Il lutto
Viareggio, caso Cinzia Dal Pino: Procura e difesa fanno appello contro la condanna
L’accusa vuole un aumento della pena, gli avvocati difensori una riduzione: i legali incaricati dall’imprenditrice puntano ad “alleggerire” il reato contestato di omicidio volontario
VIAREGGIO. Doppio ricorso in appello per la condanna a 18 anni di carcere inflitta a Cinzia Dal Pino. Ma con obiettivi diametralmente opposti. Com’era logico aspettarsi, la Procura di Lucca chiede un aumento della pena; gli avvocati difensori una riduzione.
Al centro del processo, su cui a questo punto dovrà esprimersi la Corte d’Assise d’Appello di Firenze – sicuramente nel 2027, forse a primavera – l’omicidio commesso nella notte dell’8 settembre 2024 in via Coppino, nel quartiere Darsena. Quando Dal Pino investì più volte con il suo Suv e uccise Noureddine Mezgui, detto “Said l’algerino”, che le aveva appena sottratto la borsa.
Nella presentazione dell’appello la pm Sara Polino, titolare dell’accusa che in primo grado aveva chiesto la condanna all’ergastolo per Dal Pino, chiede ora il riconoscimento di tutte le circostanze aggravanti. E non solo del cosiddetto “mezzo insidioso” (cioè l’utilizzo del Suv per uccidere).
La procura
Le aggravanti in questione sono la minorata difesa, la crudeltà e i futili motivi. Secondo la Procura, il contesto dell’omicidio – una serata piovosa in una strada quasi deserta, con la vittima in stato di ubriachezza – l’investimento ripetuto a bordo di un’auto e la motivazione della sottrazione della borsetta sono circostanze che devono essere computate nella pena. La Procura non ritiene credibile lo stato di paura raccontato dall’imputata, a cui non dà credito quando riferisce di essere stata rapinata dietro minaccia di un coltello. A detta della pm, Dal Pino in realtà aveva subito il furto della borsa dal sedile passeggero, e non era stata aggredita dalla parte della portiera del conducente, come testimoniato in tribunale dall’imputata. La cui reazione – sempre secondo l’accusa – era motivata dalla rabbia, non dalla paura.
Chiesta anche l’esclusione delle attenuanti generiche. Infine, nella richiesta di aggravamento della condanna, la pm Polino ribadisce di non essere a conoscenza di scuse rivolte ai familiari della vittima, né di somme offerte come risarcimento del danno. Risarcimento versato in parte dalla compagnia di assicurazione dell’auto, intestata al marito.
Gli avvocati difensori
Gli avvocati difensori dell’imprenditrice, Enrico Marzaduri e Alberto Gargani, hanno a loro volta presentato appello così come annunciato subito dopo la sentenza pronunciata l’11 giugno scorso in Corte d’Assise a Lucca.
L’obiettivo della difesa è la riqualificazione del reato: farlo passare, cioè, da omicidio volontario a eccesso colposo di legittima difesa o a omicidio preterintenzionale. Con conseguente riduzione della pena. Non presenteranno appello gli avvocati Enrico Carboni e Gianmarco Romanini, che assistono i familiari di Mezgui. I due legali, a corollario, ribadiscono «di non essere stati contattati per alcun incontro relativo al percorso di giustizia riparatoria», così come era stato chiesto dall’imputata a proposito di un incontro coi familiari della vittima a scopo riconciliatorio. Dal Pino resta a tutt’oggi agli arresti domiciliari nella sua abitazione.
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