Il Tirreno

Lutto

Cecina: addio a Marco Barsotti, il radiologo dal cuore grande

di Ilenia Reali

	L'ospedale di Cecina
L'ospedale di Cecina

Settant’anni, aveva lavorato tutta la vita all’ospedale di Cecina. È ricordato per la «disponibilità nei confronti di tutti» e la «simpatia»

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CECINA. In questa pagina non ci sono foto di Marco Barsotti. Ne hanno poche gli amici ma soprattutto, forse, lui non ne avrebbe volute. La pensano così la moglie Angela Arzilli, insegnante, e il figlio Niccolò. Abbiamo scelto di pubblicare invece quella dell’ospedale di Cecina perché è qui che Barsotti ha lavorato praticamente tutta la vita ed è qui che i cecinesi lo hanno, prevalente, conosciuto e oggi lo ricordano con parole di stima e affetto.

Medico radiologo, di professione e col cuore, non ha mai negato il suo aiuto. Non si entrava in ospedale senza uscire con lui che si fosse prodigato per risolvere i problemi dei pazienti. Tutti usano due parole per raccontarlo: generoso, simpatico.

«La cosa più bella che mi lascia il babbo sono le cose che mi stanno dicendo oggi le persone che lo hanno conosciuto e incontrato. Ha vissuto pensando sempre agli altri», dice il figlio Niccolò dalla sala mortuaria Frongillo adiacente al cimitero di Cecina dove ora si trova la salma e dove rimarrà fino alle 14,30 di oggi pomeriggio quando si terrà il funerale, in Duomo.

Marco Barsotti, cecinese, aveva frequentato il liceo Fermi e poi aveva frequentato medicina. Il lavoro all’ospedale di Volterra e poi a Cecina dov’era rimasto fino alla pensione. Settanta anni, da tempo era stato colpito da una brutta malattia con cui aveva lottato per anni. «Amava la vita», lo ricorda l’amico Francesco Villani che non nasconde il dolore profondo perché «per me Marco era il fratello che ti scegli».

Una vita trascorsa insieme, anche con altri amici. Al liceo, a ballare, a caccia, alle feste, con i figli, a discutere di politica. «Un rapporto che va avanti da generazioni. I nostri padri erano già molto amici». Il babbo di Marco Barsotti, Fernando, aveva uno studio dentistico in città.

«Mio padre è morto presto e per me i suoi genitori sono stati un punto di riferimento. Fernando mi ha portato la prima volta a caccia perché sapeva che babbo mi avrebbe insegnato. Lui era giocherellone, aveva sempre la battuta pronta, la classica persona che se devi scegliere con chi andare a cena, vai con lui perché hai la garanzia di divertirti. Era anche un amante della buona cucina, conosceva tutto dei prodotti locali, sapeva scegliere il pesce come nessuno».

Poi è arrivata la malattia e la vita di Barsotti si è trasformata. L’aveva superata più volte e più volte c’era ricaduto. «Lo aveva sopraffatto, consumato. E non è stato facile accettarlo. Per nessuno di noi», conclude Villani.


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