La manovra
Bonus bebè in Toscana, i dubbi in maggioranza. Ma Giani lo difende: «È un pacchetto»
Il presidente della Regione lo lega alle politiche sociali, la sinistra teme che sia uno spot
FIRENZE. Non è partita benissimo la gestazione del cosiddetto bonus bebè, annunciato la scorsa settimana dal presidente Eugenio Giani come misura per combattere la denatalità, che in Toscana ha fatto segnare un record negativo.
L’idea di un contributo una tantum ha fatto storcere il naso a diversi membri della maggioranza, che hanno visto nella misura un’eco dei tanto criticati provvedimenti spot del governo Meloni. E così sono arrivate diverse richieste, sia all’interno della giunta sia dal consiglio regionale, di ulteriori approfondimenti prima di un eventuale via libera.
Bonus bebè Toscana da 500 euro: la proposta di Giani
Giani, però, ha le idee chiare: «Non si tratta in nessun modo di una misura spot. Fa parte di un pacchetto di dieci misure, Toscana Welfare, che comprendono una serie di provvedimenti che hanno fatto della nostra regione un punto di riferimento sulle politiche sociali. Di queste si discuterà, tutte insieme. Non si tratta di approvare una singola proposta ma un decalogo completo».
Nella visione del presidente toscano, il bonus bebè – un contributo di 500 euro per ciascuna donna che avrà un figlio nel corso del prossimo anno – si andrà a sommare ad Asili nido gratis, Libri gratis, misure sulle politiche attive del lavoro e Progetto di Vita Indipendente. Un’ulteriore «perla» in una collana di interventi sociali promossi dalla Regione Toscana.
Toscana Welfare, Giani difende il pacchetto di misure sociali
«Quando tre anni fa proposi Asili nido gratis diversi non erano d’accordo», argomenta Giani. «Ora è un punto di riferimento che ci viene copiato. Lo stesso vale per il Progetto di Vita Indipendente, che da quando sono riuscito a consolidare nei fondi europei ha prodotto un allargamento della platea. Anche per quest’ultima misura, devo dire, ho registrato un gradimento assoluto tra i cittadini», dice il presidente.
L’obiettivo, dunque, è presentare il bonus bebè all’interno di un pacchetto più ampio di interventi per il sostegno alle famiglie, al lavoro e alla genitorialità.
Bonus bebè, la Cgil Toscana: «Servono interventi strutturali»
Il primo ad attaccare la proposta era stato il segretario della Cgil Toscana, Rossano Rossi, che aveva dichiarato: «I bonus sono spot e propaganda, servono interventi strutturali. È un tentativo che uno può dire anche nobile, però è una goccia nel mare che non serve a nulla».
Una critica che mette al centro la necessità di misure continuative, capaci di incidere sulle difficoltà economiche delle famiglie e sulle condizioni che influenzano la scelta di avere figli.
Avs propone pre e post scuola e centri estivi
Il capogruppo di Avs, Lorenzo Falchi, articola ulteriormente il ragionamento: «Invece di un bonus “una tantum”, ritengo che ci siano diversi ambiti dove poter indirizzare quei soldi in modo strutturale. Penso al pre e post scuola che molti Comuni non riescono ad attivare. I centri estivi, che sono un costo sociale importante per le famiglie. O altre misure costose, ma che aiutano a tenere insieme i tempi di lavoro e vita e la costruzione della famiglia, come i progetti per l’inserimento lavorativo di madri e padri che hanno difficoltà dopo la nascita del figlio».
Le perplessità nel Pd toscano sul contributo una tantum
Resistenze emergono anche all’interno del Partito democratico, trasversali alle diverse correnti. «I bonus sono una cosa che fa la destra», si mormora nei corridoi.
Per il momento non si registrano prese di posizione pubbliche contro il presidente, ma c’è la volontà di approfondire una misura che alcuni esponenti della maggioranza considerano migliorabile.
Bonus bebè, quando arriva il via libera della Regione Toscana
Il provvedimento non approderà in giunta a brevissimo. Sarà affrontato durante la discussione sul Bilancio 2027, verosimilmente alla fine di novembre o nelle prime due settimane di dicembre.
«La misura sarà articolata – assicura Giani – con cinque milioni che metterà la Toscana e cinque dai fondi europei, che serviranno per misure di sostegno alle mamme per il lavoro».
L’intenzione è quindi inserire il contributo in un quadro più ampio di interventi, per rispondere alle critiche di chi teme che si tratti soltanto di una misura spot. Resta da capire se la proposta riuscirà a ottenere il consenso necessario all’interno della maggioranza, in una fase in cui la campagna elettorale si avvicina e il confronto interno al Pd toscano potrebbe complicare il percorso del provvedimento.
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