Italia
Zena, chi è l’ex calciante e buttafuori di Firenze tirato in ballo per la morte di David Rossi
Settantun anni, una vita nel Calcio storico fiorentino e il soprannome ereditato dal nonno genovese: il suo nome è emerso nelle audizioni della Commissione parlamentare d’inchiesta, ma lui respinge ogni addebito
FIRENZE. «E chi è?». Gabriele Ceccherelli, detto lo Zena, reagisce così quando gli chiedono se conosca Giuseppe Mussari. Il nome dell’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena e quello dell’ex calciante degli Azzurri di Santa Croce sono finiti insieme nell’inchiesta parlamentare sulla morte di David Rossi, precipitato il 6 marzo 2013 dalla finestra del suo ufficio a Palazzo Salimbeni. Mussari avrebbe ordinato un’intimidazione, lo Zena avrebbe scelto gli uomini incaricati di eseguirla, rimanendo fuori dall’edificio. Questo sostiene Gianluca Vinci, presidente della Commissione, riferendo il contenuto di colloqui tra i consulenti e alcuni detenuti. La morte del manager, nell’ipotesi illustrata, non era stata prevista. Gli esecutori non sono stati identificati. Né Mussari né Ceccherelli risultano indagati.
La replica e la difesa
E lui, il presunto organizzatore, nega tutto. «Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda». Su Siena offre un ricordo molto prosaico: «L’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe». Erano per la figlia che aveva un problema a un piede, ha precisato a Libero. Dice di non aver mai conosciuto Rossi. Il suo avvocato, Federico Bagattini, è netto: «Il mio assistito ricusa ogni responsabilità». E aggiunge: «Siamo a disposizione della Commissione». Come il banchiere e il calciante si sarebbero conosciuti, gli elementi diffusi finora non lo spiegano.
Chi è Gabriele Ceccherelli
Lo Zena ha 71 anni ed è fiorentino. Il soprannome viene dal nonno che arrivava da Genova, Zena nel dialetto della città. Da ragazzo prova il pugilato, il karate, i cento metri, perfino il salto con l’asta, poi nel 1974 entra nel Calcio storico. Con gli Azzurri di Santa Croce attraversa gli anni delle vittorie, diventa capitano e nel 2009 vicepresidente dell’associazione. «Il calcio storico è dei fiorentini», diceva. Ha lavorato come buttafuori e nella sicurezza delle discoteche fiorentine. Nel 2013 raccontava di passare dodici ore al giorno in negozio.
Gli anni nel Calcio storico
Quando nel 2008 arriva a Firenze un giornalista di «Sports Illustrated», lo trova al campo: calvo, petto largo, «ZENA» tatuato su un bicipite. I ragazzi gli girano intorno come a un vecchio allenatore. Ha superato i cinquant’anni e una regola gli impedisce di giocare: limite fissato a quaranta. Da dieci anni gli dicono che è troppo vecchio, brontola, e lui risponde sul sabbione. Dopo la sconfitta in finale promette: «Ce li mangiamo!». Con il figlio Emanuele ha giocato per quasi vent’anni. «Ora è lui che deve stare attento a me», risponde nel 2013 quando gli domandano se abbia paura per il ragazzo.
Le polemiche e il ritorno da Magnifico Messere
Le botte le ha prese, e le racconta. Quattro costole fratturate in un placcaggio, le nocche consumate. Nel 2017 il carattere gli costa caro. La semifinale contro i Bianchi finisce con espulsioni e aggressioni agli arbitri da parte di altri calcianti; lui, capitano degli Azzurri, non collabora a far uscire dal campo gli espulsi e viene sospeso dal tesseramento per quattro anni. È una sanzione sportiva, legata a quella partita. Nel 2024 lo chiamano a fare il Magnifico Messere, insieme a Gianluca Lapi, storico avversario con i Verdi di San Giovanni. Oggi è proprio Lapi a prendere le sue difese: «Un’accusa del genere nei confronti dello Zena non ha alcun senso – dice al Corriere Fiorentino – quando sarebbe stato a Siena? Non scherziamo».
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