Condannato a cinque anni il boss cinese di Prato che evase dalla Questura
Bobo Jang fu rintracciato a Barcellona e riportato in Italia. Il procuratore Tescaroli contro il ministero: «Le carenze di organico della squadra mobile non sono state superate»
PRATO. Il cinese Bobo Jang, evaso l’11 luglio dell’anno scorso dalla Questura di Prato mentre era in stato di arresto e rintracciato il 1° settembre dalla polizia a Barcellona, è stato condannato a cinque anni di reclusione, una pena che va a sommarsi ai tre anni e sei mesi che gli erano stati inflitti per reati legati allo spaccio di stupefacenti. La moglie di Bobo Jang è stata invece condannata a due anni e otto mesi.
In Italia da circa 10 anni, secondo l’accusa Bobo Jiang ha sempre soggiornato clandestinamente beneficiando di consistente disponibilità di denaro e di alloggi messi a disposizione dalla fitta rete dei suoi collaboratori, che nel tempo lo ha agevolato e favorito nella sua attività di introduzione dello stupefacente nei mercati della droga sintetica, facendolo diventare un rilevante fornitore degli avventori dei locali di karaoke frequentati da cinesi dove vengono consumate droghe liberamente e offerte prestazioni sessuali a pagamento, ricorda la Procura.
Il procuratore Luca Tescaroli fa presente che l’evasione di Jang fu agevolata anche «dalle consistenti carenze di organico» della squadra mobile, carenze che, nonostante gli impegni assunti nel corso del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica tenutosi il 15 agosto 2025, non sono state superate».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
