**Social: Stanzione (Garante Privacy), 'bene Kids Act Ue ma tutelare ragazzi non significa schedarli'**
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Roma, 17 set.(Adnkronos) - La Commissione Europea vieta l’accesso autonomo ai social ai minori di 13 anni, e tutele graduali per le età successive: è la proposta di Kids Act presentato dalla presidente Ursula von der Leyen e dalla vicepresidente Henna Virkkunen. Per l'applicazione della proposta saranno fondamentali meccanismi affidabili di verifica dell'età che rispettino la privacy degli utenti e Pasquale Stanzione, presidente del Garante per la protezione dei dati personali, dice all'Adnkronos che l'equilibrio da trovare è "duplice": tra esigenza di verifica dell’età e privacy dei minori (che non devono "essere oggetto di una sorta di schedatura") e tra la tutela da contenuti inappropriati e la promozione di una "pur parziale autonomia" di ragazze e ragazzi. L'Eu Kids Act vorrebbe rendere la rete un luogo più sicuro per i minori. Come si bilancia la necessità di un controllo più stringente sui contenuti con il diritto alla privacy? Secondo Stanzione "si deve impedire che la rete diventi un luogo di violazione, anziché di promozione, della libertà e della dignità. In questa chiave va letto l’EU Kids Act come anche, del resto, l’attività svolta dal Garante in questi anni a tutela dei minori online. Si può e si deve coniugare il controllo non solo dei contenuti, ma anche delle modalità di progettazione delle piattaforme (perché non inducano dipendenza) con la protezione dei dati personali, la libertà di espressione e informazione dei ragazzi. La tecnologia, in questo, può essere un ausilio se sappiamo scegliere, tra le varie, possibili, soluzioni, quella capace di realizzare al meglio quest’equilibrio". Sulla verifica dell'età degli utenti - dove Bruxelles suggerisce di utilizzare l'app di verifica dell'età dell'Ue, che non conserva documenti di identità o dati biometrici - il presidente del Garante privacy confida nel “Bruxelles effect, ovvero nella capacità della disciplina europea di indurre il mercato a conformarsi alle sue regole, funzionali a realizzare un equilibrio democraticamente sostenibile tra dignità della persona, innovazione e libertà di iniziativa privata. È successo con il Gdpr; succederà con l’Ai Act e con l’Eu Kids Act". Sui "dark pattern" e i design che creano dipendenza (come lo scrolling infinito), il presidente sottolinea che "il Kids Act estende, correttamente, le garanzie già previste dal Digital markets act per i minori, il cui superiore interesse ben può legittimare limiti anche incisivi all’iniziativa economica. Non a caso, le piattaforme sono state definite da Tim Wu mercanti di attenzione, per la loro capacità di colonizzazione del pensiero in un’epoca in cui la rete promette apparentemente, soprattutto ai più fragili, identità e reputazione. Il Kids act prevede per i più giovani una sorta di 'account introduttivo' subordinato al controllo dei genitori. Quali garanzie tecniche servono? "Come abbiamo chiarito anche alle Camere, in sede di audizione sui vari progetti di legge sull’age verification, è essenziale delineare un duplice equilibrio: in primo luogo tra esigenza di verifica dell’età e privacy dei minori, che non devono per eterogenesi dei fini essere oggetto di una sorta di schedatura, sia pur ai fini migliori. Dall’altro lato, va garantito equilibrio tra la tutela dei minori da contenuti inappropriati e la promozione di una loro sia pur parziale autonomia. Che non vuol dire, ovviamente, solitudine digitale, ma consapevolezza: da costruire a scuola, in famiglia, con un’alleanza istituzionale che promuova una vera e propria 'paideia' digitale per i cittadini di domani". Intanto non ci sono solo i social: a volte i ragazzi usano AI companion o chatbot per studiare o confidarsi e per il Garante "il divieto di utilizzo di sistemi che creino dipendenza potrebbe risultare determinante rispetto al rischio dell’effetto Eliza, ovvero di instaurare con questi chatbot rapporti talmente intensi da finire per confondere uomo e macchina. Il loop dell’empatia infinita (dovuta al tono lusinghiero di questi chatbot) rischia infatti di generare una dipendenza tale da svalutare, per converso, i rapporti umani (che appaiono troppo complessi e poco satisfattivi), inducendo così all’isolamento. È un problema antropologico e sociale che non può lasciarci indifferenti e sul quale abbiamo sollecitato l’attenzione, anche del legislatore, più di un anno fa", aggiunge il presidente. Sul web si incrociano diverse normative (Gdpr, Digital Services Act, AI Act e ora il Kids Act. Soprattutto il Fairness Act sembra in sovrapposizione). Secondo il Garante privacy "quella del coordinamento delle competenze è l’esigenza costante di tutte le normative del digitale. In quanto trasversali, esse impongono non solo leale cooperazione (invocata anche dalla giurisprudenza europea e interna) ma anche e soprattutto una vera e propria sinergia istituzionale. L’obiettivo è riportare il web alla sua antica promessa: essere la più grande agorà democratica della storia. Intanto c'è la possibilità che la responsabilità di queste nuove architetture di sicurezza e privacy ricadano sugli utenti? "L’articolo 41 della nostra Costituzione, nell’enunciare la libertà di iniziativa economica privata, individua tuttavia, tra l’altro, nella libertà e nella dignità umana, i limiti oltre i quali essa non possa spingersi. Credo che questa sia la bussola da seguire", conclude Stanzione.
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