Gli aggiornamenti
Sanremo, Andrea Bocelli entra a cavallo: la “fuga” prima della diretta, le prove, il maneggio dei vip e le cavalcate in Toscana
Carlo Conti lo ha fortemente voluto per un motivo preciso: celebrare Pippo Baudo, l’uomo che aveva scoperto il tenore proprio su quel palco, insieme a Laura Pausini ed Eros Ramazzotti. Un ritorno che profuma di storia della televisione italiana
La finale del 76° Festival di Sanremo aveva bisogno di un’immagine iconica, qualcosa capace di restare impressa oltre la gara, oltre le polemiche, oltre la tensione internazionale che aleggia sulla serata. L’ha trovata nell’ingresso di Andrea Bocelli – toscano, originario di Lajatico, paese sulle colline della provincia di Pisa – in sella a un cavallo bianco, un’apparizione che ha trasformato l’Ariston in un frammento di fiaba, ma che affonda le radici in una storia molto più concreta, personale e sorprendente.
Un cavallo con il pass da addetto ai lavori
Il primo indizio era comparso già nel pomeriggio di sabato 28 febbraio: davanti al teatro Ariston, tra transenne e curiosi, si muoveva uno splendido purosangue lusitano bianco, bardato con un pass ufficiale del Festival. Accanto, Carlo Conti osservava con attenzione le “prove tecniche” dell’ingresso a cavallo, un dettaglio che lasciava intuire che qualcosa di inedito stava per accadere. Quel cavallo non era un semplice elemento scenico. Era lo stesso esemplare che Bocelli aveva montato – e forse acquistato – poche ore prima in provincia di Bergamo, nel maneggio dell’amico Pasquale Beretta, figura di riferimento per molti appassionati e personaggio noto nel mondo dei cavalli iberici.
La deviazione segreta: Bocelli atterra in elicottero a Spirano
Prima di raggiungere Sanremo, infatti, Bocelli aveva compiuto una deviazione tutt’altro che casuale. Atterrato in elicottero a Spirano, nella Bergamasca, aveva raggiunto il maneggio di Beretta per un incontro che non aveva nulla di mondano: un momento di intimità, quasi di rituale, con i suoi cavalli. Lì lo attendeva Quarzo, un lusitano di sei anni, rientrato da poco dalla Spagna dopo un periodo di addestramento di Alta Scuola. Tra una telefonata e l’altra, mentre preparava mentalmente la sua partecipazione alla finale, Bocelli aveva montato il cavallo come farebbe chiunque cerchi un punto fermo prima di un grande evento. La notizia della sua presenza in zona era trapelata solo per caso, durante un collegamento radiofonico con Fiorello, quando il tenore aveva rivelato di trovarsi “in provincia di Bergamo” e di essersi fermato a pranzo in un ristorante locale. Poi, di nuovo l’elicottero, direzione Sanremo. Il cavallo, invece, era stato trasferito nella tenuta toscana del cantante.
Un ritorno all’Ariston che chiude un cerchio
La presenza di Bocelli nella finale non era un semplice omaggio. Carlo Conti lo aveva voluto fortemente per un motivo preciso: celebrare Pippo Baudo, l’uomo che aveva scoperto il tenore proprio su quel palco, insieme a Laura Pausini ed Eros Ramazzotti. Un ritorno che profuma di storia della televisione italiana. Ma l’ingresso a cavallo ha aggiunto un livello ulteriore: non solo la celebrazione di un artista, ma la rappresentazione plastica della sua identità più profonda.
La passione di una vita: i cavalli come bussola emotiva
Per Bocelli, i cavalli non sono un hobby da celebrità. Sono un pezzo di biografia. Inizia a cavalcare a cinque anni e non smette più, nemmeno dopo la perdita della vista. Con il fratello Alberto gestisce un piccolo allevamento di cavalli iberici sulle colline toscane, e negli anni è stato visto cavalcare ovunque: dalle campagne di Lajatico a Central Park. I cavalli, per lui, sono equilibrio, libertà, fiducia. Un modo per ritrovare se stesso prima di affrontare milioni di spettatori. Ecco perché l’immagine del tenore che entra all’Ariston in sella a un purosangue non è un colpo di teatro. È un autoritratto. È la sintesi perfetta tra l’uomo e l’artista.
Un ingresso che diventa simbolo
In una finale segnata dall’incertezza internazionale, con la possibilità concreta che la diretta venga interrotta per aggiornamenti sulla guerra, l’arrivo di Bocelli a cavallo ha assunto un valore quasi cinematografico: un momento sospeso, luminoso, che restituisce al Festival la sua dimensione più autentica, quella in cui la musica e la vita si intrecciano senza filtri. Un gesto che racconta un artista che, prima di salire sul palco, cerca radici, silenzio, natura. E che poi, davanti alle telecamere, porta con sé quella stessa forza calma.
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=c82ca90)