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Empoli

L’episodio

Lite in famiglia, bambino chiama il 112 e fa inviare le pattuglie di polizia a casa

di Redazione Empoli

	Personale al lavoro durante una telefonata
Personale al lavoro durante una telefonata

Empoli, qualcuno ha sottratto il telefono al bambino sostenendo che fosse tutto a posto. La chiamata non è stata sottovalutata e tutte le informazioni sono state girate alle forze di polizia. L’assessora Monni: «Fondamentali gli incontri degli operatori a scuola»

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EMPOLI. Una violenta lite in famiglia, con testimone un bambino. Una scena purtroppo non insolita ma, in questo caso, dal risvolto inatteso, proprio grazie a quel bambino. Spaventato, ma che non si è limitato ad aspettare passivamente la fine della tempesta: è intervenuto proprio per farla terminare.

Come? Seguendo quanto aveva imparato a scuola durante un incontro con gli operatori del 112. A darne notizia è stata l’assessora regionale Monia Monni.

La chiamata durante la lite

Mentre a casa del piccolo si stava consumando un episodio di violenza tra familiari, il bambino di 11 anni, ha chiamato direttamente il numero unico europeo. Spaventato, a bassa voce, ha chiesto aiuto. Dall’altra parte l’operatore ha compreso immediatamente la delicatezza della situazione e, senza allarmarlo ulteriormente, ha instaurato con lui un dialogo rassicurante, cercando nel frattempo di capire cosa stava accadendo e, soprattutto, di individuare con precisione la posizione.

Il piccolo ha saputo indicare la zona e l’indirizzo, ma non conosceva il numero civico, anche se nel frattempo dalla centrale è stato possibile localizzare con precisione l’abitazione. A quel punto qualcuno ha sottratto il telefono al bambino, un’altra persona presente in casa, sostenendo che fosse tutto a posto. La chiamata non è stata sottovalutata e tutte le informazioni sono state girate alle forze di polizia che hanno inviato una pattuglia sul posto per verificare la situazione.

Le parole di Monni

«Quel bambino – scrive Monni – conosceva già il 112. Aveva incontrato gli operatori durante una delle attività che svolgono nelle scuole. Quando gli operatori vanno nelle scuole, non insegnano soltanto un numero o la “telefonata perfetta”. Cercano di far conoscere chi c’è dall’altra parte del telefono: persone alle quali possono rivolgersi quando hanno paura, quando vedono qualcosa che non va o quando qualcuno ha bisogno di aiuto. Quel giorno, nel momento in cui ne ha avuto bisogno, un bambino di 11 anni si è ricordato del 112 ed ha chiamato. Forse è questo il risultato più importante di quel lavoro».

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