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Prof accoltellata in classe, salvata da un alunno del Congo. Lei: «Resto favorevole alla remigrazione»

Prof accoltellata in classe, salvata da un alunno del Congo. Lei: «Resto favorevole alla remigrazione»

Al rientro dal bagno la diretta dell'aggressione su Telegram: i carabinieri cercano gli spettatori

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ROMA. Mattina di paura a Roma dove un ragazzo di 13 anni ha accoltellato una professoressa.

L’episodio si è verificato dopo le 9 all’interno della scuola media Giovanni Verga in via Giovanni Gussone, all’interno dell’istituto comprensivo Largo Cocconi a Centocelle. Alla base del gesto, secondo quanto raccontato da alcuni studenti, ci sarebbe stata la «rabbia» covata dal ragazzo, che fino ad ieri non aveva mai manifestato alcun segno di disagio, nei confronti della docente per un debito formativo ritenuto ingiusto. Un rancore che, sempre secondo le testimonianze raccolte, il giovane avrebbe deciso sfogare con tre coltellate emulando l’accoltellamento della professoressa di Trescore Balneario avvenuto a marzo.

Tutto è successo in pochi istanti. Secondo la ricostruzione l’adolescente avrebbe indossato un casco e una telecamera per filmare l’aggressione in diretta social, su un gruppo Telegram. Dopo aver spruzzato spray urticante al volto della docente ha colpito con i fendenti che hanno raggiunto il fianco della donna, poi le avrebbe tirato due pugni. Provvidenziale per fermare il tutto è stato l’intervento di un compagno di classe di origine congolese.

Sul posto i carabinieri. Il giovane è stato poi condotto in caserma, accompagnato dai genitori. Secondo quanto appreso da fonti investigative il cellulare del tredicenne è stato sequestrato per effettuare le verifiche utili a ricostruire l’esatta dinamica.

Secondo quanto emerso il ragazzo, entrato a scuola per ultimo, era andato in bagno, aveva indossato un caschetto con sopra attaccato il cellulare come fosse una goPro, gli occhiali da softair, che ha detto di aver comprato un sito specializzato, e tirato fuori dallo zaino due coltelli da sub: uno lo aveva attaccato alla cintura, l'altro lo ha impugnato per ferire la 66enne. Il tutto in videochiamata su Telegram con un gruppo di persone, sulle quali ora si concentrano le indagini dei militari dell'Arma.

La professoressa, Isabella Marsilio, insegnante di italiano, storia e geografia, è stata dimessa nel pomeriggio con una prognosi di sette giorni. È lei stessa a raccontare in un’intervista a La Repubblica che cosa vorrebbe dire all’alunno. «Ha covato una grande rabbia dentro di sé nei miei confronti, provo un grandissimo dispiacere per il suo malessere», premette, aggiungendo di volerlo incontrare «per abbracciarlo». Marsilio risponde anche ad alcuni suoi post a sostegno della remigrazione: «Non c'è nulla di incongruente tra un’idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano. Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è però chi viene qui e delinque».

Tanti i messaggi di vicinanza alla professoressa, tra i primi quelli del ministro dell’Istruzione e del merito (Mim) Giuseppe Valditara, che ha subito sentito la dirigente scolastica Wanda Giacomini e ha poi sottolineato: «Oltre all’educazione al rispetto e alla conoscenza dei rischi connessi alla rete, occorre impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali pericolosi. In tal senso, il Kids Act della Commissione Ue va nella giusta direzione. Si devono stabilire regole chiare a tutela dei giovani e al tempo stesso, come stiamo già facendo, ripristinare nella quotidianità della vita scolastica il rispetto dell’autorità dei docenti e delle regole, la disciplina e il senso di responsabilità. Non dobbiamo avere paura di affermare che chi sbaglia deve pagare». Il giovane aggressore - spiega il Mim in una nota - risulta essere sempre stato un ragazzo tranquillo, senza particolari problematiche: potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda l'influenza dei social e di siti violenti a cui si sarebbe avvicinato negli ultimi tempi.

L’episodio richiama quanto accaduto nel marzo 2026 vicino Bergamo, dove una docente di 57 anni, Chiara Mocchi, era stata accoltellata a scuola da un alunno di 13 anni: colpita al collo nel corridoio della scuola, un fendente le arrivò a mezzo millimetro dall'aorta causando un’emorragia potentissima, con quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. La professoressa raccontò di essersi salvata anche grazie all’intervento di un altro studente, che ha affrontato l’aggressore per difenderla. Marsilio ha ricevuto anche il messaggio di vicinanza proprio di Mocchi: «Torniamo a rimettere i Valori al centro del patto educativo, è questo il mio appello urgente. I ragazzi devono essere aiutati a capire che gli insegnanti sono loro alleati, loro sostegni, loro guide, e non antagonisti oppure ostacoli. La scuola è Vita, non teatro di morte».

Le ha fatto eco Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta esperto in Educazione e Benessere Digitale: «Educare al rispetto comporta anche la fatica di contrariare un figlio e chiedergli conto di come tratta gli altri. Se un genitore insulta un insegnante davanti a lui, diventa difficile pretendere che quel ragazzo lo rispetti. Di questa vicenda sappiamo ancora troppo poco per attribuire diagnosi o responsabilità alla famiglia. La docente ha diritto a essere tutelata e accompagnata anche nel ritorno in classe. Il possibile disagio di chi aggredisce non può oscurare le conseguenze per chi subisce». Lavenia propone un lavoro continuativo sui conflitti nelle scuole, con psicologi che affianchino gli insegnanti e coinvolgano i genitori: «Bisogna occuparsi delle liti reali, delle minacce, delle umiliazioni che passano anche dalle chat. E coinvolgere le famiglie prima che arrivi una sanzione. Servono professionisti pagati e tempo dedicato. Chiedere alla scuola di educare al rispetto senza darle gli strumenti significa scaricare ancora una volta tutto sui docenti».

Sulla stessa linea, infine, anche il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli (Fratelli d'Italia): «Dobbiamo aprire dei canali di comunicazione con le giovani generazioni per comprendere perché sempre più ragazzi ricorrono all'uso di coltelli: sportelli psicologici, centri di ascolto famiglie scuole ed eliminare i social ai minori».

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