Il Tirreno

Toscana

Il racconto

Sanremo 2026, scoppia la guerra in Medioriente ma il Festival è come una bolla

di Nicolas Stochino
Sanremo 2026, scoppia la guerra in Medioriente ma il Festival è come una bolla

In strada l’unica preoccupazione è indovinare il nome del vincitore

3 MINUTI DI LETTURA





SANREMO. «È un inizio non facile». Parte con queste parole la serata finale del 76° Festival di Sanremo. Sul palco, ancora prima della sigla iniziale, il direttore artistico Carlo Conti accompagnato dalle co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti. «Anche noi viviamo una contraddizione: da una parte festeggiamo la musica italiana ma non possiamo ignorare quanto sta accadendo nel mondo. Da qui facciamo un appello, con forza, affinché finisca ogni guerra» che «colpisce soprattutto i bambini». Nessuna musica e sguardo dritto alla videocamera, Conti apre la finale della kermesse con questa riflessione sulla guerra alla luce della crisi in Iran. «Vorremmo che da Sanremo si alzasse l'invito a un impegno globale – ha aggiunto – per proteggere bambini ovunque essi siano, particolarmente nelle zone di guerra». «I bambini hanno il diritto di vivere in pace, il diritto a dormire e sognare e non essere svegliati dal rumore dalle bombe e costretti a fuggire. Basta odio», aggiunge la cantante. «Tutti noi vorremmo il popolo iraniano libero dall'oppressione e dalle sofferenze, dall'altra però c'è da dire che si sta aprendo un conflitto di cui tutti noi non conosciamo l'esito» ha concluso la giornalista Rai.

Una contraddizione che qui nella città dei fiori è più che mai fiorente. Poche ore di sonno per molti, da giorni, e al risveglio, in quello che dovrebbe essere un sabato di festa, arriva la notizia dello scoppio di una nuova guerra, non meno brutale delle altre. Le immagini fanno presto il giro dei social: la coltre di fumo che si alza nei pressi del Burj Khalifa a Dubai fanno impressione. E allora tutto fa pensare alla notizia del giorno, ma nella ridente riviera ligure, il conflitto passa in secondo piano. La musica la fa da padrone, specialmente nella serata conclusiva, dove si decide il nome trionfante sui 30 artisti in gara. I cantanti ne parlano incalzati dai giornalisti durante le conferenze della giornata, ma per le strade sembra tutto così distante e la vera domanda che riecheggia maggiormente è: “chi sarà il vincitore?”. Le discussioni sulle possibili vittorie fanno più rumore di bombe e missili e pare di vivere all’interno di una bolla dove non esiste nulla oltre il visibile.

Una contrapposizione che sfuma direttamente sul palco dove, dopo il doveroso discorso iniziale dei conduttori, uno dopo l’altro, taluni cantanti si espongono. Le prime sono le Bambole di Pezza, con una scritta sull’abito della vocalist Martina Cleo Ungarelli che recita: “Give Peace a chance”, diamo una possibilità alla pace. Si aggiunge poi Leo Gassmann che al termine dell’esibizione cita: «Abbasso la guerra e le tirannie». Un messaggio dall’Ariston, tra gli altri, arriva anche da Malika Ayane: «Trattatevi tutti con amore, perché ce n’è bisogno».

Nel frattempo, un’altra “amica” del Festival, si trova bloccata a Dubai: Big Mama, in gara nel 2024, ha infatti pubblicato sui suoi canali social un video in cui lancia un appello: «Stiamo vivendo un vero incubo, aiutateci. Siamo tantissimi italiani in questa situazione. Stamattina (ieri, ndr) io sono partita dall’aeroporto di Malé e il mio volo è stato dirottato nel deserto. Siamo poi stati portati a Dubai in un hotel e adesso ci pregano di rimanere qui e di fare attenzione il più possibile. Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa, sono terrorizzata. Vi prego massima attenzione su di noi, vogliamo tutti tornare a casa». 
 

Il conflitto

Gli aggiornamenti

Attacco all’Iran, italiani bloccati: ecco la “Task force Golfo”, ma gli aeroporti restano chiusi

di Redazione web