La tragedia
Bambini frustrati e accondiscendenti: ecco come il mondo dei grandi ha spento i sogni dei più piccoli
L’analisi della psicologa e psicoterapeuta Marinella Cozzolino: «Si sogna ciò che si desidera e, soprattutto, ciò che ci sembra difficile da raggiungere. Dire “no” aumenta la fame di vita, ma oggi i genitori non ne dicono abbastanza»
Emozioni e sogni sono strumenti importantissimi per la crescita dei bambini, favoriscono il loro sviluppo cognitivo, ma anche emotivo. Eppure, sembra che la cosiddetta "vita moderna e tecnologica" in qualche modo influenzi negativamente tutto questo. Ma è davvero così? È vero che i nostri figli sognano meno? Ne parliamo con la dottoressa Marinella Cozzolino, psicologa e psicoterapeuta. «I bambini sognano ancora, purtroppo meno di prima. Cerchiamo di capire innanzitutto cosa significa sognare. Si sogna ciò che si desidera e, soprattutto, ciò che ci sembra difficile da raggiungere. Si sogna ciò che non si ha, che non si possiede e si sogna di diventare chi non si è».
Il sogno rappresenta qualcosa che ci manca?
«Esattamente. Desidero ottenere ciò che non ho. Il sogno è proiezione della mia identità perché indica chi voglio diventare, come mi vedo e mi proietto nel futuro, come intendo diversificarmi dagli altri o come tento di somigliare a qualcuno. Si sogna infatti anche per identificazione. I bambini sognano i loro supereroi, desiderano diventare come loro perché sono le figure che utilizzano per costruire elementi della loro personalità. La figura di identificazione può essere un personaggio dei cartoni animati, ma anche un adulto di riferimento che impersonifica una passione o un’ambizione: il cantante preferito, uno sportivo, un genitore o un fratello o una sorella maggiore».
Oggi i bambini hanno moltissimo: può essere proprio questo a farli sognare meno? Quanto anticipare e soddisfare ogni desiderio toglie spazio all’attesa, alla fantasia e anche alla frustrazione?
«Possiamo partire da questo: i bambini sognano meno perché meno desiderabili sono diventati ai loro occhi gli oggetti, poiché ne posseggono moltissimi. Non posso desiderare la bicicletta rosa se ne ho già quattro. E... sono diventate meno desiderabili ai loro occhi anche le vite degli adulti».
Perché?
«Gli adulti sono sempre più frequentemente negativi nel racconto del loro quotidiano. Papà e mamma sono sempre più stanchi, nervosi, frustrati, delusi dalla vita che conducono, dalle relazioni che hanno, dal lavoro che svolgono, dai soldi che guadagnano, dai sogni che non hanno mai realizzato. Se diventare grande è questo, sicuramente non sogno di diventare grande».
Cos’altro?
«Il secondo motivo riguarda proprio il desiderio, che non sembra più riguardare loro ma qualcosa che non gli appartiene, un regalo che fanno ai genitori: studio pianoforte perché papà non ha potuto, danza perché era il sogno di mamma. Il sogno è anche disubbidienza. I bambini di oggi sono meno disubbidienti di una volta, non necessariamente nei fatti quanto nella fantasia: sono pochi quelli che sognano di scappare dai genitori, sogno ricorrente fino a pochi anni fa. Nessuno ha voglia di ritornare ai genitori severi e spesso anaffettivi di un tempo, ma la tendenza moderna non solo a soddisfare, ma addirittura ad anticipare i desideri dei bambini, sta togliendo loro il piacere dell’attesa, l’utilizzo della creatività, il piacere della noia e, soprattutto, la critica nei confronti dell’adulto».
Lei parla del "no"come di uno stimolo alla creatività. Perché limiti e frustrazioni, se vissuti in modo sano, possono aiutare un bambino a sviluppare fantasia, autonomia e desiderio?
«I no, con cui molti tra noi sono cresciuti, hanno contribuito ad aumentare quella fame di vita, indipendenza e autonomia che ci ha portati a pensare. Se in qualcosa il genitore fa da muro tra il bambino e il suo desiderio, il bambino dovrà escogitare, usando fantasia e creatività, un modo per superare quel muro e ottenere ciò che desidera».
Ci sono poi differenze importanti a seconda dell’età. Come cambia il modo di sognare e desiderare nei bambini molto piccoli e poi crescendo?
«Ovviamente, se parliamo di bambini dobbiamo considerare le diverse fasce d’età. I bambini molto piccoli, entro i tre o quattro anni, hanno più bisogni che desideri. A quell’età è importante sentirsi al sicuro, avere solide figure di riferimento e avere libero accesso al gioco. Il gioco dei piccolissimi deve essere soprattutto manuale, accompagnato ma non guidato. Il gioco deve essere libero. Un bambino che gioca è un bambino che si sporca: con il fango, con i colori, con il pongo. La creatività è legata alla manualità: fare con le mani è il principale modo per conoscere il mondo e modificare l’ambiente. In questo modo il bambino esplora, crea, impara e si racconta. Ciò può avvenire attraverso l’invenzione di storie che hanno come protagonisti pupazzi, bambolotti o bambole, oppure attraverso il disegno, l’espressione fisica nel ballo, nel canto e nella recitazione. Più avanti, quando sarà in età scolare, il bambino tende ad imitare ciò che fa il gruppo dei pari: essere come gli altri e tra gli altri è il suo sogno. Sentirsi nel gruppo e benvoluto è la sua aspirazione. Anche in questo caso avrà bisogno di desiderare l’accettazione del gruppo senza temere la frustrazione del suo desiderio. ’Voglio giocare con te’: è il regalo più grande che altri coetanei possono fargli, il suo sogno che si realizza».
I genitori possono insegnare a sognare?
«È un loro dovere, devono permettere ai figli di sognare. Non se ne parla molto, ma anche a sognare si impara in famiglia. Si impara a sognare se non si sviliscono i desideri dei figli, se non si deridono le loro ambizioni, ma se si strutturano in modo da spiegare che i sogni si realizzano non per magia, ma per impegno e costanza».
Parliamo dei sogni notturni. Come cambia l’attività onirica durante la crescita?
«Se quando parliamo di sogni parliamo di attività onirica, possiamo dire, anche in questo caso, che l’attività onirica dei bambini è meno frequente e intensa di quella degli adulti. Ed è assolutamente normale. I sogni sono l’espressione di desideri e conflitti inconsci e i bambini non hanno una vita psichica così sviluppata da avere esperienze che possono manifestarsi nei sogni. Il loro mondo è più reale e concreto anche quando sognano di fare l’astronauta perché, pur riconoscendo l’entità del sogno, che un giorno diventeranno astronauti, ci credono davvero».
Genitori e figli: un momento di benessere, di coccole, di dialogo e di condivisione può essere quello che anticipa il sonno. C’è una sorta di routine serale che consiglierebbe per favorire il buon riposo?
«Dipende dall’età. Per i più piccoli va benissimo leggere una favola o raccontare una storia anche inventata. Per i figli più grandicelli un bel rituale è quello di raccontarsi a vicenda una cosa bella successa durante la giornata e una cosa bella che si desidera fare il giorno dopo».
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