Truffa sui fondi europei a Prato: arrivano altre cinque condanne
I giovani imprenditori dovranno restituire il contributo erogato dalla Regione
PRATO. Sono arrivate altre cinque condanne, dopo le sette dell’anno scorso, per i fondi europei intascati illecitamente dai giovani imprenditori tramite una società di consulenza di Prato, la Debut Italia srl, attiva nel periodo pre Covid in via Traversa Fiorentina. Si tratta di sentenze della Corte dei conti che ordinano il risarcimento dei fondi incassati senza aver avviato le attività, oppure senza aver fornito un rendiconto, come prescriveva il bando.
In questo caso la parte lesa è la Regione Toscana, che aveva materialmente erogato i contributi, e la cifra è sempre la stessa: 19.600 euro, che poi diventa più alta per gli interessi.
L’anno scorso, come detto, erano arrivate le prime sette condanne, ora se ne aggiungono altre cinque, per un totale di una dozzina. Potrebbe non essere finita qui, perché la Procura presso la Corte dei conti ha molte pratiche sulla scrivania.
Le ultime cinque sentenze si riferiscono ad attività che avrebbero dovuto essere avviate a Prato, Agliana, Firenze, Sillano Giuncugnano in provincia di Lucca e Pistoia.
I giovani imprenditori beneficiari del contributo dovranno restituire i finanziamenti ottenuti perché le attività grazie alle quali hanno preso i soldi non sono mai partite, mentre il denaro è sparito. Come detto, potrebbe essere la classica punta dell’iceberg, perché in una di queste sentenze si spiega che la guardia di finanza, nel corso delle indagini, ha trovato ben 122 smartcard (la Carta nazionale dei servizi, un certificato digitale che serve per accedere da remoto ai servizi dello Stato), anche se non è detto che tutti o gran parte dei clienti della Debut Italia abbiano fatto carte false per ottenere finanziamenti a babbo morto.
«Secondo l’accusa – scrivono i giudici contabili – sarebbe emerso un sistema collaudato mediante il quale i responsabili della società (la Debut Italia, ndr) avrebbero agevolato i propri clienti nell’ottenimento dei fondi pubblici, attraverso la redazione di documentazione solo apparentemente regolare, in taluni casi falsa, comunque idonea a eludere i requisiti del bando». Il bando in questione si chiamava “Creazione d’impresa giovanile, femminile e dei destinatari di ammortizzatori sociali”, uno strumento finanziario europeo gestito dalle singole Regioni italiane per promuovere sviluppo, competitività, innovazione, sostenibilità ambientale e coesione sociale, finanziando progetti per imprese, ricerca e territorio, con fondi UE, statali e regionali, seguendo le priorità stabilite per il periodo di programmazione, in questo caso dal 2014 al 2020. E la società di consulenza pratese si intascava il 10% dei finanziamenti ottenuti dai clienti. In tutte le sentenze pronunciate dalla sezione regionale della Corte dei conti compaiono le stesse cifre. La Regione ha erogato un anticipo di 19.600 euro su un finanziamento totale di 24.500 euro e nel termine di 9 mesi il beneficiario del bonifico avrebbe dovuto rendicontare spese per 35.000 euro. Le somme sono state regolarmente accreditate, ma i rendiconti non sono arrivati e i soldi non sono stati restituiti. Per questo è partita la segnalazione della guardia di finanza alla Procura presso la Corte dei conti.
La Debut Italia srl ha iniziato l’attività nel 2017 e l’allora giovanissimo presidente Francesco Di Gennaro nel 2018 spiegava di aver messo a frutto l’esperienza maturata quando aveva aperto Frites Maison, un negozio di patatine fritte in via Ricasoli. «Nell’ultimo anno e mezzo – spiegava – Ho incontrato tanti ragazzi con il desiderio di aprire un’attività propria e tutti o quasi scoraggiati per la complessità delle procedure per l’ottenimento di fondi regionali e europei. Allora mi sono detto che avrei potuto mettere al loro servizio l’esperienza maturata per aprire “Frites Maison”. Vorrei far capire a tanti giovani come me che è possibile emanciparsi da certe dinamiche lavorative e riuscire a camminare con le proprie gambe».
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