Previdenza
Furti a raffica nelle officine della Valdera: «Portati via attrezzi per centinaia di migliaia di euro» – L’allarme degli imprenditori
La disperazione dei proprietari: «La situazione è rimai insostenibile. In un momento economico già complesso il danno peggiore è ciò che accade dopo la rapina: il fermo di produzione»
PONTEDERA. «Entrano, prendono cassettiere intere di utensili, scappano e quando hanno finito il giro ritornano. Da noi hanno rubato oltre 100mila euro di attrezzi, siamo tutti disperati perché nonostante le denunce, con tanto di riprese delle telecamere, sono ancora a piede libero e non si fermano». È una vera e propria piaga quella che negli ultimi mesi sta colpendo decine di officine metalmeccaniche della Valdera e non solo, nel mirino dei ladri per l’alto valore degli utensili in metallo duro. Frese, punte per lavorare il ferro e attrezzature varie di precisione che le aziende hanno accumulato in anni e anni di sforzi, portate via in pochi minuti da chi poi rivende i pezzi a peso d’oro sul mercato nero, sfruttando i rincari dovuti al calo di produzione di tungsteno (componente principale degli utensili in metallo duro) dalla Cina.
Tante segnalazioni
Pontedera, sia a Gello che a La Bianca, Calcinaia, Casciana Terme-Lari, Bientina, ma anche Vicopisano e Buti, con segnalazioni anche in Lucchesia e Valdinievole: pochissime le aree artigianali e industriali rimaste immuni alle raffiche di furti degli ultimi mesi, con gli episodi più recenti avvenuti in questi giorni. «Ci sono officine che hanno subito due o addirittura tre furti a distanza di poche settimane, perdendo centinaia di migliaia di euro, coi prezzi attuali si parla di refurtive da gioielleria - racconta Natalino Monni della 2M Officina srl di Calcinaia, attiva soprattutto nella produzione di valvole per il settore medicale, una ventina di macchine a controllo numerico e 7 dipendenti -. Da noi hanno rubato una volta, da quel giorno ho iniziato a dormire qui e una notte hanno provato ad entrare di nuovo, sono scappati quando mi hanno sentito».
Il modus operandi
Tutti i casi sono accomunati più o meno dallo stesso schema. I ladri entrano a volto quasi sempre scoperto nelle officine chiuse, forzando cancelli e porte e se serve neutralizzando i sistemi d’allarme, prendono intere cassettiere di pezzi e poi spariscono. Con lo spargersi della voce all’interno del settore, i titolari delle officine derubate si sono messi in contatto creando anche un gruppo whatsapp, per lanciare un unico grido d’allarme che faccia più rumore possibile. Anche perché al momento le denunce non hanno arginato le razzie. In più stabilimenti le telecamere hanno ripreso gli intrusi all’opera e non è da escludere che ad agire siano sempre gli stessi autori, anche perché in corrispondenza di questi episodi si susseguono gli avvistamenti di una Citroen bianca sospetta. Fatto che «la situazione è rimai insostenibile - dicono in gruppo gli imprenditori e artigiani a capo delle aziende colpite tra Valdera e Lungomonte -. In un momento economico già complesso, trovarsi da un giorno all’altro spogliati di attrezzature specializzate significa perdere strumenti accumulati con anni di sacrifici e di lavoro. Il danno peggiore è ciò che accade dopo: il fermo di produzione. Bloccare l’attività significa non poter rispettare le consegne, allungare i tempi degli ordini e incrinare la reputazione costruita in decenni di serietà. Un singolo colpo può mettere in ginocchio un’attività sana e minacciare il posto di lavoro dei nostri dipendenti. È un danno a catena che colpisce l’intero tessuto sociale».
«Ci stiamo organizzando in rete»
Di fronte a questa emergenza, tuttavia, le aziende non hanno intenzione di restare a guardare. «A chi sta mettendo a segno questi colpi, ai ladri e ai loro mandanti, vogliamo mandare un messaggio chiaro: se pensate di aver trovato un territorio indifeso o rassegnato, vi sbagliate - continua la lettera del comitato spontaneo di imprese -. Ci stiamo organizzando in rete, facendo fronte comune, condividendo informazioni, presidi e sistemi di tutela coordinati. Per chi pensa di venire a saccheggiare il nostro lavoro, d’ora in avanti le cose diventeranno sempre più difficili e rischiose. Per proteggere il nostro lavoro, però, abbiamo bisogno che le amministrazioni comunali e le forze dell’ordine siano concretamente al nostro fianco. Non chiediamo assistenzialismo, ma di fare squadra: interventi su illuminazione, videosorveglianza e un presidio costante del territorio per blindare le aree industriali». «Noi continueremo a produrre e a proteggere con ogni mezzo ciò che abbiamo costruito - concludono i titolari delle officine - Ci aspettiamo che l’intera comunità faccia la propria parte per non lasciare solo chi crea lavoro e valore per tutti».
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