Ai, Quici (Cimo): "Medici ospedalieri chiedono una legge sull'atto medico"
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Roma, 11 set. (Adnkronos Salute) - "I medici ospedalieri chiedono innanzitutto una legge sull'atto medico, che in questo momento non c'è: attualmente è regolato da un Codice deontologico. In assenza" di una legge, "diventa difficile identificare i campi di competenza, ma soprattutto di responsabilità. Il medico è sempre stato responsabile della diagnosi e della terapia del paziente. Con l'aumento delle professioni sanitarie, c'è bisogno di stabilire delle regole in modo che il cittadino e i professionisti non abbiano problemi in futuro". Lo ha detto Guido Quici, presidente nazionale Cimo-Confederazione italiana medici ospedalieri e presidente Federazione Cimo-Fesmed, intervenendo a Palazzo Montecitorio a Roma alla presentazione del documento 'Atto medico' e del volume scientifico dal titolo 'Etica ed atto medico: riflessioni e proposte', a cura di Francesca Gambetti. L'incontro, organizzato dall'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma, aveva l'obiettivo di definire i confini e l'identità della professione medica di fronte alla rivoluzione digitale, alle crisi globali e a sistemi sanitari sempre più complessi. È stata anche l'occasione per parlare di intelligenza artificiale e nuove tecnologie. "Se il giudizio clinico venisse ridotto solo a protocolli e algoritmi, si allontanerebbe ancora di più il rapporto tra cittadino e medico - osserva Quici - Questo va recuperato assolutamente nell'ambito della deontologia. Il nostro Codice ci impone che il colloquio tra medico e paziente sia quotidiano e non ingolfato dalla medicina amministrata".
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