Il Tirreno

Prato

L’inchiesta

Prato, si allarga la rete degli operai sfruttati che collaborano con la Procura

di Paolo Nencioni
Prato, si allarga la rete degli operai sfruttati che collaborano con la Procura

La denuncia di un pachistano ha consentito di scoprire l’ennesimo caso di “apri e chiudi”: scattano cinque misure interdittive per i confezionisti cinesi

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PRATO. Si allarga la rete degli operai sfruttati che collaborano con la Procura di Prato per smascherare i confezionisti, quasi sempre cinesi, che si servono di prestanome per aprire e chiudere le aziende sfuggendo al fisco, con la collaborazione di “colletti bianchi” italiani.

Proprio grazie alla denuncia di un operaio pachistano e alle indagini del Gruppo antisfruttamento dell’Asl e della Finanza sono arrivate oggi, 14 ottobre, cinque misure interdittive nei confronti di altrettanti imprenditori che gestivano la Confezione Orchidea nella zona di via Pistoiese. Ai due titolari di fatto, una donna di 39 anni e un uomo di 41 anni, è stato imposto dal gip il divieto di dimora e il divieto per 12 mesi di esercitare attività d’impresa. Stessa misura per il prestanome, un cinese di 38 anni, e due familiari di 64 e 69 anni.

L’operaio pachistano lavorava fin dal 2023 insieme a sette cinesi nella confezione-stireria: 12-13 ore al giorno, sette giorni la settimana. I cinesi non hanno avuto niente da ridire, lui invece si è rivolto alla Procura e ha fatto iniziare le indagini.

Gli accertamenti hanno consentito di scoprire che i due titolari di fatto avevano cambiato ragione sociale dell’azienda per tre volte in cinque anni, grazie ai consigli di un consulente italiano che ora è accusato di aver creato falsi attestati di partecipazione a corsi di formazione per gli operai. I due titolari di fatto erano gli unici ad avere un regolare contratto e risultavano come dipendenti, mentre un’operaia cinese risultava invece titolare (ma solo sulla carta) di un’altra stireria e in realtà lavorava in nero per l’Orchidea.

All’interno della confezione-stireria gli ispettori del Gruppo antisfruttamento dell’Asl hanno trovato dormitori abusivi realizzati con materiale facilmente infiammabile e un impianto elettrico che avrebbe potuto innescare un incendio. Carente anche la sicurezza dei macchinari sui quali lavoravano gli operai.

«Preme rilevare – si legge in una nota del procuratore Luca Tescaroli – che le condotte compiacenti da parte di consulenti del lavoro italiani stanno emergendo con sempre maggior frequenza nelle indagini condotte per sfruttamento lavorativo e per infortuni sul lavoro. L'impresa attualmente attiva è risultata collocabile in un più ampio meccanismo criminoso cosiddetto di "apri e chiudi" finalizzato alla sottrazione fraudolenta di beni al pagamento delle imposte e dei contributi».

Il procuratore sottolinea poi l’importanza della collaborazione degli operai sfruttati. «Ancora una volta la collaborazione di un lavoratore si è rivelata decisiva per l'emissione delle misure eseguite – spiega Luca Tescaroli – Dal febbraio 2025 sono intervenute 225 collaborazioni di lavoratori stranieri e per 103 di loro quest'ufficio ha richiesto il rilascio del permesso di soggiorno e, in più casi, anche l'applicazione di misure di prevenzione e l'attribuzione di alloggi, nel quadro del protocollo d'intesa siglato il 15 ottobre 2025».

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