La novità
Medici di famiglia, le novità con il decreto Schillaci: dal ruolo delle Case di comunità allo stipendio
Il ministro presenta l'impianto della riforma: «Non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia». Le anticipazioni
«Ammodernare il Servizio sanitario nazionale, senza intaccarne i principi, ma puntando sempre di più sul rafforzamento della medicina territoriale e sul coinvolgimento, nelle Case di comunità, dei medici di medicina generale». È l'obiettivo del ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha illustrato alle Regioni l'impianto della sua riforma con la volontà di «fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili», riporta la nota del ministero della Salute che prosegue indicando la strada, «si va verso un decreto-legge che sarà ora condiviso con le Regioni». «Non possiamo perdere un'occasione storica per l'Italia», ha detto il ministro nell'incontro odierno. Il ministro punta a fare della medicina territoriale una chiave per la «svolta» e la «profonda innovazione» del Servizio Sanitario Nazionale.
Le Case di comunità
Come già anticipato dal ministro Orazio Schillaci, il fulcro della riforma è rafforzare la medicina territoriale, considerata decisiva per una vera trasformazione del Servizio sanitario nazionale. In particolare, si vuole rendere i medici di famiglia una presenza strutturale all’interno delle Case di Comunità. Per questi professionisti, oggi legati alle Asl tramite convenzione, si apre la possibilità – su base volontaria – di diventare dipendenti pubblici, con un contratto simile a quello dei medici ospedalieri. Non si tratta di un obbligo: il sistema attuale non viene eliminato, ma affiancato da un modello misto che potrebbe progressivamente ampliarsi.
Le Case di Comunità, finanziate con il Pnrr, al 31 dicembre 2025 erano 781 con almeno un servizio attivo, su circa 1.715 previste. L’obiettivo indicato dal ministero è arrivare alla piena operatività entro il 30 giugno 2026. Questo modello mira a ridurre la pressione sugli ospedali, potenziando le strutture intermedie sul territorio, dove opereranno équipe multidisciplinari composte anche da pediatri, infermieri, specialisti, psicologi e assistenti sociali.
Il nodo stipendi
Un altro nodo delicato riguarda i compensi: attualmente i medici sono retribuiti in base al numero di assistiti, mentre in futuro si ipotizza un sistema legato maggiormente al lavoro svolto nella rete territoriale, alla gestione dei pazienti cronici e all’assistenza delle persone più fragili.
Il problema del personale
Resta però il problema della carenza di medici di base: secondo la Fondazione Gimbe, in Italia ne mancano oltre 5.700, con difficoltà crescenti per i cittadini nel trovare un medico, soprattutto nelle regioni più popolose. Tra il 2019 e il 2024 il numero è calato di oltre 5.000 unità e ogni medico segue mediamente più di 1.300 pazienti, superando la soglia ideale. Una situazione legata anche alla scarsa attrattività della professione. Proprio per questo, il piano punta a valorizzare la medicina generale, trasformandola in una vera specializzazione, con un trattamento economico paragonabile a quello delle altre discipline.
I passaggi del decreto
Il via libera delle Regioni al decreto è atteso entro maggio, anche se si attende ancora il testo definitivo. La prima accoglienza della bozza è stata nel complesso positiva, pur con differenze politiche.
Il confronto proseguirà nei prossimi giorni, mentre si attendono le posizioni dei sindacati di categoria, che appaiono divisi e in alcuni casi pronti allo scontro. Ma, come ha sottolineato il ministro, si tratta di un passaggio cruciale: non coglierlo significherebbe perdere un’opportunità importante per il Paese.
