Sconti su gasolio e benzina, conviene davvero? «Quello che non sapete sui prezzi ribassati e perché sono un pericolo»
Parla Sebastiano Gallitelli, segretario generale di Assopetroli-Assoenergia, la sigla di categoria che rappresenta oltre un terzo della rete distributiva italiana
I tetti ai prezzi dei carburanti dei principali colossi energetici, Eni, Socar-IP e Q8 rischiano di innescare un grave cortocircuito sul mercato, lasciando scoperte le imprese e spingendo verso la chiusura la rete delle stazioni di servizio indipendenti. A spiegare la complessità di questo paradosso economico è Sebastiano Gallitelli, segretario generale di Assopetroli-Assoenergia, la sigla di categoria che rappresenta oltre un terzo della rete distributiva italiana.
Gallitelli, l’iniziativa dei big di calmierare i prezzi alla pompa sembra una buona notizia per gli automobilisti. Perché voi parlate di un serio rischio per la tenuta del mercato?
«Perché si sta creando un paradosso. I grandi fornitori applicano un limite di prezzo sulle proprie reti dirette, ma vendono il carburante a prezzo pieno all’ingrosso, nel canale extrarete. Da questo mercato acquistano la materia prima sia le stazioni indipendenti, le cosiddette pompe bianche, sia settori strategici dell’economia come l’autotrasporto, la pesca, l’agricoltura e la cantieristica. Così le imprese continuano a pagare il carburante a prezzo pieno e non beneficiano di alcun calmiere».
Quali conseguenze dirette di questa disparità per i gestori indipendenti, presenti anche in Toscana?
«Si determina un’impossibilità materiale di competere ad armi pari. Gli operatori indipendenti acquistano all’ingrosso alle quotazioni ordinarie e a questo importo devono addizionare i costi operativi inevitabili per il trasporto del prodotto, la gestione dell’impianto e il personale. Se le reti ufficiali delle grandi compagnie possono vendere al dettaglio a prezzi calmierati, per gli indipendenti è impossibile garantire tariffe analoghe senza andare drasticamente in perdita. Qualcuno, pur di non perdere la clientela, sta riassorbendo le perdite in prima persona, ma è una condizione insostenibile nel medio periodo. Il rischio è l’estromissione dal mercato e la chiusura di molte realtà».
Qual è la soluzione che proponete al Governo?
«Abbiamo chiesto un incontro urgente al Ministero. La nostra posizione è chiara: l’intervento di calmierazione deve seguire il prodotto e non l’insegna. I fornitori che hanno raccolto l’appello delle istituzioni devono garantire lo stesso livello di sconto anche sulle forniture destinate agli operatori indipendenti e al consumo professionale. Così come il Governo è riuscito a ottenere un calmiere sulla rete a marchio attraverso un’attività di persuasione, lo stesso deve essere fatto sulla filiera distributiva per mettere tutti nelle condizioni di gareggiare ad armi pari».
Cosa si rischia se non si interviene?
«Si distrugge l’equilibrio concorrenziale. Per anni il sistema italiano, fatto di grandi gruppi e tantissimi operatori indipendenti, ha tenuto sotto controllo i listini facendo pressione per il ribasso dei prezzi a tutela dei consumatori. Se mina questa concorrenza si guarda solo al momento contingente, sacrificando la tenuta del mercato nel futuro. Un Governo deve puntare alla stabilità complessiva del sistema e non a un beneficio immediato che rischia di distruggere una fetta chiave dell’economia reale».
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