Il Tirreno

Prato

L’emergenza alloggiativa

È sempre più difficile trovare casa in affitto a prezzi abbordabili a Prato

di Alessandro Formichella
È sempre più difficile trovare casa in affitto a prezzi abbordabili a Prato

I numeri del Sunia: calano gli sfratti ma i canoni sono aumentati del 30%

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PRATO. Meno sfratti eseguiti, ma anche meno occasioni per trovare una casa in affitto e canoni più pesanti per le famiglie. È il quadro tracciato dal Sunia per Prato, dove la lieve flessione degli sfratti non basta a indicare un miglioramento dell’emergenza abitativa.

Nel confronto fra gli ultimi due anni riportato dal sindacato degli inquilini, Sunia appunto, i provvedimenti di sfratto emessi scendono da 201 a 184, le richieste di esecuzione da 671 a 663 e gli sfratti eseguiti da 218 a 211. Sono calati rispettivamente dell’8,5%, dell’1,2% e del 3,2%. Il dato va, però, letto in una prospettiva più ampia: nel 2023, nella provincia di Prato, erano stati registrati 228 provvedimenti di sfratto, 779 richieste e 233 esecuzioni; nel 2022 gli sfratti eseguiti furono 299, con 883 richieste. La discesa dopo il picco del 2022 è stata reale, ma non racconta da sola quante persone riescano oggi a trovare un’abitazione. O a mantenere quella che hanno.

Il caro affitti

Il Sunia segnala anche la contrazione dei contratti di locazione e l’aumento dei canoni: secondo i dati riportati nel comunicato, i prezzi dei contratti transitori sarebbero cresciuti del 30% e quelli a canone concordato del 15%. Un precedente confronto diffuso da Cgil e Sunia indicava per Prato una riduzione dei contratti di lungo periodo da 2.650 a 2.342 e un aumento del canone medio da 7,54 a 8,45 euro al metro quadrato. Per un appartamento di 80 metri quadrati, la stima passava da circa 603 a 676 euro mensili. Sono dati riferiti a periodi e categorie contrattuali specifici, ma descrivono la pressione che grava sugli inquilini.

Le case vuote

A fronte di questa difficoltà, il patrimonio censito dall’Istat nel 2023 conta 113.958 abitazioni nel Comune di Prato, delle quali 7.956 risultavano non occupate. Un dato che ha dell’incredibile. Il sindacato chiede di partire da una mappatura e un censimento dei locali sfitti: sapere dove sono gli immobili, in quali condizioni si trovano e perché non vengono affittati. Un alloggio vuoto, precisa il Sunia, non è automaticamente abitabile o disponibile: possono esserci lavori da fare, successioni, contenziosi o un uso saltuario. La proposta è distinguere i casi e prevedere incentivi, garanzie contro la morosità e aiuti per le piccole manutenzioni, così da favorire contratti regolari a canoni sostenibili.

Le case popolari

Sul fronte pubblico, quello dell’Edilizia pubblica pratese, sono 1.575 alloggi di edilizia residenziale pubblica comunale, di cui il 13% sfitto. Una parte consistente del patrimonio è datata: il 42% degli edifici risale a prima del 1970 e il 48% è stato costruito fra il 1970 e il 2000. Recuperare rapidamente gli appartamenti non utilizzati e ridurre i tempi fra manutenzione e nuova assegnazione è, per il sindacato, un passaggio essenziale. La domanda nel pratese è alta: nel 2025 le richieste per un alloggio Erp sono state 1.650, con 1.192 ammesse; quelle per il contributo affitto 1.056, di cui 741 ammesse. Il Sunia stima inoltre 6.429 nuclei in una condizione di bisogno potenziale di alloggio: 2.767 già conosciuti dai servizi sociali e 3.662 con un bisogno ancora non intercettato. Il quadro regionale offre un riferimento sul mercato: nel 2024 in provincia di Prato sono stati registrati 2.678 nuovi contratti, fra cui 1.681 ordinari oltre i tre anni e 651 a canone concordato. La Regione rileva inoltre un aumento generalizzato dei valori delle locazioni fra il 2018 e il 2024, pur con differenze tra province e tipologie contrattuali. In questo quadro, il Sunia chiede di affrontare anche il fenomeno degli affitti brevi e contesta l’ipotesi di accelerare le procedure di sfratto senza affiancarle a prevenzione, mediazione e sostegni tempestivi per chi non paga a causa di una difficoltà economica sopravvenuta. La priorità, sostiene il sindacato, è ampliare le case effettivamente accessibili: recuperando gli alloggi pubblici sfitti, rendendo più conveniente l’affitto a lungo termine e trasformando il patrimonio inutilizzato in una risposta concreta alla domanda abitativa.  l

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