Previdenza
Meteo in Toscana, ecco da dove arriva la benzina dei temporali violenti: «Mai così negli ultimi 100mila anni»
L’intervista a Francesco Meneguzzo, commissario del Consorzio Lamma Cnr, che spiega l’origine dei fenomeni che hanno colpito la cosa e le isole dell’Arcipelago
«Elba, piccole isole e Mediterraneo che cambia. L’ondata di maltempo del 20 ottobre all’Isola d’Elba richiama un tema più generale: la vulnerabilità delle piccole isole del Mediterraneo in un clima che cambia». Con queste parole si apre la riflessione con cui Francesco Meneguzzo, commissario del Consorzio Lamma Cnr, commenta il forte nubifragio che ha colpito la parte ovest dell’isola nella serata di martedì 20 ottobre. Un fenomeno che non è estraneo al territorio e che approfondiamo con l’esperto.
Dottor Meneguzzo, perché ultimamente all’Isola d’Elba si verificano piogge così intense?
«La causa delle piogge torrenziali risiede nel surriscaldamento del Mar Mediterraneo, che si scalda almeno due volte più velocemente rispetto al resto del mondo. Ad oggi il volume di energia termica immagazzinato nel mare è superiore a qualsiasi dato della storia moderna, probabilmente il più alto degli ultimi 100mila-120mila anni (un’era priva di analoghi storici da quando l’Homo sapiens popola la Terra)».
A tal proposito, cosa differenzia le forti piogge di quest’anno da quelle avvenute in passato?
«A differenza del passato, spesso i massimi pluviometrici, oggi, si formano e si scaricano direttamente sul mare. Le piccole isole e le coste, già territori vulnerabili, si trovano in una situazione di maggiore pericolo perché non offrono resistenza a queste tempeste. Quando queste enormi masse di vapore e calore incontrano le montagne dell’Elba, l’aria viene sollevata forzatamente incrementando ulteriormente la precipitazione. All’Elba si sono registrati 200 mm di pioggia in due giorni, ma la quantità di energia in gioco avrebbe potuto sprigionare eventi da 400 mm (simili ai 450 mm visti in Corsica o ai 750 mm di Valencia)».
Quali zone della Toscana risentono maggiormente del cambiamento climatico?
«Il cambiamento climatico non colpisce la regione in modo uniforme. Il maggiore rischio si sta progressivamente spostando dalle aree interne verso le coste e le isole. Precisamente le città urbane interne (Firenze, Prato, Pistoia, Arezzo) soffrono di ondate di calore estremo che, per via dell’urbanizzazione, creano vere e proprie isole di calore artificiali. Per quanto riguarda le parti costiere (Carrara, Massa, Pisa, Livorno fino al Grossetano), queste sono più soggette ad allagamenti urbani distruttivi, generati dall’intensificazione delle piogge sui tratti di mare limitrofi. Lungo il litorale e le spiagge, le tempeste intense determinano un forte sopralzo del livello marino (storm surge) combinando l’effetto del vento e della bassa pressione. Tutto questo ha inevitabilmente un impatto economico immenso sul turismo balneare. Per quanto concerne invece le aree di montagna, il tasso di aumento della temperatura in montagna è quasi raddoppiato negli ultimi 15 anni. La Toscana è la regione più boscata d’Italia (60% di foreste) e, se le foreste entrano in sofferenza, i versanti si destabilizzano e franano, minacciando anche le pianure sottostanti».
Vista la situazione attuale, cosa ci riserva l’autunno-inverno?
«A causa dell’equilibrio termico indotto dall’enorme calore stoccato nel Mediterraneo occidentale e nell’Atlantico, le temperature rimarranno superiori alla norma. Per di più, a causa delle correnti che perdono la loro regolare progressione da ovest verso est, potremo avere lunghi periodi miti e stabili alternati a improvvise e intense irruzioni di aria fredda polare. Il ciclo idrologico accelerato comporterà il rischio di nevicate molto abbondanti seguite però da un rapido scioglimento, con conseguente potenziale pericolo idraulico (alluvioni lampo e piene fluviali)».
In che modo si possono prevenire i disastri ambientali dovuti al cambiamento climatico?
«È innanzitutto necessaria la riforestazione urbana secondo la strategia promossa direttamente dal presidente Eugenio Giani per raffrescare e trattenere l’acqua piovana nelle città, rallentando il passaggio verso fossi, canali e fogne e quindi mitigando gli allagamenti. A questo si deve aggiungere la stabilizzazione dei versanti: all’Isola d’Elba e nelle aree montane potrebbe essere importante puntare su una forestazione “geneticamente e climaticamente guidata”, utilizzando specie arboree resistenti alle temperature future per ancorare i terreni ed evitare il dissesto idrogeologico. Concludo il quadro di prevenzione ricordando altresì la gestione e la difesa dei litorali dall’erosione tramite interventi a mare, supportati da modelli digitali marini che simulano l’effetto di ogni opera prima della posa».
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