Annega nella barca speronata, muore a 30 anni: sarebbe diventato padre fra pochi giorni
Incidente al largo del porto di Livorno, la vittima ha accompagnato il collega pilota a bordo di uno yacht: poi il giallo della manovra
LIVORNO. Sarebbe diventato padre tra una decina di giorni, ma il sorriso di sua figlia non lo vedrà mai. Nico Ulivieri, 30 anni, pilota livornese, è morto sul lavoro, prigioniero della pilotina che stava conducendo.
E così, a mezzo miglio dall’imboccatura del porto, una manovra di routine si è trasformata in tragedia. Sono le 13,58 di ieri, 24 febbraio, quando un urto improvviso tra il motor yacht Calypso e una lancia dei Piloti del porto di Livorno è costato la vita al marittimo. In pochi istanti la sua imbarcazione si è ribaltata: Ulivieri è finito in mare e per lui, nonostante i soccorsi immediati, non c’è stata speranza. Resta ora un dolore immenso per quel giovane uomo che aveva realizzato il sogno di diventare pilota. E un altro si sarebbe avverato presto con la nascita della sua bambina: la moglie è infatti al nono mese di gravidanza.
Le prime ricostruzioni
Secondo una prima ricostruzione, la pilotina condotta da Ulivieri aveva appena lasciato il pilota a bordo dello yacht Calypso, impegnato nella manovra di ingresso. Subito dopo, Ulivieri si stava dirigendo per recuperare il pilota che doveva sbarcare dalla Msc “Prelude V”, in uscita dallo scalo labronico. Un passaggio di consegne ordinario, parte di un lavoro delicato che scandisce la quotidianità del porto.
Non questa volta: per dinamiche ancora in fase di accertamento, si è verificato l’urto. Ed è stato allora che il pilota, affacciandosi fuori bordo, ha visto lo scafo della pilotina ribaltato. Stando a quanto si apprende, l’imbarcazione più piccola sarebbe andata in avanti, anziché tornare indietro; a quel punto lo yacht l’avrebbe speronata, provocandone il capovolgimento. Gli inquirenti sono al lavoro per chiarire se il ribaltamento sia stato causato da una collisione diretta o da altre circostanze ancora da definire, come un’avaria: per questo sono stati disposti accertamenti sulla pilotina.
L’allarme
In quei momenti concitati Nico Ulivieri non sarebbe riuscito a uscire dalla pilotina: sembra, infatti, che l’immediata attivazione del giubbotto salvagente, gonfiandosi, gli abbia impedito di immergersi per liberarsi dallo scafo rovesciato. L’allarme è stato lanciato subito: i sommozzatori dei vigili del fuoco lo hanno recuperato, ma era ormai privo di vita.
I soccorsi e l’autopsia
Sul posto è intervenuta anche un’ambulanza della Misericordia: ogni tentativo di rianimazione, però, si è rivelato inutile. In serata la salma è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria ed è stata disposta l’autopsia dal pm Niccolò Volpe: saranno gli accertamenti a stabilire con precisione cosa sia accaduto in quei pochi, decisivi istanti che hanno stravolto la vita di tante persone. Una tragedia nella tragedia.
La vittima
Ulivieri si era sposato un anno fa e a metà marzo sarebbe diventato padre: la moglie, saputo della tragedia, ha avuto un malore ed è stata portata in pronto soccorso, mentre il fratello, agente delle volanti, è intervenuto sul posto. Senza parole i colleghi mentre ripensano alla madre, in forza alla Polmare, che fino a qualche ora prima raccontava della gioia per l’arrivo della bambina.
Il cordoglio
La questora Giusy Stellino e tutto l’Ufficio di polizia di frontiera marittima si sono stretti al dolore dei familiari. E c’è sconcerto anche tra il Corpo dei piloti del porto di Livorno, che non riesce a darsi pace per quanto accaduto. Da ogni parte stanno arrivando i messaggi di cordoglio.
«È una tragedia che colpisce l’intera comunità portuale di Livorno e la Toscana tutta – commenta la vicepresidente della Regione, Mia Diop –. Seguiamo con attenzione il lavoro della Capitaneria di porto e di tutte le autorità competenti impegnate a ricostruire la dinamica di questo terribile incidente. È fondamentale fare piena chiarezza per capire le cause e affinché simili tragedie non si ripetano».
E interviene anche la presidente del Consiglio regionale, Stefania Saccardi. «L’ennesima vittima sul lavoro nella nostra regione ci colpisce e ci impone una riflessione seria. Stiamo assistendo a una sequenza di tragedie che si susseguono con frequenza inaccettabile».
«Amava il suo lavoro e il mare», dicono i colleghi, ancora increduli. In porto, oggi, c’è un silenzio diverso. Quello che segue le tragedie improvvise, quando la cronaca si intreccia alle vite e ai legami. «Era un figlio del mare e il mare se l’è ripreso», sussurra chi lo conosceva, guardando lontano, anche oltre l’orizzonte, dentro il dolore.
