Firenze, quindici indagati per il Cubo nero: ci sono progettisti, manager e dirigenti – Tutti i nomi
Tra questi spicca il nome di Andrea Pessina, ex soprintendente chiamato a rispondere del parere paesaggistico rilasciato durante l’iter
FIRENZE. Quindici nomi, distribuiti lungo tutta la catena decisionale, e un progetto che da operazione urbanistica si è trasformato in caso giudiziario. Il Cubo nero, il complesso residenziale di lusso costruito al posto dell’ex Teatro Comunale, entra nel vivo dell’inchiesta coordinata dalla procuratrice Rosa Volpe con l’aggiunta Marilù Gattelli. Dentro ci sono tecnici, dirigenti, progettisti e manager. Fuori, una città che chiede spiegazioni.
Gli indagati
L’elenco degli indagati racconta più di qualsiasi ricostruzione. Al vertice della tutela c’è Andrea Pessina, ex soprintendente, chiamato a rispondere del parere paesaggistico rilasciato durante l’iter. Accanto a lui Francesca Fabiani, funzionaria della Soprintendenza e responsabile del procedimento. Sul fronte progettuale compare l’architetto Vittorio Grassi, autore del progetto definitivo insieme a Stefano Boninsegna ed Enrico Santi, incaricati dalla proprietà. A loro la procura contesta la presentazione di un progetto ritenuto diverso da quello approvato nel piano di recupero del 2018. Poi c’è il livello dei proprietari e degli investitori. Marco Sangiorgio, allora direttore generale di Cassa depositi e prestiti Investimenti Sgr, che gestiva l’area nella fase iniziale. E Alessandro Rendina, manager di Savills, società legata all’attuale proprietà. Il blocco più consistente è quello dell’amministrazione comunale. Stefania Fanfani, dirigente della direzione urbanistica, figura centrale nella pianificazione cittadina degli ultimi anni. Con lei Elisabetta Fancelli, dirigente dell’edilizia privata, Annalisa Pontenani, responsabile del procedimento per il permesso a costruire, ed Eleonora Cisternino, dirigente del servizio amministrativo urbanistica. Sono loro, secondo l’accusa, ad aver contribuito alla formazione del titolo edilizio del 2021. Infine la commissione paesaggio, organo tecnico consultivo del Comune. Michele Martino, relatore della pratica, insieme ai componenti Alessandro Foggi, Goretta Adele Caucci e Alessandro Bellini. A questo livello si concentra una parte delicata dell’indagine: il parere di compatibilità paesaggistica espresso sul progetto.
Le accuse
Le accuse sono pesanti e intrecciate. Falso, falso ideologico in atto pubblico, abuso edilizio e violazione del codice dei beni culturali. Il nodo è sempre lo stesso: la coerenza tra ciò che è stato approvato e ciò che è stato realizzato. Per la procura il progetto avrebbe cambiato forma tra il 2018 e il 2020, con modifiche su volumi e altezze, fino alla costruzione dei tre blocchi attuali. Sotto la lente anche il parere della Soprintendenza, ritenuto decisivo e, secondo gli inquirenti, rilasciato in modo anomalo. E poi i controlli successivi, quelli sulle campionature e sulle finiture, che dovevano essere verificati in cantiere e che risultano privi di una documentazione completa.
Le polemiche
L’indagine nasce nell’estate del 2025, dopo l’esplosione delle polemiche sull’impatto del complesso nello skyline della città. Da allora gli investigatori hanno acquisito atti, pareri e verbali per ricostruire dodici anni di iter amministrativo. Sul piano politico il caso si allarga. Il consigliere Massimo Sabatini attacca la giunta: «Alle responsabilità del passato ci pensa la magistratura, ma a quelle del presente chi ci pensa». E insiste: «Non si è ancora vista un’espressione di giudizio su materiali, altezze e colori». Più netta la posizione di Salviamo Firenze: «È l’avviso di garanzia all’urbanistica fiorentina e al Sistema Firenze». Da qui la richiesta: «Serve una moratoria immediata dei progetti in corso».
