Addio a Ferruccio Chiesa, il figlio: «Un faro per tutti»
Il cardiologo aveva quasi 90 anni. Il funerale civile è fissato per venerdì 11 alle 9,30
CECINA. Se c’era lui, non c’erano dubbi. La serata sarebbe stata divertente. Un uomo brillante, simpaticissimo, colto, capace di grande ironia, perfino sulla malattia che lo aveva colpito da un anno. Prendeva una penna, tracciava qualche schizzo su un foglio, e raccontava. Catalizzava l’attenzione a tavola con gli amici, su un palco. Dietro la scrivania dell’ambulatorio. Era un uomo con quelle intelligenze rare, vivaci, che non hanno bisogno di mettersi in mostra. Sono naturalmente leader, punti di riferimento.
È morto Ferruccio Chiesa, medico cardiologo e specialista in medicina iperbarica. Avrebbe compiuto novant’anni il 4 dicembre. Pioniere nell’offrire servizi in ambito cardiologico, ha aperto all’interno dell’ospedale di Cecina l’Unità Terapia intensiva coronarica Utic nel 1990, un reparto all’avanguardia per l’epoca denominato di terzo livello, diagnosi, cura e riabilitazione.
Per molti anni primario dell’Unità coronarica tra Cecina e Livorno, ha contribuito alla crescita della cardiologia e della medicina subacquea anche in ambito accademico, insegnando cardiologia subacquea all’Università di Chieti e nel Master in Medicina iperbarica e subacquea promosso da Università, Cnr e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di testi che spaziano dalla cardiologia alla biologia marina, fino alla narrativa e alla poesia, ha saputo unire rigore scientifico e sensibilità culturale.
Istruttore e fotografo subacqueo, membro del Comitato scientifico della Fipsas, ha raccontato il mare e lo ha fatto conoscere. I suoi scatti delle acque di Vada ma anche degli angoli più sperduti del mondo sono stati mostrati nelle tv nazionali: le sue foto erano sintesi della ricchezza e della delicatezza degli ecosistemi marini.
Lascia la moglie Celina Ricci, già coordinatrice infermieristica della ginecologia, e i tre figli Federico, Stefano e Valentina. La salma è esposta nella sala del commiato Santini di Cecina. Il funerale civile è fissato per venerdì 11 alle 9,30.
Il medico sarà ricordato dai sindaci di Cecina, Lia Burgalassi e da quello di Rosignano, Claudio Marabotti e dal collega Alessandro Scalzini. «Con profondo dolore – esprime il suo cordoglio la sindaca di Cecina Lia Burgalassi – apprendo della scomparsa di Ferruccio Chiesa, una figura straordinaria che ha lasciato un segno indelebile a Cecina e ben oltre i nostri confini. Proprio quest’anno gli è stato conferito il 43° Premio Cecina per il valore del suo percorso umano e professionale, per il suo impegno nel far crescere il nostro ospedale. Autore, fotografo e grande amante del mare, durante la Notte Blu ci ha regalato momenti emozionanti mostrandoci con le sue immagini la fragile bellezza dei nostri fondali».
Un’amicizia lunghissima quella con il sindaco di Rosignano, e cardiologo, Claudio Marabotti.
«Mi ha visitato la prima volta quando ero un bimbo, avevo 12 anni. È stato il mio primario, abbiamo insegnato insieme alla scuola di specializzazione all’università di Chieti, abbiamo fatto immersioni in tutto il mondo. A Città del Capo siamo stati insieme in fondo al mare in una gabbia con davanti uno squalo bianco. Sono 55 anni che lo conosco. Era una persona straordinaria».
È il figlio Federico a tracciare un ritratto di Ferruccio Chiesa in famiglia.
«Babbo è sempre stato un’ispirazione per tutti, anche in casa. Dalla cultura immensa che aveva fino all’attenzione all’imparare è sempre stato una fonte costante. Io ho ereditato da lui la parte artistica: disegnava, scolpiva. All’approccio scientifico della professione abbinava una parte artistica che mi ha sempre spinto e ispirato. Stefano, insegnante, e Valentina, informatore scientifico, avevano con lui invece lunghe discussioni sulla scienza e la medicina. A me lo accomunava la passione per la filosofia, la storia e l’arte».
Era un faro. Un po’ per tutti.
«Chiunque avesse a che fare con lui, ne parlava bene. Mi stupivo ogni volta. Immagino perché per babbo veniva sempre prima la professione, il bene per la comunità. Tutto quello che faceva non era mai spinto dalla volontà di raggiungere la fama. Era un uomo molto modesto. E non si è mai lamentato una volta nella vita: “Come fai a essere sempre contento? ” Gli ho chiesto più volte. E lui rispondeva: “Io faccio il mio, faccio le cose per me, mi piace farle bene”. È il traguardo che vorrei raggiungere nella vita. Fare tutto perché ami farlo».
Era un uomo sempre attratto da nuove cose. Da anziano aveva riscoperto la narrativa, aveva preso a scrivere, «ci sono tanti progetti che rimarranno incompiuti». Niente di ciò che faceva era banale. Aveva tutto una luce, un senso naturale dell’approfondimento.
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