L’approfondimento
Bombe carta e petardi in piazza a Cecina, Paolo Crepet: «È colpa del troppo agio e soprattutto dei genitori»
Lo psichiatra interviene sulla vicenda di piazza Nilde Iotti: «Per i papà e le mamme i figli stanno esercitando un diritto. Mi chiamate ogni giorno da realtà diverse: segnalo queste situazioni da trent’anni...»
CECINA. «Un ragazzo ha il diritto di buttare le bombe carta o i petardi a cipolla in una piazza? Qualcuno ha dei dubbi su questo?». Paolo Crepet risponde al Tirreno sul caso di piazza Nilde Iotti a Cecina. Non è la prima volta che si confronta con la difficoltà della convivenza tra giovani che frequentano piazze e strade facendo rumore, sgommando con gli scooter, scoppiando maxi petardi fino a tarda notte e, dall’altra parte, gli abitanti che chiedono, semplicemente, di poter riposare, di avere una qualità della vita accettabile.
Cecina potrebbe essere Bolzano, Bologna o anche Massa dove nell’aprile scorso un uomo è stato ucciso da un branco di giovani che aveva richiamato perché lanciavano bottiglie contro una vetrina.
«A Cecina sono stati fortunati, me lo lasci dire», aggiunge lo psichiatra. «Può accadere di tutto, ovunque». «Mi chiamate ogni giorno da realtà diverse. Segnalo queste situazioni da trent’anni».
Dopo un incontro con i sindacati della polizia locale già fissata per lunedì mattina, la sindaca Lia Burgalassi dovrà decidere se accettare la proposta del prefetto Giancarlo Dionisi e presidiare la piazza dalle 22 alle 2 di notte il giovedì e il venerdì. Dipende, ha fatto sapere riservandosi sulla decisione, dalla volontà degli agenti che già fanno straordinari superiori a quelli previsti dal loro contratto. E già aumentati precedentemente per rispondere alle esigenze della città e dell’aumento di presenze in estate.
Dottor Crepet, i ragazzi che frequentano piazza Iotti a Cecina sono quasi tutti minorenni, si trattengono in piazza anche fino alle 2-3 di notte. La situazione, protagonista anche di un comitato di ordine pubblico convocato dal prefetto, è degenerata nell’ultimo mese e la storia è sui giornali da settimane. Perché i genitori non si chiedono cosa fanno i loro figli? Dove sono fino a tarda notte?
«Non hanno dei genitori, è chiaro. Non fanno la loro parte. I genitori dove sono? Si ritiene forse che il papà e la mamma si chiedano se il loro figlio fa casino? Non se lo chiedono perché per loro è un diritto che i loro figli escano e stiano in una piazza fino a tardi a fare confusione. Secondo una gran parte dei genitori italiani è normale. L’educazione non è un problema, la scuola è impotente».
La sindaca, o il prefetto, come potrebbero intervenire secondo lei?
«Non lo so. Con niente, immagino. Mi dispiace per loro. Cosa fanno? Mettono il coprifuoco? Tra l’altro non hanno più neppure le persone, le forze dell’ordine, per dire “ragazzi, state più buoni”. E non è un problema di destra o di sinistra, nessuno può fare nulla. La situazione ormai non si cambia. Si arrangeranno coloro che hanno la casa lì. Alla fine finiremo per vivere dentro Fort Knox, blindati con mille vetri antirumore».
Ci sarà qualcosa che si può fare per far capire ai ragazzi e ai genitori che esiste un problema di convivenza con i residenti?
«Lo dico da trent’anni che stava accadendo. E cosa è stato fatto? Nulla. Se esci di casa e vai a protestare fai una “finaccia”, a Massa è stato massacrato un uomo. Una piazza a Cecina non è diversa da una di Massa Carrara».
In quella piazza ci sono i nostri figli, i nostri nipoti. Sono ragazzi normali, molti non hanno un disagio evidente…
«Il problema è dell’agio, non del disagio. Questi ragazzi non faranno nulla nelle loro vite. Come fai ad andare a scuola se passi due notti alla settimana facendo le tre? Sono ragazzi che poi studiano davvero? Sono interessati al greco? Se è così, mi sono perso qualcosa. Perché accade tutto questo? Perché ereditano. Sanno che ereditano e vivranno nell’agio. I nonni li portano fuori e i loro padri fanno a loro volta una seratona con gli amici. È normale, è un diritto. Lo ripeto».
Non è un po’ troppo severo con i genitori?
«Sono questi adulti i primi a non credere nel futuro dei loro figli. Sono ragazzi il cui unico problema e farsi il ciuffetto davanti e fare i bulli. Senza che nessuno li richiami ai loro impegni, alle responsabilità e le nuove tecnologie non agevolano il cambiamento dei loro comportamenti. Anzi, diventa sufficiente fare il filmatino e postarlo. Succede in piazza, a scuola. Poi dicono che sono pessimista. Siamo noi i primi cretini, non i nostri ragazzi».
Davvero non si può fare nulla per migliorare i comportamenti dei ragazzi? Incontri con i genitori, ad esempio. Se, come dice, la responsabilità è loro.
«Sa con chi si arrabbiano di solito i genitori? Con i professori. Si arrabbiano quando interrogano i loro figli e gli danno un brutto voto. Anche se non sanno chi era Garibaldi. Poi dietro c’è anche un’economia che si sostiene: i locali ci guadagnano, le librerie e le edicole chiudono. Del resto, l’importante oggi è lo spritz. Sono solidale con il prefetto e la sindaca, sono preoccupato per loro. Non prendiamoci in giro. Se accade ovunque significa che vogliamo così, che accade. Mi dispiace ma soluzioni non ne vedo».
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