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Prato

La politica

Pd, una nuova generazione pronta a prendere il comando a Prato

di Alessandro Formichella

	Un incontro dei Cantieri democratici alla ex Cava di Bacchereto (Carmignano)
Un incontro dei Cantieri democratici alla ex Cava di Bacchereto (Carmignano)

Giosuè Prestanti guida un gruppo che però non vuole rottamazioni

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PRATO. Non fanno esperimenti di laboratorio per arrivare alla “scissione dell’atomo”, né cercano altre divisioni. Anzi, sono ecumenici e affermano che il Pd deve cambiare passo. Almeno a livello locale. Soprattutto i soci della “ditta”, per dirla alla Bersani che il prossimo 5 settembre sarà a Prato, devono iniziare a ragionare e proporsi su ogni tema, sostiene Giosuè Prestanti, in predicato di diventare il nuovo segretario del Pd provinciale se, come sembra, non ci saranno concorrenti. Nel gruppo che sembra rafforzarsi con i giorni, i Dem pratesi potrebbero giocare di nuovo la carta dei giovani, togliendo però matrici di “rottamazione” o di battaglie “senza prigionieri”, in sintesi con l’annichilimento totale di altre parti e di opposizioni interne. Almeno a parole Giosuè Prestanti, Mirko Lo Russo, Fulvio Barni, Lorenzo Tinagli e i nuovi millenials del Pd vorrebbero mettere a terra i tanti temi che il Nazzareno ha tracciato in questi anni, ma spesso senza una realizzazione concreta. «Abbiamo davanti cambiamenti epocali come quello climatico e sembra che come partito politico quasi non ci poniamo il problema – esclama il candidato alla segreteria – Ma ci rendiamo conto o no?». Sere fa Cantieri democratici ha iniziato il suo tour a Carmignano e a seguire ci saranno altri incontri fra cui uno a Vaiano. Ma nella geografia che si muove dei Dem pratesi, e dove le carte fra schleniani e riformisti sono ampiamente rimescolate, l’arrivo dei giovani che si rifanno al gruppo di Montepulciano (la reunion del 2025 fra Dario Franceschini, Andrea Orlando, Roberto Speranza, con gli ex Articolo 1, Dario Nardella e Michela Di Biase) sembra voler mettere le basi per costruire ex novo un gruppo dirigente locale, poggiando anche sull’esperienza e la continuità dei più anziani del partito. Ad appoggiarli sembra già esserci l’intera truppa dei cattolici (da Stefano Ciuoffo ad Antonio Napolitano fino all’ex vicesindaco Roberto Bencini) anima e parte politica che a Prato conta e non poco, quella dei biffoniani prima maniera, ma anche una parte di elettori della segretaria nazionale Elly. Per il gruppo dei ventenni e trentenni, i front man e front woman del Pd non bastano più per disegnare quello che chiedono. «Chiediamo di uscire dal tunnel dei posizionamenti e di fare, invece, politica riflettendo sui problemi e sulla ricerca delle soluzioni» prosegue Giosuè Prestanti. A sette mesi dalle dimissioni del segretario Marco Biagioni, arrivate con un tira e molla dopo lo tsunami dell’avviso di garanzia per corruzione all’ex sindaca Ilaria Bugetti, il boccino, si direbbe, torna in mano a un gruppo di giovani. Che tutto sembra aver voglia, fuorché contarsi con le prove di forza. Ma c’è chi storce il naso. Fra questi la giovane consigliera regionale Marta Logli, che pare portarsi dietro ancora la black list di chi volle far fuori Marco Biagioni. Un Biagioni che forse in buona parte si era fatto fuori anche da solo. Per la consigliera Logli è difficile pensare che le divisioni interne potranno essere rimosse o siano state solo un temporale passegero. Sta di fatto, però, che dalla parte degli Schleniani duri e puri della prima ora (Diego Blasi, Marta Logli, Marco Furfaro) almeno pubblicamente prevale il silenzio e il laissez faire. A meno che, se il congresso provinciale sarà convocato in ottobre, non si presenti allo sprint finale qualche nuovo aspirante segretario.

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