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Vespa World Days a Roma, il grande raduno tra musica e passione: Il Tirreno tra migliaia di vespisti – Il racconto

di Lorenzo Lombardi

	Vespa World Days: la maxi parata
Vespa World Days: la maxi parata

In tantissimi sono arrivati nella Capitale da tutto il mondo per cantare tanti auguri all’iconico mezzo made in Pontedera

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ROMA. «Con Vespa o senza?». Questa è la frase che intercettiamo subito entrando al Vespa Village di Roma dove migliaia di vespisti e vespiste si sono radunati al Foro Italico. Chi va di là, chi va di qua, chi si abbraccia, chi si scambia i gagliardetti, chi sgassa, chi controlla la marmitta, chi “spìetta”, chi propone di andare da qualche parte e chi risponde appunto «con Vespa o senza?».

Sono i “Vespa World Days” e migliaia di vespisti sono arrivati a Roma da tutto il mondo per cantare tanti auguri all’iconico scooter made in Pontedera che il 23 aprile scorso ha festeggiato 80 anni. Tanti gli eventi: stasera il concerto Tiziano Ferro, giovedì invece è stata svelata la Vespa edizione limitata in 1946 esemplari che ha fatto subito scattare i super collezionisti per cercare di aggiudicarselo. Ma prima di ogni altra cosa questa è la grande festa dei vespisti.


Noi siamo arrivati verso mezzogiorno, il caldo è devastante, l’accredito veloce, trovare la sala stampa più complicato, il personale gentilissimo, i vespisti stoici ed eroici. Come eroi greci non sentono il caldo. Sono lì in migliaia a godersi il rituale collettivo: è la loro festa, la festa di tutti coloro che guidano il mezzo a due ruote più iconico del mondo.

I comunicati stampa, le foto del modello da collezione, le foto della bellissima mostra del fotografo Giacomo Bretzel stanno già girando da giorni sui media, sui social ci sono tantissimi video e foto, quindi perché siamo venuti qui, col caldo, nel traffico, con i vestiti che si appiccicano? Perché vogliamo raccontarvi l’aria che si respira, narrarvi quello che vediamo con i nostri occhi, vogliamo ridere, scherzare, sudare con vespisti di tutto il mondo. Vespe dai colori variopinti, Vespe nuove e antiche, Vespe che “battono bandiere” come i galeoni.

Appena arrivati ci passano davanti Vespe con la bandiere dei Quattro Mori della Sardegna e poi tantissime altre con stemmi, gagliardetti, nomi di città, grandi, piccole e persino frazioni di paese. Nel tour in Vespa che in queste settimane “Il Tirreno” ha organizzato in giro per la Toscana abbiamo incontrato Vespa club ovunque. Nella tappa di Minucciano per esempio ci hanno accolto gli amici del Vespa Club di Gorfigliano, che è una frazione del piccolo e delizioso comune in Garfagnana.

Alla festa dei vespisti si sentono parlare tutte le lingue. Qualcuno chiede: «Dove ci si accredita per la parata di domani? (oggi per chi legge, nda)». Altri rispondono «sold-out», poi pausa, «tu comunque vieni alle Terme di Caracalla in Vespa!». I numeri di cui si parla sono enormi, alcuni dicono 10.000, altri 14.000.

Il successo planetario della Vespa nasce dalla geniale intuizione e dall’estro creativo di Corradino D’Ascanio, dal coraggio imprenditoriale di Enrico Piaggio e poi anche dai milioni di vespisti e vespiste che dal 1946 ad oggi hanno comprato e ancora di più guidato una Vespa. La Vespa è stato un progetto inclusivo prima che questa parola venisse usata e abusata: fu pensata per tutti e per tutte, per chi portava pantaloni, per chi indossava la gonna e persino per chi aveva l’abito talare. La Vespa fu il simbolo di quell’Italia del dopoguerra con pochi soldi ma tanto coraggio. E poi il successo planetario col film “Vacanze Romane” che fece innamorare il mondo della Vespa.

«Benedetta, sei al Vespa Village? Si parte?». Questa è stata la telefonata che abbiamo fatto a Benedetta Macchi, amica e presidente del Vespa Club di Pontedera, dove tutto è partito. Non solo il progetto del 1946, ma anche il nostro tour con la Vespa del “Tirreno”. È stato il Vespa Club di Pontedera ad accoglierci nella grande famiglia, è stato il decano Daniele Toti (da 30 anni iscritto al Vespa Club di Pontedera) a darci i primi consigli su come muovere la Vespa nel traffico, ed è stato lui a presentarci Benedetta, la presidente.

Abbiamo aspettato undici settimane per dir loro grazie perché così volevamo chiudere il cerchio: come in “Vacanze Romane”, girando in Vespa per Roma. Stavolta però il giornalista era il passeggero, mentre alla guida Benedetta “prendeva di tacco” Gregory Peck. Come nasce la passione per Vespa le chiediamo: «Il babbo lavorava alla Piaggio e quindi la Vespa è stata sempre parte della famiglia», racconta Benedetta mentre giriamo per la Città Eterna.

Sarà la suggestione, sarà che Roma è sempre meravigliosa, ma è davvero emozionante muoversi per quella città in Vespa. Mentre noi ci lasciamo trasportare dalla guida sicura di Benedetta, anche lei ogni tanto si gira e dice: «Certo che è proprio bello muoversi per Roma in Vespa».

In quel momento scompaiono la fatica, il caldo e rimane solo la bellezza di Roma negli occhi, la bellezza dei luoghi della Toscana che abbiamo visitato, il ricordo dei tanti amici ed amiche che abbiamo conosciuto lungo la strada, il ringraziamento ai colleghi e alle colleghe che hanno permesso di realizzare questo grande lavoro di reportage sulle pagine del “Tirreno”. E che continua.

Ci fermiamo: foto con le Vespe davanti al Vaticano, salutiamo altri vespisti. Poi ci presentano un altro decano dello scooter: Gianfranco Gemmi, dal 1960 al 2000 dipendente Piaggio, storico responsabile reparto prove su strada dei prototipi.

Ci racconta la sua storia ed i suoi chilometri in Vespa: «È stato come un matrimonio per me quello con la Piaggio - dice con commozione - Ho dato tanto, ho ricevuto tanto». Quanti chilometri ha fatto in Vespa? gli chiediamo quasi per scherzo. Lui diventa serio «2.800.000 chilometri. Certificati. Era il mio lavoro guidare le Vespe». E poi ci mostra il suo tatuaggio. Di una Vespa naturalmente. 

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