L’incidente
Rosignano, la richiesta di una caregiver: «Mi prendo cura di mamma invalida al 100%, chiedo un aiuto psicologico»
Marta Masi racconta l’impossibilità di avere un appuntamento: «Esiste il servizio, promosso dalla Regione, ma riuscire ad usufruirne, qui e in presenza, è un’odissea»
ROSIGNANO. Marta Masi è una giovane donna di Rosignano Solvay. E da quando il padre, tre anni fa, è scomparso si è fatta carico della mamma, invalida al 100 per cento. Grazie alla possibilità offerta dalla legge si è assunta come badante. Un’opportunità ma anche l’impossibilità di ricorrere ad altre soluzioni. È una caregiver, come si dice adesso. Una vita complicata, piena di sacrifici e ostaggio della malattia che lascia poco spazio e poco tempo per se stessi. Marta, come capita spesso in situazioni del genere, si è resa conto di avere la necessità di un aiuto psicologico, un rapporto con un professionista per esprimere le proprie difficoltà. Sembrava che non fosse un problema, il servizio esiste. La Regione ha creato “Aiutiamo chi aiuta”, un supporto telefonico per i caregiver dei propri familiari. «Io però avrei bisogno di un rapporto fisico, di un confronto psicologico diretto», spiega Marta Masi. «Ho quindi provato a chiamare il servizio e mi è stato detto che era sufficiente farmi fare la richiesta dal medico e prendere un appuntamento tramite il Cup. Sembrava facile ma ogni volta che c’è da risolvere un problema, per chi vive una situazione come la mia, è particolarmente difficile. È un rimpallo da un ufficio all’altro, servono mille telefonate».
Marta Masi si è quindi rivolta al Cup. «Dopo tre anni da caregiver – racconta – sento il bisogno di poter parlare con qualcuno per alleviare un po’ le sofferenze e volevo anche comprendere quanto il sistema funziona senza rivolgersi ai professionisti privati. Al Cup invece mi hanno detto che l’unica possibilità era andare a Volterra. Per me, ma in genere per chi è nella mia situazione, spostarsi per così tanto tempo è impossibile. Mi è stato quindi consigliato di rivolgermi al consultorio».
Aggiunge Masi. «L'operatore che mi ha risposto si è preoccupato vista l'importanza di certi tipi di visite e si è molto raccomandato di provare almeno a sentire il consultorio nel caso loro sapessero se si può essere inseriti in qualche modo nel percorso di salute mentale dal momento che questo tipo di servizio c’è anche a Rosignano. Ho mandato un'email al consultorio ma non mi hanno risposto. Proverò a passarci di persona. Ammetto di non averlo ancora fatto perché alla fine tutto questo diventa un’aggiunta di stress a una situazione in cui già riuscire a incastrare tutto è complicato».
Marta Masi si domanda quindi come si può avere dei punti di riferimento certi per le tante persone che sono cargiver dei loro familiari e che tendenzialmente hanno sempre, tutti, lo stesso tipo di esigenze con il limite di non potersi allontanare per troppo tempo dai propri cari.
«Se una persona non può pagare uno psicologo privatamente – conclude Masi – perché gli viene negato il diritto di averlo tramite l’azienda sanitaria? Non mi sembra una cosa giusta. Mi pare, tra l’altro, un’esigenza comune a chi vive una situazione come la mia. Ecco vorrei che fosse reso tutto più facile con una rete che si attiva in modo automatico riuscendo a dare delle risposte con tempi e soluzioni accettabili».
