Dazi sul vino, allarme posti di lavoro i Toscana: tutti i rischi che corre la produzione del vino
Si stimano 50mila posti di lavoro a rischio
Il giorno dopo il Liberation day ha un retrogusto amaro: oltre che sui prezzi, i dazi di Trump sull’export aprono un grande punto interrogativo sull’occupazione. I dati della Toscana non sono tranquillizzanti. È la Flai Cgil, il comparto agricolo del sindacato, a lanciare l’allarme per 50mila posti di lavoro a rischio. Sono gli operai agricoli a chiamata, gli stagionali, di cui oltre la metà operano nel settore vitivinicolo: con la probabile contrazione della produzione legata alle tariffe doganali, la chiamata può ridursi sensibilmente. Si parla già di aziende che potrebbero ricorrere alla cassa integrazione.
I rischi per chi lavora
Ma nel settore agricolo gli ammortizzatori sociali esistono solo per i contratti di tipo industriale. Spiega il segretario regionale Flai Cgil, Mirko Borselli: «Nel settore della trasformazione, ad esempio l’imbottigliamento del vino, si applicano contratti di tipo industriale, che hanno la possibilitòà di accedere per legge alla Cig; nel caso degli stagionali agricoli invece la legge non prevede ammortizzatori, quindi rischiamo di vedere senza lavoro 50mila lavoratori toscani, spesso a salario basso, che non possono essere aiutati né con la Cig né con la Naspi». per questo il sindacato chiede ammortizzatori straordinari, come all’epoca del Covid, «interventi capaci di tutelare il settore del Made in Tuscany agroalimentare che è un fiore all’occhiello che tutto il mondo ci invidia».
«Il vino e l’agroaliomentare – dice Borselli – sono un settore strategico per la regione Toscana, con oltre un miliardo di euro di export made in Tuscany, di cui oltre il 90% composto da vino e olio, prodotti che al pari degli altri settori merceologici verranno gravemente colpiti dai dazi Usa».
In Toscana il settore conta 80mila tra lavoratrici e lavoratori (il 5% dell’occupazione subordinata della nostra regione) , di cui 58mila in agricoltura e 22mila nell’industria alimentare, «e questa guerra commerciale lanciata da Trump colpirà sia le aziende e sia chi lavora con un forte rischio di riduzione dell’occupazione, perché tocca sempre alle lavoratrici e ai lavoratori a pagare sulla propria pelle il prezzo più alto. Nel settore primario mancano ammortizzatori sociali e strumenti ordinari per far fronte a questo tsunami che si sta abbattendo su un settore già fortemente precarizzato, per questo le istituzioni devono rapidamente definire ammortizzatori sociali per difendersi da questa ondata che rischia di travolgerci e di avere un prezzo sociale altissimo».
Le aziende chiedono ristori
Anche Coldiretti lancia l’appello: servono aiuti, ristori come nell’epoca Covid, per le aziende agricole che producono l’eccellenza del made in Tuscany. Che nel 2024 ha totalizzato oltre un miliardo di euro di export. + 128% negli ultimi 10 anni. Con un prodotto su tre (27%) gli Stati Uniti sono l’area commerciale più importante dopo il mercato europeo. Olio e vino sono i prodotti più richiesti, con oltre 900 milioni di euro. Ma i dazi al 20% imposti da Trump produrranno un aumento di 200 milioni di dollari nel prezzo finale per i consumatori americani. La contrazione del mercato è dietro l’angolo, con un vantaggio dei fake, il cosiddetto Tuscany Sounding che negli Stati Uniti vale 2 miliardi.
«L’introduzione dei dazi su vino, olio, formaggi e in generale su tutto il paniere agroalimentare avrà inevitabili contraccolpi sia per le imprese esportatrici sia per i consumatori su cui ricadranno gli aumenti – spiega Letizia Cesani, presidente Coldiretti Toscana – La logica dei dazi e controdazi ha dimostrato nel tempo di essere miope e controproducente per tutti. Questo però, per l’Europa, deve essere il tempo della prudenza e della diplomazia evitando reazioni smisurate o di pancia. Se c’è un margine per trattare, l’UE deve farlo».
L'attesa per il whiskey
Ora l’attesa per il vino italiano è spostata al 14 aprile, con l’arrivo del vicepresidente Usa, JD Vance. Al centro il contro-dazio che vuole imporre l’Europa sul bourbon, il whiskey americano (diverso dal wisky scozzese) in risposta alle misure annunciate dal presidente Donald Trump. L’Italia è contraria all’idea dei dazi «Sarebbe puro autolesionismo», ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Bruxelles a margine della ministeriale Nato. «Noi abbiamo sempre detto – afferma – che nella lista dell’Ue non dovrebbe essere inserito il whiskey (quello irlandese e quello americano si scrive con la “ey” finale, per distinguerlo dal whisky scozzese, ndr) , cosa che ho ribadito anche oggi al commissario al Commercio Maros Sefcovic, perché – spiega – mettere una sanzione sul whiskey significa provocare una reazione sull’alcol che noi esportiamo, e sui vini in modo particolare. E siccome esportiamo molto più vino di quanto whiskey importiamo, sarebbe una scelta perniciosa per noi stessi, una forma di autolesionismo», conclude.