi di particolare gravità lui non li ha riscontrati. «Se i gruppi di ragazzi – dice – bevono nel parcheggio, quando tra l’altro il locale è chiuso, di sicuro non è colpa mia. Una sera che un ragazzo ha messo la musica a tutto volume con una cassa Bluetooth. Sono uscito come cittadino e ho detto di spegnere. Quello che posso fare come cittadino e titolare lo faccio, mantenendo la massima sicurezza dentro il locale, ma non mi possono chiedere di intervenire anche dove fisicamente non riesco».