Il Tirreno

Toscana

Il ricordo

Carlo Azeglio Ciampi e Il Tirreno, una storia d’amore

di Mario Tredici (*)

	Carlo Azeglio Ciampi nel suo intervento durante la visita al Tirreno (foto Pentafoto)
Carlo Azeglio Ciampi nel suo intervento durante la visita al Tirreno (foto Pentafoto)

Il giornale di Sandra Bonsanti sostenne la sua candidatura anche con un sondaggio e mise bene in evidenza il suo percorso morale e politico

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Il Tirreno fu il primo giornale a sostenere apertamente la candidatura di Carlo Azeglio Ciampi al Quirinale. Il direttore Sandra Bonsanti ebbe una pensata di genio: incaricò la Swg di effettuare per conto del giornale un sondaggio sui possibili candidati. A sorpresa emerse che Ciampi godeva del sostegno del 52% degli intervistati (il popolo, se avesse votato) contro il 46% di Emma Bonino e il 37% di Lamberto Dini. Avrebbe votato per lui il 29% degli elettori del Msi, il 36% del centro-destra, il 42% del centro (i Berlusconiani), il 66% del centro sinistra e il 52% della sinistra, cioè di Rifondazione e Comunisti Italiani. La notizia uscì sul giornale del 14 marzo 1999, esattamente due mesi prima che il Parlamento decretasse la sua elezione. Il commento al sondaggio fu esplicito: “Fiducia e capacità” erano alla base della scelta dell’elettorato. Fiducia che nasceva dal fatto che Ciampi era “il garante a livello internazionale del percorso virtuoso intrapreso dall’economia italiana verso l’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea. Ciampi è l’uomo che più di ogni altro è stato percepito dagli italiani come il principale e coerente fautore dell’integrazione europea…”. Capacità dimostrate come governatore della Banca d’Italia, presidente del Consiglio nel 1993-94, ministro dell’Economia e del Tesoro nel governo Prodi e poi con D’Alema.

Ma il giornale metteva bene in evidenza anche il suo percorso morale e politico. A partire dall’azionismo giovanile: “L’azionismo di Parri, di Foa, di La Malfa, di Leo Valiani e di Altiero Spinelli… qui affondano le radici morali di Ciampi, allievo prediletto di Guido Calogero, il maestro del liberal-socialismo”. Certo, rilevava l’articolista, nonostante il sostegno popolare “il cammino è ricco di insidie”. Ma “l’uomo ha altre importanti qualità. È indubbia la sua indipendenza e autonomia di giudizio, la sua competenza è fuori discussione… non è iscritto a partiti, ma non è contro i partiti. È un sostenitore del bipolarismo… è di formazione laica, ma è cattolico praticante”.

Per Il Tirreno Ciampi era il presidente. Ma – ci si chiedeva infine anche con un po’ di scaramanzia – “Basterà per superare i veti incrociati che si eserciteranno con forza crescente sulla sua candidatura? Certo, se toccasse al popolo elettore decidere, forse l’esito non sarebbe così incerto”.

I veti incrociati non mancarono e neanche le insidie (c’è chi tirò fuori che era iscritto alla Massoneria, lui minacciò querela e l’insinuazione – infondata – fu ritirata) ma il 13 maggio il Parlamento lo elesse al Quirinale. Il Tirreno di Sandra Bonsanti aveva visto giusto: il sostegno che informò in quei due mesi la nostra posizione non nasceva certo da un provinciale campanilismo, ma dal senso del valore e della visione europeistica, della profonda morale democratica testimoniata da Carlo Azeglio Ciampi.

E Livorno? La soddisfazione e l’orgoglio furono di tutti. Il giornale raccolse una marea di ricordi, testimonianze, commenti. Furio Diaz, amico da sempre (da militare era stato il suo “comandante”: «Lo mandavo a dormire a casa») ricordò che Ciampi tutti i fine settimana da decenni veniva a Livorno: visita al fratello e ai nipoti, visita con discussione da Furio, pranzo col cacciucco di Beppino alla Barcarola. Sotto traccia e meno frequentemente proseguì anche da presidente (il cacciucco glielo portava Beppino direttamente al Quirinale). La sua prima visita ufficiale fu a Livorno, così come l’ultima nel 2006. Amava la sua città, «positiva, aperta, generosa». Parlava un livornese classico, come i vecchi intellettuali, come Diaz, Badaloni, Castelli, Bartalucci, Galletta, Fontanelli. La generazione che si affermò nel dopoguerra, dopo gli anni del fascismo. Disse apertamente che non amava «il vostro de’», ma cantava con passione «amaranto è la nostra bandiera». Quando incontrò la squadra del Livorno il primo che abbracciò, saltando la fila, fu Protti. Così come quando venne nel 2002 in visita al Tirreno il primo a salutare festosamente fu Luciano Ciriello, lo storico fotografo che aveva lavorato per anni nello studio ottico-fotografico della famiglia Ciampi. «Oh Ciriello, come stai?» disse appena lo vide, e dal principe Caracciolo in giù tutti gli altri dovettero aspettare che il presidente stringesse loro la mano. Questa era la schiettezza e l’umanità del nostro presidente.

Nel 1995 quando era solo un privato cittadino venne al Rex per una conferenza sull’Europa promossa non ricordo se dal Rotary o dal Lions. Al termine mi presentai e chiesi a Ciampi se potevo riportare la sintesi di quanto aveva detto mettendo la sua firma, come se avesse scritto per noi del Tirreno. Di tutti i politici che ho conosciuto (a cominciare, per mia esperienza, da Giorgio Napolitano) nessuno avrebbe acconsentito. Un cronista sconosciuto di un quotidiano locale, ma che pretesa! Invece Ciampi accettò, senza chiedere di rileggerlo, e l’articolo uscì con il suo nome ben in evidenza. Grazie, dico ancora, presidente.

Lasciata la presidenza, era ormai ultra ottantenne, vennero le prime malattie, serie. Tutti gli anni, per il suo compleanno, il Comune gli inviava un messaggio di augurio. Quando divenni assessore alle culture, ne parlai con il direttore, il caro amico Roberto Bernabò. Perché quest’anno (il 2010) – ci dicemmo - non lo andiamo a trovare e gli auguri glieli facciamo di persona? Bernabò prese i contatti con il Senato per fissare un appuntamento, io mi detti da fare per raccogliere in un album le foto più significative delle sue visite a Livorno, raccogliemmo un po’ di gente, ammiratori e amici del presidente. E ce ne andammo a Roma. Lui ebbe la generosità, pur malato e con difficoltà a parlare, di intrattenerci per un’ora. Aveva lo sguardo dolce e severo di sempre, la mano tremava un po’, la parola si spezzava di quando in quando. Ma la felicità gli si leggeva negli occhi: Livorno si ricordava ancora di lui, con antico amore. È sepolto nella tomba di famiglia al cimitero della Misericordia.

(* giornalista e scrittore)
 

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