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Non c’eravamo tanto amati: Maldini dice addio al Milan

di Fabrizio Bocca
Non c’eravamo tanto amati: Maldini dice addio al Milan

Il Milan dei fondi americani liquida la bandiera Maldini con 5 righe di comunicato. L’ex direttore tecnico paga il suo modo di vedere il calcio ancora legato al passato

07 giugno 2023
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Si immaginava magari come Boniperti, una vita una squadra, per 75 anni. Con tutti questi business men che nel Milan vanno e vengono, forse Paolo Maldini presidente sarebbe potuto essere, un giorno, l’unica certezza. Il ponte tra il calcio degli antichi “ricchi scemi” a quello dei fondi finanziari, degli avidi Gordon Gekko alla conquista del calcio.

Insomma anche più di quello che gli inglesi chiamano “One Club Man”, gli uomini bandiera: tipo Totti con la Roma e Giggs nel Manchester Utd. Ma Boniperti a parte che della Juve fu campione, presidente e oggi santo, sono proprio Totti e Giggs a dirci che certe storie finiscono sempre per autodistruggersi.

Totti vaga ancora alla ricerca di un posto nel calcio lontano dalla Roma, Giggs lo United ha cercato di clonarlo nella periferia di Manchester, col minuscolo Salford City, insieme a Scholes, i fratelli Neville e Beckham. Velleitaria e patetica operazione nostalgia. Per i naif che ancora non lo sapessero, una volta di più si è scoperto che il calcio è fatto da quelli che mettono i soldi e dunque le bandiere possono sventolare quanto si vuole, ma pure essere riposte. Quasi 70 anni di Dynasty Maldini, papà Cesare compreso, messa via così.

Più esonero che addio. Lo schiaffo è nel gelido comunicato di cinque righe in cui unitamente alla rottura il Milan annuncia anche la non sostituzione di Maldini. Superfluo, se ne può fare a meno. Un ristretto gruppo di lavoro, il capo scout Moncada insieme a Pioli e a giocatori ricercati guardando le statistiche al computer stile film “Moneyball”, renderà conto all’ad Furlani e al big boss Jerry Cardinale. Quello che appunto mette i soldi. Sia pure a prestito da parte di quelli (Elliott) che il Milan glielo hanno venduto. Paolo aveva un’altissima considerazione del suo ruolo, professionista certo, ma anche ultimo sacerdote di un calcio vero, passionale e vissuto sulla pelle. Non solo una speculazione finanziaria. Due mondi opposti, si era capito già un anno fa col tira e molla sul rinnovo.

Prima del Milan, il padre spedì Paolo bambino a tirare i primi calci all’oratorio. Maldini si porta addosso più di mille partite da campione. L’ingiustizia gli ha negato il Pallone d’Oro, ma troppe Coppe vinte e un’immagine internazionale straordinaria gli impediscono di essere uno qualsiasi in società. Un semplice e referente burocrate. Pretendeva autonomia, si considerava l’uomo di calcio del gruppo, il vero e unico responsabile tecnico del Milan.

Trionfi a parte, Maldini oggi ricorda, poco prima dell’addio al calcio, un Milan-Juve del maggio 2009 in cui prese Chiellini per il collo e Buffon dovette calmarlo. Aveva perso la diplomazia già da giocatore. Nella festa per la sua ultima partita a San Siro (24 maggio 2009) gli ultras rossoneri lo contestarono per non averli mai blanditi. Litigò con Leonardo, da cui però poi imparò il mestiere di manager, non si fece premiare da Berlusconi. Non si sarebbe nemmeno mai preso, dopo, con Galliani, considerandosi evidentemente un suo doppio. Uno dei due era di troppo.

Si sarebbe così autoesiliato fino al 2018 quando rientrò chiamato dal gruppo Elliott. E lì sarebbe cominciato il suo percorso tormentato col Milan. Quando c’era Leonardo a comandare diceva “Mi sento inutile”. Lavorava stretto stretto con Boban che si fece licenziare (marzo 2020) per divergenze con l’ad Gazidis. L’ad di allora voleva sostituire Pioli con lo scienziato Rangnick. Maldini voleva libertà su mercato e contratti (soprattutto Ibrahimovic) e la proprietà lo marcava stretto. Maldini contestò anche apertamente nell’aprile 2021 l’adesione del Milan alla Superlega: «Non ne sapevo niente, chiedo scusa ai tifosi».

Insieme a Massara ha costruito il Milan dello scudetto, ma anche sbagliato gli acquisti di cui ora paga il conto. Ha rinnovato i contratti di Leao e Bennacer in autonomia e alla fine ha pagato la sua autonomia.

Non esiste un calcio per Maldini al di fuori del Milan e della Nazionale. Aveva messo un po’ di soldi nel Miami FC, spinto da Riccardo Silva il manager che poi avrebbe avvicinato Gerry Cardinale al Milan. Ma niente di più. Elegante, difensore di enorme statura, per i giocatori è stato il riferimento, il campione sempre vicino. Quando il Milan ad aprile ha vinto 4-0 a Napoli, disse a brutto muso a Spalletti che discuteva con l’arbitro: «Ehi, sei nervoso hai visto troppi film di Rambo». Deve averlo detto anche a qualcun altro…




 

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