Toscana
Morte di Samuele Spinelli, il legale contro i Mossos: «C’erano solo loro sopra di lui» – Cosa emerge dai filmati
L’avvocato Diego Capano smentisce la versione della polizia catalana: «I video sono chiari»
FIRENZE. «Sopra Samuele c’erano i Mossos». L’avvocato Diego Capano prende i filmati consegnati dalle autorità spagnole alla procura di Roma e rovescia la ricostruzione fatta filtrare dalla polizia catalana. Non erano i sanitari del servizio d’emergenza a premere sul corpo di Samuele Spinelli nello stanzino di Zara, sostiene il legale della famiglia. Erano gli agenti. Prima due, poi una collega che entra nell’inquadratura e si sistema schiena contro schiena con gli altri mentre il ventisettenne fiorentino è già a terra, prono, con mani e piedi immobilizzati.
«Un intervento spoporzionato»
«Una volta legati gli arti, dove pensavano che potesse andare? È stato un intervento sproporzionato», accusa Capano. È il nuovo fronte dello scontro sulla morte di Samuele, il 27enne del Galluzzo deceduto il 1° giugno all’Hospital del Mar dopo l’arresto cardiaco avvenuto durante il fermo del 29 maggio. I Mossos d’Esquadra hanno sostenuto alla Vanguardia che il loro intervento non avrebbe avuto alcuna relazione con il decesso e hanno collocato il malore mentre erano presenti gli operatori del Sem. La famiglia legge le immagini in modo opposto.
Il video
Il video dura un’ora e 16 minuti. Samuele entra correndo nel negozio vicino al Portal de l’Àngel, con la maglietta bianca, i pantaloncini e il marsupio in mano. «Dietro di lui si vedono soltanto i vigilantes», dice Capano. Le guardie private arrivano senza correre, si distribuiscono tra gli stand, lo fermano e lo portano nel retro. Da quel momento comincia il contenimento che, secondo il legale, prosegue per circa 40 minuti. La polizia catalana ha riferito che Samuele avrebbe rubato alcuni capi d’abbigliamento. Capano smentisce. «Da Zara non c’è stato nessun furto. Le telecamere lo dimostrano in maniera oggettiva». In un’altra sequenza si vede che gli tagliano la maglietta e perquisiscono il marsupio. Per la famiglia, nelle registrazioni non appare merce sottratta né una condotta che possa giustificare quella manovra. «Ipotizziamo pure che avesse rubato. Lo tieni quaranta minuti a terra e lo tratti in quella maniera?».
Gli orari indicati dai Mossos, che collocano l’intervento alle 17.50, per Capano non cambiano il nodo del caso. «Nessuno aveva mai parlato dell’ora d’ingresso ed è irrilevante». Conta ciò che avviene dopo. Samuele viene immobilizzato dai vigilantes, poi arrivano gli agenti. Il legale distingue le uniformi e la posizione delle persone sopra di lui. All’inizio sono due uomini. In seguito entra una poliziotta. La pressione continua mentre il ragazzo resta con il torace verso il pavimento.
I sanitari vengono chiamati per aiutarli a contenerlo. È quanto risulta, afferma Capano, dalla cartella clinica: «C’è scritto che il soccorso medico è stato richiesto dai Mossos per il contenimento». Il passaggio contrasta con la versione che sposta sui soccorritori la fase decisiva. La sequenza descritta dal legale mostra gli agenti già impegnati nella manovra quando il Sem raggiunge il locale.
Poi arriva il farmaco. Secondo gli atti in possesso del legale, a Samuele viene somministrato midazolam. Poco dopo il cuore si ferma. Gli operatori gli tolgono le fascette, lo girano sulla schiena e iniziano la rianimazione, prima manuale e poi con il dispositivo automatico. Viene ventilato, caricato sulla barella e trasportato all’Hospital del Mar. Resta in coma fino al primo giugno. Gli accertamenti spagnoli attribuiscono il cedimento multiorganico all’assunzione di anfetamine.
Le indagini
La procura di Roma indaga contro ignoti ed ha acquisito registrazioni, documenti sanitari e referti arrivati da Barcellona. La famiglia attende l’esito della seconda autopsia. Vuole sapere quanto abbiano inciso la posizione prona, la pressione sul corpo, la durata dell’immobilizzazione e il contenimento farmacologico. Capano torna ai primi fotogrammi. Samuele corre dentro Zara, poi il retro del negozio, la maglietta tagliata, il marsupio aperto. Infine tre divise sopra un ragazzo già bloccato. «All’inizio i Mossos nemmeno ricordavano l’intervento. Adesso danno la colpa ai sanitari». Nella ricostruzione del legale, l’arresto cardiaco arriva dopo quaranta minuti a terra.
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