Il Tirreno

Toscana

Il nostro presidente

Dieci anni senza Carlo Azeglio Ciampi, non smise mai di sentirsi parte di una comunità

di Luca Salvetti *
Carlo Azeglio Ciampi
Carlo Azeglio Ciampi

Un livornese che, pur avendo ricoperto i più alti incarichi dello Stato, non smise mai di sentirsi parte integrante della sua città ma anche dell’intera regione Toscana

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LIVORNO. Ventidue anni fa Carlo Azeglio Ciampi, allora Presidente della Repubblica, varcò l’ingresso del Teatro Goldoni, percorse il corridoio della platea e si accomodò tra la sua gente. Un gesto semplice, ma dal grande significato simbolico. Con la sua presenza volle sottolineare l’importanza della riapertura del teatro, rimasto chiuso e in stato di abbandono per molti anni, e celebrare una stagione della città di Livorno caratterizzata da entusiasmo, progettualità e fiducia nel futuro. Un segnale di speranza che parlava alla comunità toscana e che trovava nella figura di Ciampi il più autorevole dei testimoni.

Un livornese che, pur avendo ricoperto i più alti incarichi dello Stato, non smise mai di sentirsi parte integrante della sua città ma anche dell’intera regione Toscana, conservando con esse un rapporto autentico e profondo. Da allora molte cose sono cambiate. Abbiamo attraversato anni difficili, segnati da trasformazioni economiche, sociali e produttive che hanno messo a dura prova il tessuto delle nostre città. La Toscana però non ha mai smesso di cercare dentro sé stessa le energie per reagire partendo da una storia, una personalità e un carattere che non hanno eguali nel panorama nazionale. In questo quadro Livorno non è mai stata una città banale. Qui non sono mai accadute cose banali e non sono mai vissuti personaggi banali.

Dalle Leggi Livornine, che fecero della città un modello di apertura, convivenza e accoglienza, alla coraggiosa risposta agli austriaci nel 1849; dalla nascita del Partito Comunista d’Italia nel 1921, fino alle pagine della Resistenza e alle grandi battaglie del movimento operaio del Novecento. Livorno è stata spesso protagonista della storia italiana, luogo di confronto, di idee, di cambiamento, di sperimentazione di nuovi modelli politici. Accanto agli eventi, ci sono le donne e gli uomini che ne hanno costruito l’identità. Francesco Domenico Guerrazzi, Giovanni Fattori, Pietro Mascagni, Amedeo Modigliani, Giorgio Caproni. E ancora: Federico Caprilli, innovatore dell’equitazione moderna, gli “Scarronzoni” e tanti altri protagonisti dello sport e della vita cittadina. Figure diverse tra loro, ma accomunate da un forte legame con questa terra e dalla capacità di lasciare un segno ben oltre i confini locali. Tra questi, naturalmente, Carlo Azeglio Ciampi occupa un posto speciale. Uomo delle istituzioni, servitore dello Stato, europeista convinto, seppe unire autorevolezza e semplicità, mantenendo sempre vivo il rapporto con le sue radici. Un legame che Livorno continua a riconoscere e onorare, come dimostra l’intitolazione da noi voluta della Rotonda d’Ardenza, uno dei luoghi più amati e rappresentativi della città.

Questo è il nostro quadro di riferimento: il puzzle di una comunità unica, orgogliosa della propria storia e della propria identità. Capace di guardare al futuro con fiducia, facendo leva sui nostri punti di forza, sulla cultura, sulla variegata economia, sulla capacità di innovare e sulla qualità della vita che solo il nostro territorio sa offrire.

In un mondo complesso e competitivo, la Toscana e Livorno possono crescere e affermarsi soltanto mantenendo viva la consapevolezza di ciò che sono state e di ciò che vogliono diventare, senza mai rinunciare a quell’anima libera, aperta e profondamente umana che da sempre rappresenta il tratto distintivo dei toscani. Proprio quello che Carlo Azeglio Ciampi ci ha esortato a fare in tanti momenti diversi nei quali ha voluto unire la sua esperienza e le sue convinzioni all’affetto smisurato per la città dove è nato e che non ha mai dimenticato.

* sindaco di Livorno
 

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