Cecina, cade sul marciapiede sconnesso e chiede 56mila euro al Comune: richiesta respinta e ora dovrà pagare le spese
Non si è dimostrato che quelle lesioni siano effettivamente diretta conseguenza di una situazione della strada. I tribunali hanno sentenziato che il danno c’è, ma non esiste prova della responsabilità dell’ente pubblico
CECINA. Cadere su un marciapiede e farsi male è una cosa seria. Pensare che, siccome il marciapiede è pubblico, il Comune debba automaticamente risarcire il danno non corrisponde sempre a ciò che accade.
La sentenza
A ricordarlo è una recente sentenza della Corte d'Appello di Firenze, che ha confermato la decisione del Tribunale di Livorno in una causa intentata contro il Comune di Cecina per una caduta avvenuta nel 2020. La signora aveva raccontato di essere inciampata a causa delle condizioni della pavimentazione di un marciapiede nel centro cittadino e, a seguito delle lesioni riportate, in particolare una frattura, aveva chiesto al Comune un risarcimento di circa 56 mila euro. La prima risposta è arrivata dal Tribunale di Livorno, nel maggio 2024: richiesta respinta.
La decisione: l’appello
Ma la vicenda non finisce qui. La decisione è stata impugnata davanti alla Corte d'Appello di Firenze, che nel giugno 2026 ha confermato il verdetto. Nella sentenza i giudici non mettono in dubbio che la persona si sia fatta male o il tenore delle lesioni riportate. La questione sta altrove: dimostrare che quelle lesioni siano effettivamente conseguenza di una situazione del marciapiede imputabile al Comune, e non di altri fattori indipendenti dalle condizioni della pavimentazione.
A pesare, nella decisione della Corte, è stata soprattutto l'istruttoria testimoniale. Nessuno dei testimoni sentiti in primo grado, spiegano i giudici, è stato in grado di collegare la caduta a un preciso punto dissestato del marciapiede. Anche sulla documentazione fotografica prodotta agli atti la Corte ha espresso dubbi: le immagini, spiegano i giudici, mostrano una lieve sconnessione di una mattonella ma non permettono di ricollegare il luogo fotografato alla strada indicata, e sembrano oltretutto scattate non nell'immediatezza dei fatti.
Il chiarimento
La presenza di una mattonella sconnessa, di un dislivello o di un'irregolarità, chiarisce la sentenza, non significa automaticamente che ogni caduta avvenuta lì intorno sia responsabilità dell'ente proprietario della strada. Richiamando alcune pronunce della Cassazione, i giudici fiorentini ribadiscono che chi chiede il risarcimento deve dimostrare un nesso di causa effettivo e concreto tra la cosa in custodia e il danno subìto, non essendo sufficiente provare che caduta e marciapiede si collochino genericamente nello stesso contesto: occorre ricostruire l'intera dinamica dell'accaduto. Allo stesso modo, un certificato medico può documentare perfettamente le conseguenze di una caduta, ma non stabilisce da solo che la causa sia stata quella particolare irregolarità del marciapiede.
Una distinzione importante, soprattutto in un'epoca in cui sembra talvolta sufficiente mettere insieme caduta più marciapiede per immaginare che il resto venga da sé. La realtà, come spesso accade quando entrano in scena i tribunali, è decisamente meno semplice e scontata. E in questo caso la seconda puntata della storia ha avuto anche un costo piuttosto concreto.
«Rimborsare le spese»
Dopo la decisione del Tribunale, che aveva già condannato la parte che aveva promosso la causa a rimborsare le spese, il ricorso in appello ha comportato un'ulteriore condanna: 9.991 euro di compensi professionali, oltre agli altri oneri previsti. Considerando i due gradi di giudizio, i compensi liquidati in favore del Comune arrivano complessivamente a 13.800 euro, ai quali si aggiungono gli ulteriori costi previsti dalla legge. Una cifra tutt'altro che simbolica.
La sentenza di Firenze ricorda una cosa forse banale, ma che tanto banale non sembra essere: prima di trasformare una caduta in una causa da 56mila euro, bisogna essere in grado di dimostrare che quella caduta sia davvero imputabile al Comune. Tra la caduta e il risarcimento c'è in mezzo una causa. E, come dimostra questa storia, una causa può anche finire con il conto presentato a chi l'ha iniziata.
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