Il Tirreno

Versilia

La tragedia

Travolta da un furgone a Viareggio, la famiglia di Linda è sotto choc: «Ma c’è fiducia nella giustizia»

di Gabriele Buffoni
L'incidente ripreso dalle telecamere e la vittima
L'incidente ripreso dalle telecamere e la vittima

L’avvocato Gianmarco Romanini, incaricato dalla famiglia e dal compagno di rappresentarli come parte offesa per tutto quello che sarà l’iter delle indagini: «Presenteremo un perito per l’autopsia»

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VIAREGGIO. Un dolore immenso, difficilmente immaginabile anche per chi tenta di immedesimarsi e comprendere il vuoto lasciato da una perdita tanto improvvisa quanto ingiusta. È quello che ha travolto la famiglia di Linda Martinucci, la 46enne investita e uccisa da un furgone intorno alle 3 del mattino di venerdì lungo la discesa del cavalcaferrovia Lombardi che collega la Torre Matilde a Largo Risorgimento. Ma per la figlia Asia (che proprio venerdì 11 settembre ha compiuto 20 anni) e tutti i famigliari resta solida anche «la fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti che stanno cercando di arrivare alla verità, individuando i responsabili e tutti i profili di colpa».

A parlare è l’avvocato Gianmarco Romanini, incaricato dalla famiglia e dal compagno di Linda Martinucci di rappresentarli come parte offesa per tutto quello che sarà l’iter delle indagini e del futuro (appare ormai quasi scontato) procedimento giudiziario che si aprirà sulla vicenda della morte della 46enne.

Il perito per l’autopsia

Il primo passo per il legale viareggino sarà la nomina di un consulente di parte che presenzierà all’autopsia sul corpo di Martinucci: l’esame è già stato disposto dal pubblico ministero Antonio Mariotti, titolare dell’inchiesta per la Procura di Lucca, che ne ha affidato l’incarico al medico legale Stefano Pierotti. Questione di giorni e poi l’autopsia potrà chiarire, nero su bianco, le cause della drammatica morte della 46enne, deceduta pochi minuti dopo l’incidente mentre il personale sanitario stava cercando di portarla d’urgenza al pronto soccorso.

«Affiancheremo ogni consulente necessario alle operazioni di indagine – dichiara l’avvocato Romanini – per il resto, al momento permane il segreto istruttorio per cui non è possibile rilasciare ulteriori dichiarazioni su quanto riferito anche dal compagno di Linda. Le indagini sono in corso e, ripeto, da parte della famiglia c’è massima fiducia: attendono tutti soltanto di poter fare un funerale degno a Linda».

L’avvocato riporta però «anche tantissimo rammarico da parte della figlia – spiega Romanini – per essere stata costretta a vedere sui social, prima ancora che le fosse mostrato da chi di dovere, il video dell’incidente. E di aver letto anche molti commenti insulsi che non hanno tenuto conto del dolore di una ragazza che a soli vent’anni ha appena perso la mamma».

L’udienza dal gip

Si attende intanto nelle prossime 48 ore la decisione della giudice per le indagini preliminari Raffaella Poggi relativamente all’udienza di convalida per il fermo che vede da sabato mattina in carcere a Pistoia Anatoli Covali, muratore moldavo di 37 anni, ritenuto dagli inquirenti il presunto conducente del furgone che avrebbe investito Linda Martinucci abbandonando poi il luogo dell’incidente: per lui le ipotesi di reato sono quelle di omicidio stradale e fuga.

Insieme a Covali è stato denunciato anche un secondo muratore moldavo di 33 anni per omissione di soccorso: per i carabinieri si sarebbe infatti trovato a bordo del veicolo, per quanto sul sedile del passeggero, quando il furgone (poco prima delle 3 del mattino di venerdì) ha investito Linda Martinucci mentre la 46enne stava tornando a casa in bicicletta. Accanto a lei, anche lui in bici, c’era il compagno che ha assistito a tutta la scena, così come il conducente di un’auto che il furgone avrebbe sorpassato appena prima di travolgere la donna.

La giudice Poggi dovrà valutare dunque entro martedì (questi i termini di legge) se convalidare il fermo di indiziato di delitto – l’uomo infatti non avrebbe confessato: su di lui gravano solo gli indizi raccolti dagli inquirenti, tra testimonianze e video delle telecamere di sorveglianza – e predisporre una qualche misura cautelare, oppure se rilasciare l’indiziato.

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