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Intelligenza artificiale a scuola tra rischi e opportunità: «Così i professori capiscono se gli studenti la usano»

di Viola Degl’Innocenti

	L'intelligenza artificiale è sempre più a disposizione degli studenti (foto di repertorio)
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L'intelligenza artificiale è sempre più a disposizione degli studenti (foto di repertorio)

Viareggio, le dirigenti scolastiche: c’è bisogno di formazione per sviluppare il senso critico sullo strumento

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VIAREGGIO. L’intelligenza artificiale sempre più a portata di mano degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori: un uso ormai quotidiano che spinge gli insegnanti ad aggiornarsi attraverso nuovi corsi di formazione e porta a ripensare anche i metodi di valutazione, sempre più affidati alle verifiche in classe. Quando uno studente si trova a dover svolgere i compiti a casa, cosa gli impedisce di usare il suo laptop per chiedere aiuto all’intelligenza artificiale? In pochi istanti, l’Ia è in grado di elaborare un testo o aiutarlo a risolvere un esercizio. È uno strumento rapidissimo e sempre più accessibile, anche se non sempre preciso nei contenuti. Gli insegnanti si trovano così a dover capire quanto del lavoro consegnato sia stato elaborato autonomamente dallo studente e quanto, invece, non sia esattamente "farina del suo sacco".

Lo spiega anche Silvia Barbara Margherita Gori, preside del Liceo scientifico "Barsanti e Matteucci" e del Liceo classico "Carducci". «Gli insegnanti si accorgono quando uno studente o una studentessa ha usato l’Ia per svolgere i compiti a casa perché conoscono gli alunni. È vero che l’intelligenza artificiale è in grado di impadronirsi anche dello stile di una persona, però come in passato l’insegnante si accorgeva se il compito era copiato da libri o altre fonti, uguale anche adesso», spiega la dirigente scolastica. «Inoltre se quando li interroghi non si ricordano niente del lavoro che hanno fatto a casa, si capisce facilmente che è stato fatto da qualcun altro». Poi chiarisce che la valutazione avviene attraverso verifiche svolte in classe, durante le quali l’uso del telefono non è consentito. «Bisogna educare i ragazzi anche ai rischi e alle derive di questi strumenti. Un po’ come è stato in passato per il problema dei mass media, poi del computer e poi del telefono; e ora siamo arrivati all’Ia, che ovviamente ha potenzialità enormi e anche rischi elevati».

Non solo risvolti negativi

Secondo la preside Gori l’intelligenza artificiale non deve essere demonizzata, ma richiede pur sempre una formazione per essere utilizzata correttamente: imparare a fare i prompt e dare gli input giusti, e poi successivamente verificare che non ci siano errori nelle risposte che l’Ia ti dà, sia nella grammatica che nei contenuti. Il suo utilizzo può però avere anche risvolti molto positivi, in particolare per gli alunni con bisogni educativi speciali. «Con l’IA riescono a studiare meglio perché avendo difficoltà a leggere possono utilizzare la funzionalità di audio-sintesi. È utile anche per chi ha bisogno di mappe concettuali. Come strumento di studio offre delle opportunità, però se utilizzata in modo consapevole e critico, non delegando totalmente il processo di apprendimento, che altrimenti danneggia gli stessi studenti». Il punto centrale è il passaggio da un modo di pensare e apprendere a un altro. «La sfida della scuola è far sviluppare pensiero critico: capacità di discernere dai contenuti proposti. L’apprendimento necessità di tempo, sedimentazione, mentre l’Ia è caratterizzata dalla rapidità di creazione di informazione, quindi serve come contributo ma non a sostituzione del lavoro», conclude Gori.

L’importanza della formazione degli insegnanti

Rossana Pacini, dirigente scolastica dell’Istituto Superiore d’Istruzione "Carlo Piaggia" di Viareggio, e da quest’anno anche del Don Lazzeri-Stagi, sottolinea l’importanza della formazione degli insegnanti sul tema dell’intelligenza artificiale. «Nella sede di Viareggio, al Piaggia, abbiamo iniziato nell’anno scolastico 2024/25 un’attività di approfondimento destinata ai docenti. Abbiamo proposto due percorsi, livello base e intermedio, per accompagnare gli insegnanti nell’utilizzo dello strumento e, a loro volta, nell’accompagnamento degli studenti. Complessivamente hanno partecipato una sessantina di professori del Piaggia». Il prossimo passo, che la dirigente vorrebbe estendere anche al Don Lazzeri-Stagi, riguarda la formazione sulla legittimità e sull’uso consapevole degli strumenti di intelligenza artificiale da parte degli studenti. Finora, infatti, i percorsi formativi hanno coinvolto esclusivamente gli insegnanti. «L’istituto ha inoltre ottenuto un finanziamento dal Ministero per avviare percorsi di formazione sull’intelligenza artificiale rivolti non solo ai docenti, ma anche agli studenti e al personale Ata. La formazione potrebbe essere estesa, qualora vi fosse interesse, anche ai genitori». La preside Pacini evidenzia come l’intelligenza artificiale possa essere sfruttata anche nel caso di ragazzi con disturbi dell’apprendimento o con certificazione 104, proprio perché è uno strumento che può essere personalizzato in base alle necessità del singolo studente. Per quanto riguarda l’utilizzo attuale dell’Ia da parte degli studenti e delle studentesse per svolgere i compiti assegnati per casa si dice consapevole insieme al corpo docente dell’utilizzo, spesso improprio, da parte degli alunni. «L’utilizzo dovrebbe essere consapevole. Alcuni compiti per casa, come per esempio riassumere un testo, perdono in parte di significato. Gran parte del lavoro, infatti, viene ormai svolto in classe durante le ore di lezione e le valutazioni non si basano sugli esercizi per casa, ma principalmente su verifiche e interrogazioni. In ogni caso, l’insegnante conosce lo stile di scrittura di uno studente e, se un compito si discosta significativamente da questi, può facilmente rendersi conto che potrebbe non essere stato svolto direttamente dal ragazzo o dalla ragazza. Banalmente, basta anche mettere il testo online per verificare se è stato usato uno strumento di intelligenza artificiale. Oppure fare due domande a voce e vedere se lo studente è preparato sull’argomento», conclude Pacini.

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