Firenze, primo sì al piano della Fiorentina per lo stadio Franchi: 60 anni a canone zero e 101 milioni per finire i lavori
Il club propone 101 milioni per completare lo stadio e un impegno complessivo stimato in circa 300, comprese gestione e manutenzioni. Prima dell’affidamento serviranno il progetto definitivo e una gara aperta
FIRENZE Il Franchi che Rocco Commisso voleva tutto e subito prende la forma di un patto lunghissimo fra Sara Funaro e gli eredi del patron: sessant’anni di gestione e affitto azzerato, in cambio di 101 milioni per finire lo stadio e dell’impegno a pagare anche le riparazioni, i restauri che serviranno quando il cantiere di oggi sarà ormai lontano. Circa 300 milioni totali nell’arco della concessione. Un pacchetto monstre, a cui Palazzo Vecchio ha dato l’ok riconoscendo il pubblico interesse della proposta viola, dopo l’esame dei tecnici concluso il 13 ottobre. Un primo sì.
«Penso che oggi sia una giornata molto importante», dice la sindaca, che sullo stadio aveva ereditato da Dario Nardella anche i rapporti guastati con la proprietà viola e ha passato mesi a riannodare il dialogo. Rocco chiedeva il «total control», la libertà di costruire con i propri soldi e comandare sui tempi. Nella trattativa s’era arrivati a chiedere novant’anni. Il punto d’incontro ora ne prevede trenta in meno. Il compromesso si costruisce così, con lo stadio che rimane del Comune e la famiglia pronta ad assumersi le spese anche per conservare quel monumento di Nervi sul quale s’erano consumate tante liti.
Per capire il conto bisogna partire dai 101 milioni che il club propone di investire all’avvio dell’operazione, una volta ottenuta la gestione: serviranno a completare i lavori e gli allestimenti, compresi gli spazi commerciali da cui ricavare entrate anche quando sul prato nessuno gioca. Ad aprile la disponibilità era di 55 milioni per il secondo lotto. Ora il piano abbraccia l’intero impianto, incluse le parti già rifatte con denaro pubblico, e prevede cinque cicli di restauri e riparazioni straordinarie durante la concessione, oltre alla cura quotidiana. Il conto lungo. Comprendendo le spese per gestire lo stadio e conservarlo, l’impegno complessivo arriva a circa 300 milioni riportati al valore di oggi.
Il Politecnico di Milano ha confrontato la proposta con l’ipotesi di tenere tutto in mano pubblica e con altre due soluzioni nelle quali il Comune avrebbe continuato a pagare parte dei lavori o degli allestimenti, affidando poi l’impianto a un privato. Secondo l’analisi presentata da Palazzo Vecchio, l’offerta della Fiorentina conviene anche rinunciando all’affitto, perché chi gestirà lo stadio dovrà mantenerlo a proprie spese. E quello zero potrà cambiare: risultati economici superiori alle previsioni dovranno produrre benefici anche per la città. I risparmi sulle manutenzioni straordinarie saranno conservati per gli interventi futuri, mentre venti giornate all’anno saranno riservate alle iniziative comunali.
Funaro dosa la soddisfazione: «Sappiamo che non è un punto di arrivo perché ci sono ancora degli step da fare». Tocca alla società presentare il progetto definitivo con le modifiche chieste dai tecnici. Poi ci saranno fino a sessanta giorni per l’esame conclusivo e altri 120 indicati per la gara, aperta anche a concorrenti della Fiorentina. La prima data dovrà scriverla il club con la consegna delle nuove carte. Intanto la settima variante ha spostato al 31 maggio 2027 la fine del primo lotto, un mese oltre la data annunciata a dicembre. La sindaca conta di evitare un’interruzione: «Stimiamo che siano sufficienti a dare continuità ai lavori del primo lotto con quelli del secondo».
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