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Camaiore, duplice omicidio: «Kety e Mirko due anime d’oro» - I racconti di chi conosceva le vittime

di Gabriele Buffoni

	L'uomo che ha sparato e le vittime
L'uomo che ha sparato e le vittime

Lei era Oss alla casa di riposo della Pieve, lui cameriere al Carpe Diem in Darsena a Viareggio

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CAMAIORE. Una comunità intera sotto choc per il duplice omicidio di Camaiore. Il sindaco di Camaiore Marcello Pierucci ha dichiarato che «è difficile esprimere giudizi e valutazioni di merito: è un giorno di lutto cittadino e mi sento vicino a tutti i famigliari e agli affetti di una famiglia che ha vissuto un giorno tanto drammatico».

Ma a rimanere senza parole non solo soltanto vicini di casa, famigliari e conoscenti delle vittime, Mirko Moriconi di 24 anni e Kety Andreoni di 51 anni, e dell’omicida Piero Moriconi, di 63 anni. Anche chi ha conosciuto infatti Mirko e Kety sui rispettivi luoghi di lavoro è rimasto allibito di fronte a una morte tanto efferata.

Kety, più di un angelo

«Kety era davvero la migliore – commenta, molto scossa dall’accaduto, suor Faustina, responsabile del personale della Casa di Riposo Santa Caterina da Siena di Pieve di Camaiore, la frazione dove la 51enne viveva con il marito e il figlio e dove lavorava – era con noi da parecchio tempo, era una delle veterane essendo stata assunta alla fine degli anni Novanta. Era un’operatrice socio sanitaria e con tutti i nostri ospiti era bravissima, sempre cordiale e allegra e capace di farli stare al meglio. Ma non era un angelo solo con gli ospiti della struttura – racconta suor Faustina – anche con le colleghe e con noi suore aveva un ottimo rapporto, che si era consolidato ormai nel tempo. Quando abbiamo sentito le sirene salire su per via della Costa abbiamo pensato che fosse successo qualcosa di brutto, ma non avremmo mai potuto immaginare questo. Piero? Lo conoscevamo poco – spiega – solo da quello che ci raccontava Kety. L’abbiamo visto qualche volta, non di più. Kety invece ci parlava molto di Mirko, perché erano molto legati e lei ne parlava sempre molto, anche della situazione non facile che stavano vivendo».

Mirko e la musica

Mirko, dal canto suo, fino a poche settimane fa (quando aveva chiesto una sosta per malattia) aveva lavorato al Carpe Diem, noto locale della Darsena viareggina. «Siamo tutti sconvolti – commenta Gabriel Arena, uno dei soci titolari del locale – Mirko lavorava da noi ormai da quattro anni, eravamo tutti affezionati a lui e al suo modo di essere così genuinamente sopra le righe. Aveva una grande passione per la musica e il mercoledì, nelle nostre serate karaoke, finito il servizio o a volte anche mentre serviva i clienti si fermava con loro a cantare. Qui lo amavano tutti, addirittura – rivela – i nostri clienti abituali quando non lo vedevano ci chiedevano sempre di lui perché era riuscito nel tempo a entrare nel cuore alla gente. Era un ragazzo sorridente e molto alla mano, il classico ragazzotto un po’ campagnolo, di provincia, ma genuino e sincero, di quelli che dicono sempre quello che pensano, a volte pure senza troppe remore. Con la madre poi aveva un rapporto splendido e speciale – conclude il titolare del Carpe Diem – qui da noi lei aveva festeggiato i suoi 50 anni insieme a lui. Erano legatissimi. Del padre invece non parlava mai molto».

 

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