Il Tirreno

Toscana

Il report

Lavoro in affanno in Toscana, lo studio che fotografa i segnali della crisi – I dati, i motivi e le zone

di Alessandro Pattume

	(foto di repertorio)
(foto di repertorio)

Gli esperti dell’Istituto di ricerche economiche e sociali (Ires): «Rischiamo stagnazione di lungo periodo»

4 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Crescita modesta e crollo degli investimenti. Occupazione in aumento, ma spinta soprattutto dal lavoro povero, e boom di ore di cassa integrazione straordinaria, che vede a rischio 20mila posti di lavoro. È questa, in sintesi, la fotografia dell’economia toscana scattata dallo studio dell’Istituto di ricerche economiche e sociali (Ires) presentato a Firenze.

«Siamo dentro una trasformazione che ha i caratteri della crisi – spiega il presidente di Ires Toscana Maurizio Brotini –. Senza un cambio di modello di sviluppo, che presupponga la centralità della manifattura, il rischio è una stagnazione di lungo periodo». Crescita quasi a zero negli ultimi tre anni. La stima del Pil per il 2025 è di un +0,3%, di poco inferiore a quello stimato a livello nazionale (+0,4%). Sul lungo periodo, invece, il Pil stimato per il 2025 è di poco superiore al valore del 2007 e del 2019, cioè alle annualità precedenti la crisi finanziaria globale e la pandemia. Dati che lo studio interpreta come il segno di uno sviluppo debole dell’economia regionale sul lungo periodo e di una probabile manifestazione del processo di deindustrializzazione.

Crollo investimenti

«Uno degli elementi più critici messi in luce dallo studio è il crollo degli investimenti – spiega il ricercatore Andrea Cagioni, che ha curato lo studio Ires –. Negli ultimi cinque anni la Toscana registra una dinamica di investimenti fissi lordi costantemente inferiore, o al massimo allineata, a quella nazionale. Nel 2025 la crescita stimata degli investimenti regionali (+0, 7%) resta ben al di sotto della media italiana (+2,4%), alimentando un circolo vizioso fatto di bassa produttività, scarsi investimenti e salari deboli».

Occupazione

Il paradosso è servito. Tra il 2019 e il 2024 la dinamica delle assunzioni ha fatto registrare un +3,5% ma a ben guardare, spiega lo studio, la crescita deve essere attribuita ai contratti atipici, quelli che hanno retribuzioni inferiori: a termine (+7,4%) e stagionali (+27,7%). Le assunzioni a tempo indeterminato sono invece diminuite di oltre il 5 percento. Nel primo semestre 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024, le assunzioni sono invece diminuite (-2,8%), con un crollo di nuovi contratti a tempo indeterminato (-7,3%) e un aumento del 4,5% delle assunzioni stagionali.

«Siamo di fronte alla trasformazione del quadro occupazionale della nostra regione – spiega il presidente di Ires Toscana Maurizio Brotini –. Una sorta di stagionalizzazione dell’economia in cui aumentano i lavori intermittenti e di conseguenza la fragilità del mercato del lavoro». Che prosegue: «Questo apre una serie di problemi sociali ed esistenziali che dovrebbero essere al centro della discussione politica».

Salari

Negli ultimi anni l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto: la perdita complessiva è del -5,2% nel settore privato e di -7,2% nel pubblico. Il lavoro nel settore privato è al centro di una sorta di dualismo. Industria ad alta specializzazione e terziario avanzato si caratterizzano per salari e stabilità più elevati. Dall’altra il cosiddetto terziario arretrato, commercio, logistica e costruzioni, che assorbono molta forza lavoro, offrono retribuzioni medio-basse, discontinuità occupazionale e minore tutela. «Il modello di terziarizzazione debole che si è consolidato negli ultimi decenni – spiega Brotini – ha prodotto una concentrazione della ricchezza nel capitale e una svalutazione del lavoro, con un’espansione di quello povero anche in settori tradizionalmente forti».

Cigs Boom

È la crisi della manifattura che si fa sentire. Nei primi sette mesi del 2025 le ore complessive di cassa integrazione (Cig) sono aumentate del 29% rispetto allo stesso periodo del 2024. Ed è spinto soprattutto dalla cassa integrazione straordinaria (+99,6%), che è il segnale di crisi aziendali profonde e non di difficoltà congiunturali. «Senza inversioni di tendenza robuste – aggiunge Brotini – volendo stare bassi e considerando le casse straordinarie che diventano licenziamenti, parliamo di circa 20mila posti».

Più del 90% delle ore totali di cassa integrazione nei primi nove mesi del 2025 riguarda il settore dell’industria: il sistema moda (cuoio e tessile) e alcuni altri comparti come automotive, metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo. Almeno un terzo di tutto il monte ore di cassa integrazione richiesto nello stesso periodo (36%) riguarda la provincia di Firenze, seguita da lontano da quelle di Livorno (17,3%), Pisa (13,1%) e Arezzo (8,9%). Scarso ricorso alla Cig nella provincia di Prato, nonostante la forte vocazione manifatturiera . I motivi: una quota elevata di lavoro sommerso e di finti part-time e le peculiari dinamiche della forza-lavoro cinese, a partire dalla forte mobilità interregionale.

In evidenza
La tragedia

Monossido di carbonio killer: famiglia uccisa a Porcari. L’allarme dello zio, l’ipotesi caldaia e la comunità sotto choc – Chi sono le vittime

di Pietro Barghigiani

Il dolore della comunità

Uccisi dal monossido a Porcari, il sindaco Fornaciari: "Un giorno triste, abbiamo perso una famiglia intera"

Speciale Scuola 2030