Il fatto
Dal microcaseificio all’agri-pub: come sta cambiando l’agricoltura toscana grazie alle idee dei giovani imprenditori
Consegnati gli Oscar Green di Coldiretti agli under 40 che hanno contribuito a valorizzare, esaltare e aggiornare il settore. Ecco le loro storie
Dal microcaseificio di Matteo che conquista le spiagge Vip all’agri-pub di Neri e Chiara, dal cambio vita di Francesca all’altro Matteo, l’agri-influencer del Chianti fino ai giardini-laboratorio con il progetto dell’Istituto De Franceschi Pacinotti di Pistoia. Cosa hanno in comune tutti loro? Gli Oscar Green di Giovani Coldiretti.
Sono i vincitori dell’edizione regionale dei premi assegnati agli imprenditori under 40 che hanno valorizzato, esaltato e aggiornato l’agricoltura. I riconoscimenti sono stati consegnati sul palco de “Il Villaggio in Toscana”, l’evento promosso da Coldiretti Firenze Prato, Coldiretti Toscana e Giovani Impresa Coldiretti che si è tenuto giovedì sera a Piazzale Michelangelo. I premi sono stati consegnati dal delegato nazionale di Giovani Impresa Coldiretti, Enrico Parisi, dalla sindaca di Firenze, Sara Funaro, dall’assessore al commercio del Comune di Firenze, dalla presidente del consiglio regionale, Stefania Saccardi, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio regionale, Bernard Dika e dalla consigliera regionale, Chiara La Porta.
Le premiazioni sono state coordinate dal delegato regionale del movimento giovanile, Francesco Panzacchi e dalla segretaria regionale, Eleonora Tinarelli.
Le storie da Oscar
Premio Campagna Amica Matteo Pennacchi Il Garfagnino – Massa Carrara
La filiera corta la trovi sotto gli ombrelloni della Versilia dei Vip. È l’immagine che rende perfettamente l’idea del successo dei formaggi e dei prodotti casari de Il Garfagnino: ricotte, yogurt, panne cotte, forme e formine di primo sale e stagionate, ottenute con latte munto e lavorato a circuito chiuso, finiscono sui tavoli degli stabilimenti balneari e dei ristoranti più in della Versilia frequentati dal turismo internazionale. Ma per giungere qui la strada è stata in salita e lunga…nove anni. Anzi, quasi 60. È l’interminabile quantità di tempo che è trascorsa da quando l’ultimo contadino decise di costruire una stalla nel comune di Montignoso. Lo testimoniano gli archivi comunali! Una vita dopo è “Il Garfagnino” Matteo Pennacchi, 29 anni, contadino di prima generazione, a far rinascere la zootecnia in questo piccolo comune che si affaccia sul mare tra la costa apuana, la Versilia Storica di Forte dei Marmi e Pietrasanta. Il nome della sua azienda, Il Garfagnino, è un tributo alle origini dei nonni nati a Pieve a Fosciana, in Garfagnana, anche se Matteo è stato allevato a due passi da dove ha deciso di avviare la sua azienda. Dopo il diploma in agraria conseguito a Soliera, in Lunigiana, e tante, troppe, vicissitudini burocratiche, è riuscito a creare un piccolo gioiello della filiera corta: stalla, mungitura, caseificio e punto vendita. Tutto in pochi metri. Il latte munto grazie ad un sistema meccanizzato di ultima generazione arriva senza curve nelle cisterne del caseificio per la lavorazione. Le mucche, una ventina tra razza Brune, Pezzate e Rosse, pascolano intorno al caseificio. È Matteo a dedicarsi alla lavorazione del latte e a curare il rapporto con clienti e fornitori. La sua azienda raccoglie simbolicamente l’eredità di tanti agricoltori ed allevatori che, prima di lui, hanno popolato una delle aree agricole più importanti tra Massa e Montignoso per la produzione di ortaggi e la zootecnica che non ha visto purtroppo concretizzarsi il ricambio generazionale. L’azienda di Matteo è un perfetto esempio di filiera corta di successo ed innovazione ma anche di orgoglio, identità e capacità imprenditoriali. La sua azienda produce prodotti di grandissima qualità, ha creato nuovi posti di lavoro ed è diventata un punto di riferimento della comunità locale che, grazie a Matteo, si è ricordata delle sue origini rurali.
Coltiviamo Insieme Valentina Franci Casa Boscaglia - Follonica
È stata la pandemia a rimetterla sulla strada di casa. Valentina Franci è una imprenditrice agricola di terza generazione nel comune di Follonica. Una laurea impreziosita da un prestigioso master in marketing turistico a Milano e tanta esperienza nel mondo delle pubbliche relazioni e dell’organizzazione di eventi. Un bagaglio che prima del suo “cambio vita” aveva messo a disposizione solo degli altri. Poi è arrivato il lockdown a congelare tutto. È in quel momento che Valentina si è rifugiata nei campi di famiglia. «Ricordo ancora quelle giornate interminabili. Me ne stavo seduta sull’erba con il PC sulle gambe e il silenzio intorno. Lavoravo da remoto come in molti di noi in quel periodo. Il Covid ha cambiato la mia prospettiva. Non so se sarei stata capace di cambiare vita senza quello choc». Valentina molla l’ufficio e la casa di Milano e si stabilisce nella casa-fattoria di famiglia a due passi dal mare di Follonica. Tre ettari da riscrivere. È la lavanda a ispirarla. Ne coltiva venti mila piante che trasforma inizialmente in essenze e poi in gin agricolo. Una novità nel campo della mixology. Alla trasformazione unisce l’esperienzialità organizzando percorsi sensoriali e passeggiate tra le lavanda in fiore. L’ultimo tassello di questo viaggio è rappresentato dall’apertura dell’agriristoro e dell’area picnic direttamente tra i filari, dove la bellezza del panorama si sposa con i sapori autentici della terra. «Oggi non organizzo più solo eventi, ma offro alle persone la possibilità di fermarsi ed emozionarsi. Proponiamo un’esperienza. Quel PC che prima era la mia unica finestra sul mondo, ora è solo lo strumento per raccontare una realtà fatta di terra, profumi e ritmi lenti». Valentina per la prima volta sa esattamente dove vuole andare: «Voglio onorare il lavoro dei miei genitori creando un luogo dove il tempo non corre più, ma danza al ritmo del vento tra la lavanda».
Impresa Digitale e Sostenibile Podere Fatucchio Società Agricola Arezzo
Birra bio, km zero e sostenibilità finiscono sul bancone del nuovo punto di riferimento della convivialità nel cuore del Casentino. È l’immagine che rende perfettamente l’idea del successo del luppolo e dei prodotti brassicoli del Fatucchio’s Agripub: birre artigianali, piatti della tradizione reinterpretati con ingredienti a km zero, ottenuti da materie prime coltivate e lavorate a filiera corta, che sbarcano sui tavoli di un locale accogliente frequentato da residenti e amanti del turismo lento. La strada è partita in salita quando i terreni circostanti erano solo sterpaglie e rovi, lo testimoniano i vecchi confini rurali, Neri Garigliani e Chiara Anzalone hanno proseguito dritti verso il loro obiettivo ed oggi sono giovani contadini e imprenditori di prima generazione, a far rinascere l’economia rurale in questo angolo suggestivo del Casentino, a Rimbocchi. Prima di intraprendere questa avventura, Chiara frequentava l’università mentre Neri lavorava come giardiniere, un bagaglio di esperienze diverse che oggi confluisce nella cura meticolosa della loro terra. Il nome del loro agripub e dell’azienda è un tributo alla passione e al legame profondo con il territorio, dove sono cresciuti e dove hanno scelto di scommettere sul futuro. Dopo la conversione biologica dei campi e tante sfide per ristrutturare gli spazi, sono riusciti a creare un piccolo gioiello di economia circolare dalla coltivazione dell’orzo, alla produzione agricola per arrivare al birrificio e punto di ristoro. Tutto integrato in un unico progetto sostenibile. L'orzo coltivato biologicamente - utilizzando varietà da birra come SY Stanza e RGT Planet - arriva direttamente nei tini del birrificio adiacente per la trasformazione. Se l'ultimo anno la coltivazione si è estesa su circa 2 ettari, da quest'anno la superficie è salita ad almeno 4 ettari, assecondando così il prevedibile aumento produttivo del birrificio. I campi rigogliosi circondano la struttura, testimoni di un ecosistema ritrovato. Sono Neri e Chiara a curare ogni fase, dalla semina alla spillatura, valorizzando il contatto diretto con i clienti ed i fornitori. La loro attività raccoglie simbolicamente l’eredità di tanti agricoltori ed allevatori che, prima di loro, hanno popolato una delle valli più verdi della Toscana, dove il ricambio generazionale si era interrotto. L'azienda di Neri e Chiara è un perfetto esempio di filiera cortissima di successo e innovazione, orgoglio, identità e capacità imprenditoriali. La loro realtà produce eccellenze di grandissima qualità, ha creato nuovi posti di lavoro e sta diventando un punto di riferimento della comunità locale che, grazie a loro, ha ritrovato il gusto e l'orgoglio delle proprie origini.
Premio speciale Agri-influencer Matteo Luncio Tenuta Tigliano SS Firenze
Matteo è il super eroe del Chianti. La sua tuta da lavoro color rosso Ferrari che sfoggia in ogni suo video social lo fa assomigliare ad uno di quei personaggi sovrumani della Marvel o ad uno dei più famosi personaggi del mondo Gaming. Però, a differenza di chi ha abilità di volo e salto, ha i piedi ben piantati per terra. Anzi, tra i vigneti. La sua è una storia di piccoli passi, pazienza e passione iniziata quando aveva 19 anni ed un fazzoletto di terra. Oggi quel fazzoletto è diventato grande 74 ettari con vigneti sparsi tra Pisa e Firenze. Su Instagram Matteo da consigli su quale vino portare a casa di amici o quale preferire durante le festività, racconta il lavoro in cantina, mostra i suoi macchinari e naturalmente presenta i suoi vini, le ultime annate e le degustazioni in cantina. «La tuta rossa? Ci andrei anche a letto. Non la indosso solo nei video. – ride Matteo che riconosce l’utilità dei social. - La creazione di contenuti per Instagram sta diventando una parte importante nella vita di una piccola azienda come la mia. È un’attività divertente e impegnativa che mi permette di far conoscere i vitigni che coltivo ed i miei vini. Quello che provo a trasmettere, con i miei video, è autenticità».
Premio speciale Scuole di oggi, agricoltori di domani Istituto Professionale “De Franceschi – Pacinotti” Pistoia
Piantiamo Salute nelle scuole è un progetto che porta la cultura del verde dentro le scuole e trasforma i giardini scolastici in luoghi di apprendimento, incontro e responsabilità. Nato nell’ambito della Rete delle Scuole che Promuovono Salute, il progetto è frutto della collaborazione tra Ufficio Scolastico Regionale, Ambito territoriale di Prato e Pistoia, Coldiretti Donne Pistoia, l’Istituto Professionale Agrario De Franceschi-Pacinotti di Pistoia e le scuole dell’infanzia e del primo ciclo coinvolte. Il valore dell’iniziativa sta innanzitutto nella sua capacità di mettere in relazione generazioni e competenze diverse. Gli studenti dell’Istituto Agrario sono diventati infatti tutor dei bambini, accompagnandoli nelle attività di messa a dimora degli alberi e insegnando loro le tecniche per prendersene cura. Un’esperienza concreta nella quale i ragazzi hanno potuto mettere a disposizione le proprie conoscenze e, allo stesso tempo, assumere un ruolo di responsabilità nei confronti dei più piccoli. È qui che nasce il significato più profondo di "Scuole di oggi, agricoltori di domani”: gli studenti dell’Agrario non sono soltanto destinatari di una formazione professionale, ma protagonisti di un percorso nel quale trasmettono ciò che hanno imparato e diventano, già oggi, ambasciatori della cultura agricola del territorio. I bambini, a loro volta, scoprono attraverso l’esperienza diretta il valore della terra, della cura e dei tempi della natura. Coldiretti Donne Pistoia ha contribuito al progetto mettendo a disposizione, attraverso due aziende agricole condotte da donne, le piante destinate ai giardini scolastici e accompagnando le scuole nelle attività. Ulivi, agrumi e altre essenze hanno così trovato posto negli spazi delle scuole, diventando presenze vive da osservare, curare e far crescere nel tempo. Il progetto unisce quindi educazione ambientale, conoscenza del territorio, corretti stili di vita e valorizzazione dell’agricoltura, attraverso un metodo semplice ma efficace: imparare facendo e prendersi cura insieme di qualcosa che crescerà nel tempo. Mettere a dimora un albero a scuola non significa soltanto piantare una pianta: significa seminare conoscenza, responsabilità e una nuova generazione di cittadini più vicini alla terra. E, per gli studenti dell’Agrario, significa iniziare già oggi a essere gli agricoltori di domani.
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