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Commisso e presunto finanziamento ai boss, la Fiorentina: “Accuse false su Rocco”

di Redazione Firenze
Commisso e presunto finanziamento ai boss, la Fiorentina: “Accuse false su Rocco”

Il club attacca la Gazzetta del Sud, la prima ad aver dato la notizia. Parla di diffamazione e annuncia azioni legali dopo l’intercettazione del Ros senza riscontri

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FIRENZE La risposta è affidata a un comunicato lungo, con una linea netta: respingere e qualificare le accuse come diffamatorie. La Acf Fiorentina interviene dopo l’articolo della Gazzetta del Sud sull’inchiesta “Risiko”, che ha rilanciato il contenuto dell’informativa del Ros in cui compare il nome di Rocco Commisso. Nel frattempo, dagli atti emerge la conferma dell’intercettazione del 14 luglio 2025: è in quella conversazione che Frank Albanese, parlando con due soggetti del clan, afferma che l’imprenditore «ha lasciato un milione di euro all’associazione».

È a questa ricostruzione che il club replica. L’incipit del comunicato è esplicito: «Acf Fiorentina S.r.l. a Socio Unico e il suo Presidente, Giuseppe B. Commisso, respingono fermamente, in quanto false, diffamatorie e del tutto prive di fondamento probatorio, le accuse pubblicate». La società annuncia di aver «già conferito mandato ai propri legali affinché intraprendano ogni azione necessaria a tutela della memoria e della reputazione» dell’ex presidente.

Il nodo è il titolo dell’articolo contestato. La Fiorentina lo definisce «intrinsecamente diffamatorio» perché «presenta una grave accusa come un fatto accertato», mentre – si legge – lo stesso testo giornalistico utilizza «un linguaggio condizionale e ipotetico». Da qui la qualificazione tecnica: «Si tratta palesemente di un’informazione de relato, riportata in termini condizionali e non supportata da alcuna prova». Il club richiama anche un passaggio dell’articolo, osservando che l’accusa avrebbe valore solo «se fosse pienamente verificabile», e contesta che venga invece proposta come certezza.

Un secondo fronte riguarda l’uso del cognome. La società parla di «uso strumentale del cognome condiviso “Commisso” per creare un’associazione fuorviante e diffamatoria». Nella nota si sottolinea che, come lo stesso articolo riconosce, tra l’imprenditore e il clan «non hanno “ovviamente alcun legame”». Nonostante ciò, «la coincidenza del cognome è stata utilizzata per creare un’associazione altamente lesiva», fino a «indurre i lettori a trarre una falsa e dannosa impressione di un coinvolgimento diretto».

La difesa si estende poi alla figura personale di Commisso: «La vita e la reputazione di Rocco B. Commisso sono in netto contrasto con le insinuazioni pubblicate». La Fiorentina ricostruisce le origini a Marina di Gioiosa Ionica, l’emigrazione negli Stati Uniti «a soli dodici anni», la carriera nel settore bancario e la fondazione di Mediacom, fino all’acquisizione della Fiorentina nel 2019. Viene richiamato anche l’impegno contro gli stereotipi: «Per tutta la vita, Rocco B. Commisso si è opposto agli stereotipi che associano erroneamente gli italo-americani alla criminalità organizzata».

Ampio spazio è dedicato alle attività filantropiche. «La sua generosità si è estesa ben oltre gli affari e il calcio», si legge, con il riferimento a programmi di borse di studio e iniziative negli Stati Uniti e in Italia, fino alla campagna “Forza e Cuore” durante l’emergenza Covid a Firenze.

Nel finale la posizione si irrigidisce. La Gazzetta del Sud e il giornalista sono «formalmente diffidati dal reiterare tali accuse diffamatorie» e viene richiesta «l’immediata pubblicazione di una rettifica» che chiarisca l’assenza di coinvolgimento. La società chiede inoltre che venga esplicitato come l’affermazione sul presunto finanziamento sia «del tutto priva di fondamento probatorio e deve essere immediatamente revocata».

Il punto resta quello emerso negli atti: una conversazione intercettata, in cui uno degli interlocutori introduce il nome di Commisso senza che gli altri confermino.

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