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Omicidio di Firenze, trappola di droga e sesso: ora si cerca un misterioso intermediario – La doppia vita della vittima

di Mario Neri

	Il luogo del delitto, dall'alto: Antonio Corvino, uno dei tre arrestati, e Gabriele Citrano, morto nello scontro
Il luogo del delitto, dall'alto: Antonio Corvino, uno dei tre arrestati, e Gabriele Citrano, morto nello scontro

Gabriele Citano era partito da Pisa insieme al compagno Giacomo Mancini per riscuotere un debito di droga: è finito ucciso da sette coltellate al torace

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FIRENZE. Carnefice diventato vittima, schiacciato dal piano che aveva costruito da boss e sicario della sua vendetta. Un rovesciamento che adesso fotografa la morte di Gabriele Citrano, 33 anni, progettista Ikea di giorno, regista della spedizione punitiva di notte. Era partito da Pisa per riscuotere un debito di droga da duemila euro, è finito a terra in un appartamento di via Reginaldo Giuliani con sette fendenti al torace. Voleva dare una lezione, è morto nella trappola che aveva preparato.

E dietro quell’appuntamento alla stazione di Rifredi c’è già l’ombra di un tradimento: un intermediario misterioso che avrebbe attirato uno dei tre uomini finiti a Sollicciano con l’accusa di rissa aggravata, lesioni aggravate e omicidio con la promessa di droga e forse sesso, per consegnarlo ai suoi creditori. Un nome che ancora manca in questa storia.

Ma andiamo con ordine. La miccia si accende poco dopo le 2 della notte fra giovedì e venerdì. Citrano e il compagno Giacomo Mancini, 52 anni, lucchese, salgono sull’Opel Corsa grigia e raggiungono Firenze. Con loro, defilati, altri due amici. I due convivono a Pisa, in via Cattaneo. Di giorno vite ordinarie, di notte un’altra galassia esistenziale. L’obiettivo è Antonio Corvino, 31 anni, viareggino senza fissa dimora, che orbita da tempo tra Pisa e Firenze. Ha un debito di droga non pagato, circa duemila euro. Secondo la ricostruzione dei carabinieri coordinati dal pm Andrea Cusani, viene attirato alla stazione di Rifredi con una trappola: un intermediario misterioso lo convoca con la promessa di droga e forse sesso, poi non si presenta. Al rendez-vous trova invece i suoi creditori imbufaliti.

La lite esplode in strada. Dall’Opel spunta una mazza da baseball. Corvino scappa su via dello Steccuto, poi piega su via Reginaldo Giuliani. Viene raggiunto, colpito, urla. Qualcuno chiama il 112. Riesce a infilarsi nel portone verde fra i civici 99 e 101, dove al piano terra è in corso un festino a base di dosi e sessioni chemsex, cioè di chimica e sesso, dove i rapporti sono fra più persone. È la moda del momento. In casa i militari trovano pv - la sintetica che viaggia dall’Olanda in cristalli da inalare -, ketamina, cocaina, crac. Dentro ci sono amici, tra cui Daniele Atzeni, 34 anni, fiorentino.

Citrano e Mancini spingono, entrano, attraversano il cortiletto. Nell’appartamento al piano terra la rissa diventa assedio. Spuntano i coltelli da cucina. I fendenti si incrociano. I carabinieri arrivano e trovano quattro uomini che ancora si fronteggiano. Estraggono le pistole a scopo di deterrenza, intimano di fermarsi. Solo dopo ripetuti comandi il sangue smette di scorrere. A terra restano Citrano, colpito sette volte al torace, e gli altri tre, feriti. Per il 33enne non c’è nulla da fare. Corvino, Mancini e Atzeni vengono portati a Careggi: prognosi di settimane, nessuna lama ha raggiunto organi vitali. «Una scena raccapricciante – la definisce il colonnello Angelo Murgia, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri i Firenze – Non siamo riusciti ad evitare un morto, ma poteva finire molto peggio».

In caserma, a Borgo Ognissanti, passano la giornata in hangover da alcol e sostanze. Racconti confusi, ricordi annebbiati. Non è chiaro chi abbia inferto i colpi mortali. Forse più di uno. Per questo la procura ipotizza per tutti rissa aggravata, lesioni aggravate e omicidio. Atzeni, difeso dall’avvocato Antonio Voce, sostiene di essere intervenuto per sedare lo scontro, svegliato dal fracasso. Una versione che cozza con i rilievi. Le perquisizioni allargano il perimetro. Nell’appartamento di Pisa dove vivevano Citrano e Mancini i militari sequestrano 100 grammi di pv, 150 di eroina, 70 di ketamina, 150 di marijuana. Anche in via Reginaldo Giuliani trovano dosi di pv, crac, ketamina, cocaina. È il catalogo dei festini a base di dosi e sesso che le indagini degli ultimi anni hanno già incrociato. Sostanze sintetiche difficili da intercettare, spedite come banali pacchi.

Di giorno Citrano era un curriculum lineare: laurea in disegno industriale a Palermo nel 2018, Torino per studio, poi Pisa nel 2020. Da commesso a progettista di cucine. Di notte, un’altra traiettoria.

Martedì l’autopsia dirà l’esatta dinamica dei colpi e gli esami tossicologici, previsti su Citrano e i tre in carcere, se tutti fossero sotto effetto di stupefacenti. Resta il pezzo mancante: l’intermediario che ha attirato Corvino nella trappola. Un nome che per ora non c’è. In quella cifra minuscola – duemila euro – si è aperta una voragine. E in via Reginaldo Giuliani è rimasta la scena, con il nastro bianco e rosso e l’eco di una rissa che poteva fare più morti.


 

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