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Cecina, commercianti infuriati: «Spengiamo tutto, nessuno ci ascolta e la crisi ci divora» – La protesta

di Michele Falorni
Cecina, commercianti infuriati: «Spengiamo tutto, nessuno ci ascolta e la crisi ci divora» – La protesta

Le attività delle principali vie del centro denunciano fondi sfitti, calo degli incassi e una distanza sempre più marcata con istituzioni e associazioni di categoria. L’appello è quello di aprire un confronto stabile per affrontare le difficoltà che da anni pesano sul commercio cittadino

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CECINA. Se i negozi chiudono il commercio muore? Sì, e il centro città si svuota. Nella sera di martedì 3 novembre, per dieci – lunghi, in questo caso – minuti, i commercianti di via Cavour e di via Diaz hanno spento le luci. Un atto di protesta concreto, per dire senza mezze parole che tra amministrazione, associazioni di categoria ed esercenti manca il dialogo. «Nessuno ci ascolta», affermano i titolari dei negozi a una voce.

Un centro che cambia

E il buio che cala su due delle strade più frequentate di Cecina evidenzia il problema. Certo, dall’inizio del secolo lo scenario è cambiato, ma il confronto in presenza deve rimanere. O almeno dovrebbe, perché è l’unico modo per studiare e trovare soluzioni. Dunque: via Diaz e via Cavour sono il biglietto da visita della città e si trovano a un passo da corso Giacomo Matteotti che, giova ripeterlo, è chiuso dalla primavera del 1994. Per chi arriva da nord e oltrepassa il ponte sul fiume è quasi un passaggio obbligato. Trentadue anni fa, a lavori finiti, la scommessa era trasformare l’area pedonale nel salotto buono, sebbene l’arredamento lasciasse già molto a desiderare. È andata in maniera un pochino diversa, con gli esercenti che – complice la crescita impetuosa degli acquisti via computer – hanno visto ridursi il fatturato. Nel tempo, molti hanno chiuso e i fondi sono rimasti sfitti, a causa pure della crisi economica.

«Siamo rimasti soli»

Bettina Picci, che in via Cavour lavora da quasi cinquant’anni, ha affidato a un video breve su internet la propria amarezza, sostenuta da colleghi e colleghe. «Il punto – afferma – è che non ci considera nessuno, siamo rimasti soli. All’amministrazione e alle associazioni di categoria chiediamo tutela, visto che non solo qui ci sono negozi storici, qualificati e posti di lavoro. Serve più attenzione».

Il grido dei commercianti

Già, perché dietro al banco, insieme ai titolari, ci sono commesse e commessi che ogni giorno si guadagnano lo stipendio. La qualità dell’offerta è alta, Cecina è sempre stata conosciuta per questo e registrarne il progressivo impoverimento lascia senza parole. «Guardatevi intorno – afferma Roberta Santini, con la sorella Enrica proprietaria di “Piccoli passi”– e rendetevi conto di quanti fondi sfitti ci sono. Qui nessuno fa niente per cambiare le cose e, aggiungo, è inutile che si punti su manifestazioni per attrarre gente, quando poi vengono chiuse le strade senza avvertirci. Lo abbiamo detto anche all’assessora Elena Benedetti. Non bastano alcuni appuntamenti all’anno, ad esempio lo’Sbaracco’, per risolvere la questione. Occorre più dialogo».

Un futuro tutto da costruire

Il quadro insomma è critico e, come se non bastasse, aggravato da alcuni passanti che a buio orinano sui muri. Uno spettacolo «indegno», uno sfregio all’immagine del centro cittadino. E allora, quale futuro attende gli esercenti? A occhio, non piacevole. Non a caso chiedono attenzione e confronto, perché a monte ci sono le tasse e le bollette da pagare.

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