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La vertenza

Prato, la protesta davanti al museo: «Con 409 euro non si arriva a fine mese»

di Redazione Prato

	La protesta delle lavoratrici davanti al Museo Pecci (foto Giovanni Tarducci)
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La protesta delle lavoratrici davanti al Museo Pecci (foto Giovanni Tarducci)

Volantinaggio delle lavoratrici dei musei all’incontro del Pecci con l’artista Emilio Isgrò

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PRATO. «Basta part-time involontari di 8-12 ore a settimana. Siamo stanche». Questo il grido di protesta delle lavoratrici in appalto dei musei pratesi che da tempo si lamentano delle condizioni di lavoro e del contratto applicato. Nel tardo pomeriggio di ieri, 31 ottobre, con una manifestazione promossa dal sindacato Sudd Cobas, hanno portato la loro protesta nell’anfiteatro del Museo Pecci, in occasione dell’incontro con Emilio Isgrò, che ha segnato la chiusura della mostra “Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli”. L’incontro, nelle intenzioni degli organizzatori, era un’occasione per attraversare la ricerca di Isgrò e ripercorrere il suo legame con Prato e con il museo, la cui collezione si è arricchita di dodici sue opere grazie alla donazione di Carlo Palli.

Le lavoratrici organizzate dal Sudd Cobas hanno approfittato dell’occasione per accendere i riflettori sulle proprie richieste.

«Le lavoratrici si rivolgono al Comune, committente dell’appalto nei musei pratesi – spiega una nota del Sudd Cobas – per richiedergli di intervenire in favore di un aumento delle ore contrattuali, senza il quale stanno di fatto venendo indirettamente spinte a rassegnare le dimissioni. Hanno mostrato una busta paga con un netto di 409 euro e hanno chiesto: “Come è possibile pagare l’affitto e fare la spesa con uno stipendio del genere? ”».

È stato distribuito un volantino che riprende, per dar voce alla protesta, i lavori di cancellatura dell’artista Isgrò: “Siamo lavoratrici e lavoratori museali. Lavoriamo in una condizione di precarietà e mancanza di riconoscimento. Vogliamo ascolto dai musei di Prato, dalla comunità, dalle istituzioni, dallo Stato. Non vogliamo essere solo parti cancellate».

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