Prato, i cantieri restano sulla carta: dalla piscina al Fabbricone, perché le grandi opere sono ferme
Si è avverata la “profezia” sulla paralisi amministrativa. La questione più scottante è quella dello Stadio del nuoto che rischia di perdere i fondi del Pnrr
PRATO. Del Parco Urbano si sono perse le tracce, la piscina olimpionica è ancora una pozzanghera, l’area del Fabbricone diventerà la nuova porta della città, ma non si vede all’orizzonte l’ombra di un cantiere. Nove mesi dopo la caduta della giunta Bugetti e otto mesi dopo l’arrivo del commissario straordinario Sammartino, è diventata realtà la facile profezia fatta la scorsa estate, cioè quella di una città bloccata in attesa di una nuova giunta. Le grandi opere, quelle che dovrebbero dare l’impronta a un territorio, sono ferme. Non per colpa del commissario, che è chiamato ad assicurare l’ordinaria amministrazione, ma per colpa di una politica che è stata azzoppata dalle inchieste della magistratura.
Lasciamo stare per un attimo l’annosa questione del sottopasso del Soccorso, che ora è in mano all’Anas ed è una bella gatta da pelare, col vincitore dell’appalto (la Manelli spa) non più in grado di fare i lavori.
Del Parco centrale da realizzare al posto dell’ex ospedale Misericordia e Dolce si parla almeno dal 2014, quando Comune, Regione e Asl stipularono un accordo per riqualificare l’area di circa 3 ettari a ridosso del centro storico. Il progetto del nuovo parco, realizzato nel 2016 dal paesaggista francese Michel Desvigne, prevede due lotti funzionali. Il primo comprende la realizzazione di aree verdi con i servizi essenziali al parco. Il secondo lotto prevede la realizzazione degli altri fabbricati, fino a un massimo di 3.000 metri quadrati. Da dieci anni, un’eternità, si attende il progetto esecutivo, perché nel frattempo bisognava bonificare l’area dalle tracce di amianto, un’operazione che sembra aver richiesto più del tempo necessario per sminare l’Ucraina. Prima della caduta della giunta la presentazione di questo progetto sembrava imminente, ora è un fotogramma bloccato, “in fase di redazione”, teoricamente entro la primavera di quest’anno. I lavori dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno per il collaudo previsto nel 2028. Ma qui il condizionale, visti i precedenti, è più che d’obbligo.
La piscina olimpionica di Iolo, ribattezzata lo Stadio dell’acqua, è la questione più spinosa perché siamo a marzo inoltrato e ancora la situazione non si è sbloccata. In particolare si attende il progetto esecutivo, rimasto impantanato per più di un anno. Lo scorso 21 gennaio il Comune ha autorizzato un aumento del compenso ai verificatori del progetto perché il raggruppamento temporaneo di consulenti (Inarcheck S.p.A. e No Gap Controls s.r.l.) a cui la Ferraro spa e la Ellemme spa (cioè le società che hanno vinto l’appalto) avevano affidato il compito ha ravvisato criticità da sistemare. Anche qui il progetto è “in fase di redazione”, ma il tempo ormai sembra scaduto perché teoricamente la piscina avrebbe dovuto essere pronta entro giugno, poi entro il 31 agosto e forse con una proroga entro la fine dell’anno. Ma c’è il fondato dubbio che entro la fine dell’anno potrebbe non partire nemmeno il cantiere, condizione minima per non perdere i fondi del Pnrr che in parte finanziano l’opera da 16,5 milioni di euro. Il commissario Sammartino nei mesi scorsi ha incontrato più volte i tecnici ed è andato anche a Roma per sbloccare la pratica, ma finora i risultati non si vedono e il tempo stringe.
Quanto alla riqualificazione dell’area del Fabbricone, in via Targetti, si tratta del progetto più recente, presentato “appena” tre anni fa, ma che rischia di subire la stessa sorte dei primi due. L'intervento prevede l’acquisto e la riqualificazione di aree e edifici attualmente di proprietà privata: il Teatro Fabbricone, il Fabbrichino e un'ampia parte della zona tra i teatri e il mercato nuovo, da destinare a parco pubblico. Il progetto è cofinanziato tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) 2021-2027 per 8 milioni di euro, mentre la quota a carico del Comune di Prato ammonta a 2 milioni di euro. Ma anche questo intervento ha bisogno di atti amministrativi che traducano in pratica quando è stato deciso nelle stanze dei progettisti e il limbo nel quale è finita Prato dal giugno dell’anno scorso non aiuta a velocizzare i tempi che erano da siesta sudamericana anche quando c’era una giunta nel pieno delle sue funzioni.
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