L'analisi
Mps, ora l’obiettivo è creare un nuovo campione nazionale
Ecco i dettagli delle Ops su Bpm e Banca Generali: ai soci un dividendo straordinario di 4 miliardi
SIENA. Siena non è certo nuova ai grandi duelli. Una tradizione vecchia di qualche secolo. Per fortuna in quelli di oggi, che hanno come teatro Piazza Affari, la diplomazia prende il posto ai cannoni e le carte bollate diventano armi da trincea. Luigi Lovaglio, timoniere del Monte dei Paschi, ha deciso che non sarà la vittima sacrificale di Carlo Messina.
Così, mentre l'Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo a giugno incombe sulle torri di Siena, il banchiere originario di Potenza ha calato l'asso: una doppia Offerta pubblica di scambio (Ops) da ben 34 miliardi di euro per comprarsi in un colpo solo Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa difensiva che ha la pretesa di presentarsi come il disegno di un nuovo campione nazionale del credito.
L'architettura finanziaria è monumentale. Lovaglio mette sul piatto 25,3 miliardi di euro per Banco Bpm e 8,7 miliardi per Banca Generali. Due operazioni parallele ma autonome, che nelle intenzioni di Siena dovrebbero dare vita a un gigante pro-forma da 466 miliardi di attivo, 80 miliardi di capitalizzazione e oltre 810 miliardi di masse gestite. Per convincere i soci di Mps a seguirlo in questa terra promessa, l'amministratore delegato agita lo zuccherino più dolce: un dividendo straordinario da 4 miliardi di euro, da pagare 1 miliardo in contanti e 3 miliardi in azioni Generali. Ai microfoni della conferenza call con gli analisti Lovaglio scandisce sicuro: «Creiamo valore per gli azionisti per i lavoratori e per l'intera comunità, il Monte è un partner naturale per aggregazioni non ostili».
Il mercato, però, ha guardato il piano con il sopracciglio alzato convinto che il supermanager stia bluffando o che, quantomeno, abbia fatto i conti senza l'oste. A Piazza Affari la reazione è stata un coro di sbadigli e vendite. Il titolo Mps ha ceduto l'1,3% (con le quotazioni che restano aggrappate al premio del 12,5% incorporato dall’offerta di Messina), segnale evidente che le mani forti scommettono ancora sul successo di Intesa Sanpaolo. Banca Generali ha lasciato sul terreno il 2%, snobbando di fatto un concambio basato su una carta - quella senese - giudicata troppo volatile. Banco Bpm ha limitato i danni a un -0,4%, rimanendo alla finestra in attesa di capire se la partita diventerà ancora più affollata. Nel frattempo, Generali si attesta su un modesto +0,3% e Intesa Sanpaolo arretra di un soffio (-0,7%), per nulla scalfita dal contropiede toscano.
A mettere nero su bianco i dubbi della comunità finanziaria ci hanno pensato i report delle grandi case d'affari, che sembrano scritte con l'inchiostro del sospetto. Gli analisti di Autonomous non usano giri di parole: c'è un «significativo rischio nei tempi estremamente ristretti di esecuzione» e un evidente scetticismo sul fatto che i soci del Monte «siano disposti a rinunciare al premio di Intesa per inseguire una complessa strategia difensiva». C'è poi il paradosso del gatto che si morde la coda: se l'offerta di Intesa fallisce, il titolo Mps si sgonfia, e con esso evapora il valore del concambio per Banco Bpm e Banca Generali. Anche Kepler ed Equita sollevano perplessità sulla reale fattibilità di un'integrazione simultanea di questa portata, senza contare il rischio che Oltralpe qualcuno si svegli: se si apre la caccia su Piazza Meda, il Crédit Agricole potrebbe decidere di lanciare una controfferta su Banco Bpm per difendere i propri interessi italiani.
Ma l'ostacolo più alto, quello che rischia di far inciampare Lovaglio sul traguardo, è il fattore tempo. La clessidra è tutta a favore di Milano. Il consiglio di amministrazione di Mps ha convocato l'assemblea dei soci per il 29 ottobre prossimo. In quella sede, trovandosi la banca in regime di passivity rule dopo l'attacco di Intesa, per approvare le due Ops servirà una maggioranza dei due terzi. Una vetta ripida, quasi impossibile da scalare senza il consenso dei grandi fondi. Se anche l'assemblea dovesse dare il via libera, le due operazioni scatterebbero concretamente a partire da febbraio, mesi dopo la conclusione dell'Opas di Intesa che presumibilmente si chiuderà entro l'anno. Uno sfasamento temporale che permette a Carlo Messina di giocare d'anticipo e chiudere la partita senese prima ancora che Lovaglio possa posare la prima pietra del suo nuovo polo bancario. A Ca' de Sass la mossa di Siena non è piaciuta per nulla. Più che paura, dalle parti di Intesa Sanpaolo trapela irritazione per quello che viene considerato un disturbo alle regole del gioco. I legali del gruppo guidato da Carlo Messina stanno già valutando un esposto alla Consob.
L'obiettivo è analizzare al microscopio le comunicazioni ufficiali rese da Lovaglio alla comunità finanziaria. Il sospetto di Intesa è che il Monte abbia forzato i paletti rigidi della passivity rule e che le criticità emerse nelle ultime ore meritino un faro dell'autorità di vigilanza, a tutela dell'integrità del mercato e della corretta informazione agli azionisti. La battaglia di Siena è appena iniziata, ma a giudicare dai primi colpi, a Lovaglio non basteranno le nuove fortificazioni per salvare la rocca.
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