Il Tirreno

Empoli

Crimini contro l'umanità

Montelupo, risarcimento da 1,7 milioni di euro per due vittime della follia nazista

di Pietro Barghigiani
Montelupo, risarcimento da 1,7 milioni di euro per due vittime della follia nazista

Germania condannata: le somme assegnate agli eredi di Tommaso Cacialli e Galliano Fiorini

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MONTELUPO. Uno venne portato di notte in caserma nel corso di un rastrellamento ordinato dal Führer dopo lo sciopero di qualche giorno prima al grido di “Pane, lavoro, pace e libertà”. L’altro era il cognato, chiamato in strada dalla sorella, preoccupata per le sorti del marito prelevato da carabinieri e tedeschi con la complicità di delatori fascisti locali. Tommaso “Maso” Cacialli, 54 anni, commerciante di cereali e legumi, era un fiero antifascista. Il cognato Galliano Fiorini, 48 anni, vedovo, lavorava come magazziniere nella vetreria Cesa di Empoli e non aveva militanza politica. La parentela li collocò dalla stessa parte di un destino infame.

I loro nomi compaiono sulla lapide che ricorda i deportati di Montelupo del marzo 1944. Dopo un primo passaggio a Mauthausen, furono trasferiti nel campo di concentramento di Ebensee, dove Fiorini morì l’8 maggio 1944. Cacialli se ne andò cinque giorni dopo. Ora gli eredi (assistiti dall’avvocato Diego Cremona, specialista e patrocinatore di numerose cause contro la Germania) hanno ottenuto dal Tribunale di Firenze un risarcimento di circa 1,7 milioni di euro. Soldi che saranno presi dal fondo istituito dal governo Draghi per il ristoro “dei danni per crimini di guerra e contro l’umanità”. Quando la sentenza passerà in giudicato, sarà possibile attingere ala riserva gestita dal ministero dell’Economia e delle finanze per ottenere la somma che ormai la giurisprudenza – sono decine i casi in Italia – assegna ai familiari delle vittime dei lager o delle stragi nazifasciste, nel periodo che va dal primo settembre 1939 all’8 maggio 1945, condannando la Repubblica Federale di Germania come prosecuzione del Terzo Reich.

Nella causa, facendo ricorso a documenti storici, relazioni e certificati di morte, il giudice Daniela Garufi ha accertato che «risultano provate sia la deportazione (di Fiorini e Cacialli, ndr) sia la loro morte nel campo di concentramento per patologie derivanti dalle condizioni di vita disumane cui sono stati sottoposti per tutto il periodo della loro prigionia». E nel contesto il Tribunale afferma che si trattarono di «crimini di guerra e contro l’umanità». Di qui il diritto al risarcimento ai familiari che, al pari di altri martiri di Montelupo del rastrellamento imposto da Hitler dopo lo sciopero, si sono visti riconoscere per la morte di nonni, zii e genitori.

In quell’elenco, ferita e memoria per la comunità nel ricordo della barbarie nazista, c’è anche Carlo Castellani, il calciatore a cui sono dedicati gli stadi di Empoli e Montelupo. Quando i militari bussarono alla sua porta, lui si sostituì al padre Davide, conosciuto socialista, pensando, rassicurato da una guardia comunale, che fosse un semplice controllo. Nella lista stilata dagli sgherri fascisti c’era il papà, ma si fece avanti lui. Per i tedeschi bastava un nome da consegnare alla spedizione verso i lager e non fecero storie. Morì il 14 agosto 1944.

Era la notte tra il 7 e l’8 marzo 1944 quando a Montelupo 21 persone vennero prese casa per casa per essere deportate nei campi di concentramento, una fu bloccata a Pontedera, un’altra a Lecco. Il treno di un viaggio per tanti di sola andata partì dalla stazione di Santa Maria Novella di Firenze: destinazione Mauthausen, dove il convoglio della morte arrivò l’11 marzo. In 18 morirono. Tornarono solo in cinque. 

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