Bonino: Radicale per cambiare il mondo, chapeau da Papa Francesco
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Roma, 11 set. (Adnkronos) - "Senza fare politica radicale non potrei vivere, è quello che mi muove. Perchè sono sicura che sia possibile, solo di un centimetro, cambiare il mondo". Emma Bonino, morta oggi a Roma, all'età di 78 anni, ha tentato di farlo per tutta la sua vita. Da militante Radicale, lottando per i diritti civili, contro la fame nel mondo, per affermare pace, giustizia, democrazia e Stato di diritto e contrastare crimini di guerra e persecuzioni. Da commissaria europea, ministra e infine da fondatrice e leader di un partito chiamato 'Più Europa', impegnata per un'Unione sempre più forte ed integrata. Da donna in prima linea nelle battaglie per l'emancipazione, soprattutto in quelle parti dell'emisfero dove la condizione femminile è spesso sinonimo di schiavitù. Da senatrice, per difendere dagli attacchi populisti e sovranisti la nostra "ancorché imperfetta" democrazia liberale. Tanto da meritarsi gli elogi di Papa Francesco: "rispetto tanto Emma Bonino, non condivido le sue idee ma conosce l'Africa meglio di tutti. Di fronte a questa donna dico, chapeau". Un feeling suggellato dalla visita del Pontefice a novembre del 2024. La rottura con Marco Pannella è stato invece il cruccio più grande della sua carriera politica, un vero e proprio buco nero: "Io e Marco- diceva in un'intervista a 'Sette' nel 2019- non abbiamo mai litigato, ha fatto tutto da solo e forse è questo che mi ha fatto più male. Con il tempo deve essere maturata una disistima di cui non mi ero accorta. Non so quando sia scattato, ho anche smesso di pensarci. Dopo 40 anni di convivenza politica ha cominciato ad insultarmi attraverso Radio radicale". Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, entra in politica a metà degli anni Settanta, dopo aver fondato il Cisa (Centro di informazione sterilizzazione e aborto). Sono gli anni che vedono i Radicali impegnati nelle battaglie per il divorzio e l’aborto e nel 1975 arriva ad autoconsegnarsi per procurato aborto, andando volontariamente in carcere. "Mi accusano di aver ucciso diecimila persone con la pompetta. Quelle donne -dirà sempre nella stessa intervista, rivendicando il suo impegno a favore della legge sull'interruzione di gravidanza- le abbiamo aiutate togliendole dall'aborto clandestino, perchè allora chi poteva andava a Londra e le altre rischiavano la vita col prezzemolo e i ferri da calza" Nel 1976 l’ingresso in Parlamento, quando il Partito radicale si presenta per la prima volta alle elezioni. Negli anni Ottanta le sue lotte si arricchiscono di un altro obiettivo, quello contro la fame nel mondo. È il 1981 quando Bonino promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce a fondare l’associazione Food and disarmement international, nata per coordinare le attività e le iniziative d’informazione internazionale su questo fronte, di cui dopo qualche anno diventerà segretario. Dal 1989 è presidente del Partito radicale transnazionale, carica che ricoprirà fino al 1993. Anno che vede Bonino impegnata in alcune iniziative internazionali di notevole rilievo: promuove una campagna a favore dell’istituzione del Tribunale ad hoc per i crimini nella ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario generale delle Nazioni unite, Boutros Boutros Ghali, un appello firmato da 25.000 persone in tutto il mondo. Sempre nel ‘93 è tra i fondatori di ‘Non c’è pace senza giustizia’, una associazione internazionale no-profit che lavora per la protezione e la promozione dei diritti umani, della democrazia, dello Stato di diritto e della giustizia internazionale. Con tale associazione si dà l’obiettivo di sostenere l’attività del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia e di promuovere la creazione di una Corte penale internazionale permanente, competente ad accertare e giudicare nel mondo intero “i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”, che inizierà ad operare nel 2002. Ed è del 1993 anche l’incontro con il Dalai Lama, con il quale tiene una conferenza stampa per il lancio di una mobilitazione per i diritti e la libertà del popolo tibetano e per la democrazia in Cina. Un anno dopo viene nominata capo della delegazione del Governo italiano all’Assemblea generale dell’Onu per l’iniziativa della ‘Moratoria sulla Pena di morte’. All’inizio del 1995, dopo la vittoria alle elezioni dell'anno prima nelle quali è andata in scena l'inedita alleanza tra Forza Italia e Radicali, l’Esecutivo di Silvio Berlusconi la indica come commissario europeo. A Bruxelles rimane cinque anni, occupandosi della Politica dei consumatori, della Politica della pesca e dell’Ufficio europeo per l’Aiuto umanitario d’urgenza. Quarantotto ore dopo il suo insediamento, parte per l’ex Jugoslavia, con la volontà di denunciare l’impotenza di Europa e Onu dinanzi al protrarsi del conflitto e all’allargarsi della ‘pulizia etnica’. Il suo schierarsi a favore dell’intervento militare in Kosovo le alienerà le simpatie del mondo pacifista, anche per le posizioni assunte rispetto ad altre crisi internazionali come quella irachena. Nel 1999 è al centro di una campagna per la sua elezione al Quirinale, sull’onda della quale ottiene un notevole successo con l'omonima lista alle elezioni europee, raggiungendo l'8,5 per cento, e l’elezione al Parlamento di Strasburgo. Con il nuovo millennio, la storia politica di Bonino si arricchisce di un altro capitolo, quello dedicato all’impegno per l’affermazione della democrazia e dei diritti civili nel mondo arabo. Dapprima, nel dicembre 2001, si trasferisce al Cairo con l’obiettivo di imparare la lingua e la cultura araba, poi nel marzo 2003 inaugura una rassegna quotidiana di stampa araba, in onda su Radio radicale. Nello stesso periodo si impegna nella campagna contro le mutilazioni genitali femminili, intitolata ‘StopFgm’, per dare appoggio e visibilità internazionali alla lotta combattuta da decenni dalle donne africane. Nel novembre 2002, in rappresentanza del Governo italiano, Bonino partecipa a Seul alla seconda conferenza ministeriale della ‘Community of Democracies’, un’unione di Stati che si sono dati l’obiettivo di lavorare per la creazione di una ‘Organizzazione mondiale della democrazia’, al fine di rafforzare le libertà civili e politiche nel mondo. Nel gennaio 2004 organizza a Sana’a, con ‘Non c’è pace senza giustizia”, la prima ‘Conferenza intergovernativa regionale su democrazia, diritti umani e sul ruolo della Corte penale internazionale’, un’assoluta novità per un Paese arabo. Nel 2006 torna alla Camera eletta con la Rosa nel pugno nella coalizione dell'Unione e ottiene la nomina a ministro per le Politiche europee nel secondo Governo di Romano Prodi. Due anni dopo vince le elezioni il centrodestra ed è eletta al Senato dove ottiene la carica di vicepresidente. Nel 2013 è nuovamente al Governo nell'Esecutivo di larghe intese guidato da Enrico Letta, dove assume il prestigioso incarico di ministro degli Esteri. Non passa neanche un anno e deve lasciare la Farnesina a Federica Mogherini dopo l'arrivo a Palazzo Chigi di Matteo Renzi. Nel 2015 per Bonino inizia una nuova sfida tutta personale, quella contro un tumore ai polmoni. "Dovrò ridurre le mie attività ma non ho intenzione di interrompere la mia attività politica, perché da una passione politica non ci si dimette. Io non sono il mio tumore. È solo una malattia, una delle tante sfide che affronterò", dichiara il 12 gennaio ai microfoni di Radio radicale. Da allora tutti impareranno a riconoscerla per i suoi turbanti, indossati a causa della perdita dei capelli per le cure cui si è sottoposta e per una alopecia intermittente, con la quale deve fare i conti anche quando riesce ad avere la meglio sulla malattia. "Credo di esserne quasi fuori, ho ancora delle verifiche, credo che questo antipaticissimo signore denominato tumore, anche molto maleducato perché io non è che lo avessi invitato ad abitare con me, si è presentato, ma credo che, se ho capito bene, se ne sia anche andato", annuncia ad ottobre del 2016 alla trasmissione di Enrico Lucci su Raidue 'Nemo-nessuno escluso'. "Anche se questa è un tipo di malattia, dicono i miei medici, da cui non si guarisce ci si impara a convivere". La vittoria dei Cinquestelle e la nascita del Governo gialloverde nella primavera del 2018 la riportano sui banchi dell'opposizione, sempre al Senato. Da lì, nell'evoluzione del quadro politico che caratterizza la legislatura, condurrà l'ultima delle sue battaglie politiche, quella contro sovranismi e populismi e a difesa dell'Ue, con la formazione politica 'Più Europa' della cui nascita è stata una degli artefici. Non si arrende di fronte ad un nuovo guaio fisico, la rottura del femore, nè di fronte agli ostacoli che si frappongono rispetto al progetto di dar vita ad una lista per gli Stati uniti d'Europa in vista delle Europee del 2024, progetto che non decolla in pieno per il rifiuto di Carlo Calenda di partecipare ad un'alleanza che prevede la presenza anche di Matteo Renzi.
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